I nove consigli di Gianni Roadri per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura PDF Stampa E-mail

I nove consigli di Rodari per insegnare ai ragazzi

a odiare la lettura

rodarii

 

"Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo" affermò il grande scrittore e pedagogista Gianni Rodari.

Ma oltre a spiegare quanto le letture siano importanti per i bambini, lo stesso autore, mettendosi dalla parte dei genitori, scrisse proprio per loro un articolo (sul "Giornale dei genitori") dal titolo "Nove modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura". Un vademecum che ha ormai quasi 50 anni ma che continua comunque a risultare prezioso e attuale.

Vediamo allora, punto per punto (andando a leggere insieme alle "regole" di Rodari, parte delle sue motivazioni), come insegnare ai ragazzi a odiare la lettura,

I. Presentare il libro come un'alternativa alla tv

"Leggi, invece di guardare la televisione". "Se non ti vedo leggere vendo la televisione". "Prendi i libri di scuola, invece di perdere tempo con quelle stupidate".

Sbagliatissimo, secondo Rodari, perché la tv - a giuste dosi - è da considerarsi un modo per facilitare la lettura, visto che "arricchisce il punto di vista, nutre il vocabolario, mette in circolo una quantità inverosimile d'informazioni, inserisce i nostri piccoli analfabeti in un circuito più vasto di quello familiare, che non sempre è vivificato dalle informazioni, dalla cultura, dalle idee". Dal punto di vista psicologico, prosegue Rodari, "non mi pare che negare un divertimento, un'occupazione piacevole (o sentita come tale, che è lo stesso) sia il modo ideale di farne amare un'altra: sarà piuttosto il modo di gettare su quest'altra un'ombra di fastidio e di castigo".

II. Presentare il libro come l'alternativa al fumetto

"Conosco ragazzi che leggono molto e coltivano, con la mano sinistra, anche l'orticello dei fumetti. Ciò vuol dire, secondo me, che non c'è rapporto di causa ed effetto tra la passione per i fumetti e l'assenza d'interesse per le buone letture".

III. Dire ai bambini di oggi che i bambini di una volta leggevano di piú.

"Non si può chiedere ai ragazzi di amare il passato, un passato che non è il loro: e quando si ottiene di far identificare i libri col passato altrui, come cosa che non fa parte della loro vita, ma che bisogna ficcarci dentro 'per far piacere a papà e mamma', s'è creato un motivo di più perché i ragazzi, appena possono, si tengano lontano dai libri".

IV. Ritenere che i bambini abbiano troppe distrazioni

"Mettersi da questo punto di vista è indispensabile per chi non voglia capire nulla dei bambini di oggi".

Dopo una disquisizione sull'organizzazione del tempo libero dei bambini italiani e sovietici Rodari conclude con queste parole: "Insomma, più distrazioni e più libri. È possibile? Non è possibile: è un fatto. E questo non dipende dal numero e dalla qualità delle distrazioni (ossia delle occupazioni più libere, e perciò più amate, e perciò più ricche di efficacia educativa). Dipende dal posto che il libro ha nella vita del paese, della società, della famiglia, della scuola".

V. Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura

"Accusato come il solo responsabile d'una situazione complessa, e ancor più complicata dalla crisi degli ideali educativi fino a ieri pacificamente accettati, il bambino reagisce come può: scappando in cortile a giocare, o nascondendo sotto il cuscino il suo caro albo a fumetti".

VI. Trasformare il libro in uno strumento di tortura

"Questo sistema, a dispetto del rinnovamento didattico e delle belle parole, trova intensa applicazione nelle scuole d'ogni ordine e grado. Gli esperti cominciano a servirsene fin dalla prima elementare, assegnando ai bambini per compito di copiare pagine su pagine del loro primo libro di lettura. In seconda al lavoro di copiatura (che per il bambino non ha il minimo senso e non una briciola di interesse) si può aggiungere il lavoro di divisione in sillabe. Sai che divertimento. Col tempo, arriva l'analisi grammaticale, poi fa il suo ingresso trionfale l'analisi logica".

VII. Rifiutarsi di leggere al bambino

"La voce della madre, del padre (e del maestro) ha una funzione insostituibile. Tutti obbediamo a questa legge, senza saperlo, quando raccontiamo una favola al bambino che ancora non sa leggere, creando, per mezzo della favola, quel 'lessico familiare' nel quale l'intimità, la confidenza, la comunione tra padri e figli s'esprimono in modo unico e irripetibile".

VIII. Non offrire una scelta sufficiente

"Noi non leggiamo il primo libro che ci capita per le mani. Ci piace scegliere. Raramente, invece, al bambino è offerta una scelta sufficiente. Gli regaliamo un libro di favole, lo mette da parte: ne concludiamo che non gli piacciono le favole, mentre può darsi che in quel periodo abbia semplicemente altri interessi. Ecco perché la bibliotechina, personale o collettiva, è indispensabile".

IX. Ordinare di leggere

Su quest'ultimo punto Rodari è inflessibile: il sistema di ordinare "È indubbiamente il piú efficace, se si vuole che i ragazzi imparino a odiare i libri. Sicuro al cento per cento. Facilissimo da applicare".

"L'amore per la lettura - conclude - non è una tecnica, è qualcosa assai di più interiore legato alla vita".

 
Valid XHTML & CSS | Template Design the science | Copyright © 2009 by officinewort