Decalogo della Società Letteraria secondo G. Pontiggia PDF Stampa E-mail

DECALOGO DELLA SOCIETA' LETTERARIA secondo G.Pontiggia

 

pontiggia-giuseppe

 

  1. Lo scrittore migliora con gli anni. Il paragone più frequente è il vino. Anche se pochi vini migliorano con il tempo. L'ascesa dello scrittore è invece inarrestabile e tocca il suo culmine con la decrepitezza e la morte. Lo scrittore morto è immortale.
  1. Lo scrittore malato è migliore di quello sano. C'è chi, in prossimità dei premi, si ammala. Si consigliano gambe vacillanti e sguardo febbrile, tra infermità e desiderio.
  1. Lo scrittore isolato è migliore degli altri. Ripeterlo, soprattutto per continuare a tenerlo nell'isolamento.
  1. Lo scrittore poco fecondo è migliore di quello prolifico. Chissà dove arriverebbe se non scrivesse mai.
  1. Non negare mai l'obolo all'esordiente. Aspettare, per pareggiare il conto, il secondo libro.
  1. «Non dare la precedenza ai più capaci». È un principio di Lao-tse sull'arte del governo. Può darsi che non lo si conosca, ma è certo che lo si pratica.
  1. Per aiutare una persona cara, parlare esclusivamente di valore. È anche più morale. Per annientare un concorrente non dire mai: «Lo detesto», ma spalancare le braccia: «Peccato che non sia più lui!».
  1. Per prevenire sdegni, indignarsi per primi. Disorienta sempre.
  1. Disprezzare il successo. Almeno quello degli altri.
  1. Giudicare i libri senza leggerli. Sembra una magia, mentre è solo una abitudine.

Giuseppe Pontiggia, Le sabbie immobili, Mondadori, 1991

 
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