Raymond Chandler: dieci regole per scrivere il romanzo (giallo) perfetto PDF Stampa E-mail

Raymond Chandler: dieci regole per scrivere il romanzo (giallo) perfetto

 

Nel 1949, Ray­mond Chand­ler an­no­tava que­sti "Ap­punti sul noir", det­tando le dieci regole che il mae­stro del ge­nere con­si­de­rava fon­da­men­tali per scri­vere il ro­manzo perfetto.

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1. Il ro­manzo noir dev'essere mo­ti­vato in ma­niera credi­bile sia come si­tua­zione origi­nale, sia come rivelazione finale.

Il ro¬≠manzo noir dev'essere mo¬≠ti¬≠vato in ma¬≠niera cre¬≠di¬≠bile sia come si¬≠tua¬≠zione ori¬≠gi¬≠nale, sia come ri¬≠ve¬≠la¬≠zione fi¬≠nale. Deve es¬≠sere co¬≠sti¬≠tuito di azioni plau¬≠si¬≠bili com¬≠piute da gente plau¬≠si¬≠bile in cir¬≠co¬≠stanze plau¬≠si¬≠bili, te¬≠nendo pre¬≠sente che la plau¬≠si¬≠bi¬≠lit√† √®¬†in larga parte gene¬≠rata dallo stile. Que¬≠sto mette al ri¬≠paro da quasi tutti i¬†fi¬≠nali ar¬≠ti¬≠fi¬≠ciosi e¬†dalle sto¬≠rie cosid¬≠dette ¬ęa cir¬≠cuito chiuso¬Ľ, nelle quali il per¬≠so¬≠nag¬≠gio meno pro¬≠ba¬≠bile √®¬†ca¬≠lato di peso nel ruolo del cri¬≠mi¬≠nale senza per√≤ con¬≠vin¬≠cere nessuno.

Mette an¬≠che al ri¬≠paro dalle ela¬≠bo¬≠rate mise-en-sc√®n√© come quella, per esem¬≠pio, di ¬ęAssassi¬≠nio sull'Orient Ex¬≠press¬Ľ di Aga¬≠tha Chri¬≠stie, in cui l'intera am¬≠bien¬≠ta¬≠zione del delitto pro¬≠duce una se¬≠rie di eventi cos√¨ in¬≠con¬≠grui che nes¬≠suno ci crede davvero.

2. La sto­ria noir dev'essere tec­ni­ca­mente so­lida per quanto at­tiene ai me­todi di omici­dio e di investigazione.

La sto­ria noir dev'essere tec­ni­ca­mente so­lida per quanto at­tiene ai me­todi di omi­ci­dio e di in­ve­sti­ga­zione. Niente ve­leni fan­ta­siosi o ef­fetti indesiderati quali morte per dosi sbagliate ecc. Niente si­len­zia­tori alle pi­stole (di so­lito non fun­zio­nano, per­ché non c'è con­ti­nuità tra la ca­mera di scop­pio e la canna), niente ser­penti che si arrampicano sui cor­doni dei campanelli.

Se l'investigatore è un po­li­ziotto na­vi­gato deve com­por­tarsi come tale e avere le qua­lità men­tali e fi­si­che per far fronte al pro­prio la­voro. Se è un pri­vato o un di­let­tante deve saperne ab­ba­stanza su come fun­zio­nano le cose nella po­li­zia per non ren­dersi ri­di­colo. La sto­ria noir deve tra­sporre su carta il li­vello cul­tu­rale dei pro­pri lettori.

3. Deve es­sere rea­li­stica in fatto di per­so­naggi, atmosfera e ambientazioni.

Deve es¬≠sere rea¬≠li¬≠stica in fatto di per¬≠so¬≠naggi, at¬≠mo¬≠sfera e¬†am¬≠bien¬≠ta¬≠zioni. Deve par¬≠lare di gente vera in un mondo vero. Poi ov¬≠via¬≠mente nella sto¬≠ria noir c'√® an¬≠che l'elemento fantastico. Va ol¬≠tre il campo delle pro¬≠ba¬≠bi¬≠lit√† fon¬≠dendo in¬≠sieme spa¬≠zio e¬†tempo. Per¬≠ci√≤ pi√Ļ √®¬†esa¬≠ge¬≠rata la pre¬≠messa, pi√Ļ let¬≠te¬≠rale ed esatto dev'essere il processo che essa produce.

Dav­vero po­chi scrit­tori di noir hanno ta­lento nel de­li­neare i per­so­naggi, ma que­sto non signi­fica che quel ta­lento sia su­per­fluo. Un per­so­nag­gio può es­sere creato in vari modi: se­condo il me­todo sog­get­tivo, che pre­vede di en­trare nei pen­sieri e nelle emo­zioni del per­so­nag­gio; se­condo il me­todo og­get­tivo o dram­ma­tico, come a tea­tro, at­tra­verso l'aspetto, i com­por­ta­menti, i di­scorsi e le azioni del per­so­nag­gio; in­fine rac­con­tando la sto­ria del caso me­diante il si­stema che adesso è chia­mato documentaristico.

Quest'ultimo è par­ti­co­lar­mente cal­zante per il ge­nere di ro­manzo noir che vuole es­sere ade­rente ai fatti e non emo­tivo, come fosse un rap­porto ufficiale.

4. La sto­ria noir deve avere un va­lore di fondo, a parte l'elemento misterioso.

La sto­ria noir deve avere un va­lore di fondo, a parte l'elemento mi­ste­rioso. Quest'idea suo­nerà ri­vo­lu­zio­na­ria per al­cuni dei clas­si­ci­sti e pa­rec­chio spia­ce­vole per tutti gli scrittori di second'ordine. Mal­grado ciò, or­mai è affermata.

Tutti i noir fatti bene ven­gono ri­letti, spesso molte volte. Chia­ra­mente que­sto non accadrebbe se l'enigma fosse l'unico mo­tivo di in­te­resse per il let­tore. Il noir deve avere co­lore, slan­cio e deve es­sere graf­fiante. Ci vuole abi­lità com­po­si­tiva per com­pen­sare uno stile piatto, an­che se que­sto trucco è stato usato di tanto in tanto, so­prat­tutto in Inghilterra.

5. La strut­tura della sto­ria noir deve es­sere ab­ba­stanza sem­plice nella sua es­senza da po­ter es­sere spie­gata facilmente quando viene il momento.

La strut­tura della sto­ria noir deve es­sere ab­ba­stanza sem­plice nella sua es­senza da po­ter es­sere spie­gata fa­cil­mente quando viene il mo­mento. Il fi­nale ideale è quello in cui tutto si fa chiaro in una breve se­quenza di azioni. Idee così fe­lici sono rare e uno scrit­tore che rie­sce a con­cre­tiz­zarle an­che solo una volta è de­gno di lode.

La spie¬≠ga¬≠zione non deve es¬≠sere ve¬≠loce (a parte al ci¬≠nema) e¬†spesso non pu√≤ es¬≠serlo. La cosa im¬≠por¬≠tante √®¬†che deve es¬≠sere in¬≠te¬≠res¬≠sante, deve es¬≠sere qual¬≠cosa che il let¬≠tore √®¬†ansioso di sen¬≠tire, non una nuova sto¬≠ria con una nuova e¬†ir¬≠ri¬≠co¬≠no¬≠sci¬≠bile se¬≠rie di personaggi but¬≠tati den¬≠tro quasi a¬†vo¬≠ler giu¬≠sti¬≠fi¬≠care una trama che fa ac¬≠qua. Non c'√® niente di pi√Ļ dif¬≠fi¬≠cile da ge¬≠stire che lo scio¬≠gli¬≠mento di un enigma. Se dici ab¬≠ba¬≠stanza da acconten¬≠tare il let¬≠tore tonto, avrai di si¬≠curo detto ab¬≠ba¬≠stanza da ir¬≠ri¬≠tare quello intelligente.

E qui ar­ri­viamo a un di­lemma di base dello scri­vere noir, il fatto che un noir deve at­trarre solo una parte del pub­blico di let­tori e non può at­trarli tutti con le stesse tro­vate. Fin dai primi tempi dei ro­manzi a tri­plo in­trec­cio mai nes­sun tipo di nar­ra­tiva è stato letto da tanti ge­neri di­versi di persone.

I se¬≠mi¬≠let¬≠te¬≠rati non leg¬≠gono Flau¬≠bert e¬†gli in¬≠tel¬≠let¬≠tuali di norma non leg¬≠go¬≠no i mammozzoni con¬≠tem¬≠po¬≠ra¬≠nei e¬†gon¬≠fiati di sto¬≠ria spac¬≠ciati per ro¬≠manzi sto¬≠rici. Ma tutti leg¬≠gono un noir di tanto in tanto, e un nu¬≠mero sor¬≠pren¬≠dente di per¬≠sone non legge praticamente al¬≠tro. Ge¬≠stire la spie¬≠ga¬≠zione vis-√†-vis con que¬≠sto pub¬≠blico cos√¨ diversamente edu¬≠cato √®¬†un pro¬≠blema quasi ir¬≠ri¬≠sol¬≠vi¬≠bile. Se √®¬†pos¬≠si¬≠bile, a¬†parte per gli aficio¬≠na¬≠dos a¬†cui va bene tutto, la so¬≠lu¬≠zione mi¬≠gliore √®¬†quella di Hol¬≠ly¬≠wood: ¬ęNes¬≠suna spie¬≠ga¬≠zione se non a¬†caldo, e¬†dopo quella basta¬Ľ.

6. La so­lu­zione del mi­stero deve es­sere in grado di sfuggire al let­tore ra­gio­ne­vol­mente intelligente.

La so¬≠lu¬≠zione del mi¬≠stero deve es¬≠sere in grado di sfug¬≠gire al let¬≠tore ra¬≠gio¬≠ne¬≠vol¬≠mente intelli¬≠gente. Que¬≠sto, e¬†il pro¬≠blema dell'onest√†, sono i¬†due ele¬≠menti pi√Ļ scon¬≠cer¬≠tanti della let¬≠te¬≠ra¬≠tura noir. Al¬≠cuni tra i¬†mi¬≠gliori ro¬≠manzi noir non rie¬≠scono a¬†sfug¬≠gire fino in fondo a¬†un let¬≠tore in¬≠tel¬≠li¬≠gente (quelli di Au¬≠stin Free¬≠man ad esem¬≠pio). Ma un conto √®¬†in¬≠tuire chi √®¬†il col¬≠pe¬≠vole e¬†ben al¬≠tro √®¬†es¬≠sere in grado di giu¬≠sti¬≠fi¬≠care que¬≠sta in¬≠tui¬≠zione col ragionamento.

Dal mo¬≠mento che ci sono vari tipi di menti fra i¬†let¬≠tori ce n√© sa¬≠ranno al¬≠cuni che indovineranno una so¬≠lu¬≠zione na¬≠sco¬≠sta con in¬≠tel¬≠li¬≠genza e¬†al¬≠tri che ver¬≠ranno fre¬≠gati dalla trama pi√Ļ sem¬≠plice. Ma in¬≠gan¬≠nare fino in fondo un vero ap¬≠pas¬≠sio¬≠nato di let¬≠te¬≠ra¬≠tura noir non √®¬†ne¬≠ces¬≠sa¬≠rio e¬†nem¬≠meno au¬≠spi¬≠ca¬≠bile. Un mi¬≠stero in¬≠tuito per met√† √®¬†pi√Ļ coin¬≠vol¬≠gente di uno in cui il let¬≠tore pro¬≠cede to¬≠tal¬≠mente al buio. Aver pe¬≠ne¬≠trato al¬≠meno un po' la neb¬≠bia del mi¬≠stero ac¬≠cre¬≠sce l'autostima del let¬≠tore. L'essenziale √®¬†che alla fine ri¬≠manga un po' di neb¬≠bia che lo scrit¬≠tore possa sof¬≠fiare¬†via.

7. La so­lu­zione, una volta ri­ve­lata, deve sem­brare l'unica possibile.

La so­lu­zione, una volta ri­ve­lata, deve sem­brare l'unica pos­si­bile. Al­meno la metà dei romanzi noir che ven­gono pub­bli­cati vio­lano que­sta regola.

8. Il ro­manzo noir non deve pro­vare a dare tutto e subito.

Il ro­manzo noir non deve pro­vare a dare tutto e su­bito. Se si tratta di un mi­stero che ha luogo in un'atmosfera men­tale fredda, non può es­sere an­che una sto­ria di vio­lenza o di sen­ti­menti esasperati.

Il ter­rore di­strugge il ra­gio­na­mento lo­gico. Se la sto­ria esplora le com­plesse sol­le­ci­ta­zioni psi­co­lo­gi­che che spin­gono una per­sona a com­met­tere un omi­ci­dio, non può an­che contenere l'analisi obiet­tiva dell'investigatore esperto. L'investigatore non può es­sere l'eroe e la mi­nac­cia allo stesso tempo, così come l'assassino non può es­sere una vit­tima tor­men­tata dalle cir­co­stanze e con­tem­po­ra­nea­mente an­che il mal­va­gio senza pietà.

9. Nel ro­manzo noir il cri­mi­nale deve es­sere pu­nito, in un modo o nell'altro, e non ne­ces­sa­ria­mente in tribunale.

Nel ro¬≠manzo noir il cri¬≠mi¬≠nale deve es¬≠sere pu¬≠nito, in un modo o¬†nell'altro, e¬†non necessaria¬≠mente in tri¬≠bu¬≠nale. Con¬≠tra¬≠ria¬≠mente a¬†quanto si pensa ci√≤ non ha niente a¬†che fare con il mo¬≠ra¬≠li¬≠smo. √ą parte della lo¬≠gica del ge¬≠nere let¬≠te¬≠ra¬≠rio. Senza que¬≠sto la sto¬≠ria √®¬†come un ac¬≠cordo mu¬≠si¬≠cale che re¬≠sta in¬≠com¬≠piuto. La¬≠scia un senso di irritazione.

10. Il noir deve es­sere ra­gio­ne­vol­mente one­sto verso il lettore.

Il noir deve es­sere ra­gio­ne­vol­mente one­sto verso il let­tore. Il pro­po­sito è sem­pre que­sto, ma le sue im­pli­ca­zioni ra­ra­mente ven­gono ca­pite fino in fondo.

Che si¬≠gni¬≠fica es¬≠sere one¬≠sti in que¬≠sto caso? Non ba¬≠sta di¬≠chia¬≠rare i¬†fatti. I¬†fatti de¬≠vono essere di¬≠chia¬≠rati in modo one¬≠sto e¬†de¬≠vono es¬≠sere tali da po¬≠terci ra¬≠gio¬≠nare so¬≠pra. Non solo gli in¬≠dizi non de¬≠vono es¬≠sere te¬≠nuti na¬≠sco¬≠sti al let¬≠tore (i pi√Ļ im¬≠por¬≠tanti come i¬†meno), ma non de¬≠vono nem¬≠meno es¬≠sere de¬≠for¬≠mati da un'enfasi fuor¬≠viante. I¬†fatti ir¬≠ri¬≠le¬≠vanti non vanno pre¬≠sen¬≠tati in modo tale da farli sem¬≠brare eccezionali.

A un certo punto della nar¬≠ra¬≠zione il let¬≠tore deve es¬≠sere in grado, se √®¬†ab¬≠ba¬≠stanza perspicace, di chiu¬≠dere il li¬≠bro e¬†in¬≠tuire quale sar√† l'essenza del fi¬≠nale. Ma que¬≠sto comporta ben pi√Ļ del sem¬≠plice con¬≠trollo sui fatti. Com¬≠porta il fatto che la sto¬≠ria deve met¬≠tere il let¬≠tore or¬≠di¬≠na¬≠rio in grado di trarre le giu¬≠ste con¬≠clu¬≠sioni. Non si pu√≤ pre¬≠ten¬≠dere che il let¬≠tore sia do¬≠tato di una rara eru¬≠di¬≠zione n√© di una me¬≠mo¬≠ria ab¬≠norme per det¬≠ta¬≠gli minimi. Per¬≠ch√© se si ri¬≠chie¬≠desse que¬≠sto il let¬≠tore non avrebbe gli stru¬≠menti per ca¬≠pire la so¬≠lu¬≠zione, sem¬≠pli¬≠ce¬≠mente la ri¬≠ce¬≠ve¬≠rebbe im¬≠pac¬≠chet¬≠tata senza po¬≠terla aprire.

Im­mer­gere l'indizio-chiave in una poz­zan­ghera di pa­role è un trucco ac­cet­ta­bile a patto che l'andamento della sto­ria ab­bia creato ab­ba­stanza ten­sione da met­tere ben in guar­dia il let­tore. A que­sto punto sem­bra evi­dente che il pro­blema della di­so­ne­stà è una que­stione di in­ten­zione e di en­fasi. Il let­tore si aspetta di ve­nire fre­gato, ma non certo da un'inezia. Si aspetta di frain­ten­dere un in­di­zio, ma non per­ché non è un esperto di chi­mica, geologia, bio­lo­gia, pa­to­lo­gia, me­tal­lur­gia e un'altra doz­zina di scienze allo stesso tempo. Si aspetta di di­men­ti­care qual­che det­ta­glio che suc­ces­si­va­mente si ri­ve­lerà im­por­tante, ma non se il prezzo da pa­gare è do­versi ri­cor­dare mille cose inu­tili che non hanno importanza. E se la prova re­gina si basa su co­no­scenze scien­ti­fi­che, il let­tore si aspetta che la sco­perta del col­pe­vole sia pur sem­pre alla por­tata di una nor­male mente at­tenta, anche se per eli­mi­narlo oc­corre uno specialista.

Al­cuni truc­chi ri­sul­tano of­fen­sivi per­ché sono sfac­ciati, e an­che per­ché tolti quelli non resta al­tro. Ar­riva sem­pre un mo­mento in cui l'investigatore è giunto alle sue con­clu­sioni e non né in­forma il let­tore, quando smette (e molte vec­chie volpi del me­stiere se né accor­gono su­bito) di colpo di pen­sare ad alta voce e con gen­ti­lezza chiude la porta della sua mente in fac­cia al lettore.

Ai tempi in cui il pub¬≠blico era an¬≠cora in¬≠no¬≠cente e¬†bi¬≠so¬≠gnava pren¬≠derlo a¬†pe¬≠sci in fac¬≠cia per¬≠ch√© si ren¬≠desse conto che c'era qual¬≠cosa che non tor¬≠nava, l'investigatore era so¬≠lito dire: ¬ęBene, ci sono i¬†fatti. Se li guar¬≠date con mi¬≠nu¬≠ziosa at¬≠ten¬≠zione sono certo che troverete molti modi di spie¬≠gare que¬≠sti strani eventi¬Ľ. Al giorno d'oggi viene fatto con meno sfog¬≠gio, ma l'effetto di una porta che si chiude ri¬≠mane in¬≠tatto. Per fi¬≠nire bisognerebbe ag¬≠giun¬≠gere che il pro¬≠blema del gioco pu¬≠lito in un noir √®¬†pu¬≠ra¬≠mente professio¬≠nale e¬†ar¬≠ti¬≠stico e¬†non ha nulla a¬†che ve¬≠dere con la moralit√†.

Il punto √®¬†se il let¬≠tore viene fuor¬≠viato en¬≠tro i¬†li¬≠miti delle re¬≠gole del gioco, o¬†se viene colpito sotto la cin¬≠tura. La per¬≠fe¬≠zione √®¬†im¬≠pos¬≠si¬≠bile. La to¬≠tale fran¬≠chezza di¬≠strug¬≠ge¬≠rebbe il noir. Mi¬≠gliore √®¬†lo scrit¬≠tore, pi√Ļ avanti si po¬≠tr√† spin¬≠gere con la ve¬≠rit√† e¬†pi√Ļ astu¬≠ta¬≠mente po¬≠tr√† ma¬≠sche¬≠rare ci√≤ che non pu√≤ es¬≠sere detto. E¬†non solo que¬≠sto gioco di abi¬≠lit√† non prevede re¬≠gole mo¬≠rali, ma le re¬≠gole da se¬≠guire cam¬≠biano con¬≠ti¬≠nua¬≠mente. De¬≠vono farlo. Pi√Ļ pas¬≠sano gli anni pi√Ļ il let¬≠tore si fa accorto.

Può es­sere che ai tempi di Sher­lock Hol­mes se il mag­gior­domo si ag­gi­rava fur­ti­va­mente fuori dalla fi­ne­stra della bi­blio­teca con uno scialle in te­sta di­ven­tava un so­spet­tato. Oggi il corso delle cose lo eli­mi­ne­rebbe istan­ta­nea­mente da ogni so­spetto. Non solo per­ché il let­tore di oggi si ri­fiuta di con­si­de­rare un tale fuoco fa­tuo come un det­ta­glio ri­le­vante, ma per­ché egli è co­stan­te­mente all'erta per co­gliere gli sforzi dell'autore a far vol­gere la sua at­ten­zione verso le cose sba­gliate e a di­sto­glierla da quelle giu­ste. Tutto ciò che passa in se­condo piano è so­spetto, ogni per­so­nag­gio che non è tra i so­spet­tati è so­spetto e quello che fa ar­ric­ciare i baffi all'investigatore e lo rende se­rio in volto è con­si­de­rato senza impor­tanza, dal let­tore attento.

Spesso allo scrit­tore di noir sem­bra che l'unico me­todo ra­gio­ne­vol­mente one­sto ed efficace per fre­gare il let­tore ri­manga far­gli al­le­nare la mente sul pro­blema sba­gliato, per così dire, per met­terlo in grado di ri­sol­vere un mi­stero (dal mo­mento che è quasi si­curo di ri­sol­vere qual­cosa) che lo di­rot­terà su una strada la­te­rale, per­ché ri­guarda solo tangenzialmente il pro­blema cen­trale. E an­che per que­sto bi­so­gna ba­rare, di tanto in tanto.

[Fonte e co­py­right Ray­mond Chand­ler Li­mi­ted. All rights re­ser­ved. Tra­du­zione di S. Veronesi]

 

 
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