Guglielmo Pispisa PDF Stampa E-mail

Guglielmo Pispisa

Guglielmo Pispisa vive e lavora a Messina dove è nato nel 1971. Fa parte di "Kaizen", un ensemble narrativo impegnato in diverse collaborazioni con autori come i Wu Ming e Valerio Evangelisti (progetti di scrittura collettiva open source di cui si può trovare un approfondimento sui siti web www.kaizenlab.it e www.xaiel.it/ scripta).

Guglielmo ci ha fatto visita, ed insieme abbiamo parlato del suo ultimo libro:

La terza metà.

Ecco l'articolo sull'incontro:

Il guaito elettronico dell'allarme rompe il silenzio barocco della sala delle stagioni. La cabina dell'ascensore è immobile nello spazio fra la terra e il primo piano, fra due universi paralleli, come una bara lucente di acciaio e vetro sepolta nel buio di mattoni vecchi di secoli. I due si scambiano uno sguardo. Nelle loro menti, sincrono, il medesimo pensiero, lo stesso nome: Double Face, l'arcinemico!.

La giovane donna che è con loro trema, le pupille dilatate dal terrore. Jadel Scott Andreetto la rassicura mentre Guglielmo Wayne Pispisa la stringe a sé.

"Non saranno i marmi di questo palazzo a farci da pietra tombale, non avere paura, ma giurami che nessuno saprà mai quello che vedrai fra poco."

Una lacrima di mascara blu le riga la guancia, mentre con voce tremula sussurra: "Ti prego, Bruce..."

Le camicie indossate da Alan Jadel Scott e Bruce Guglielmo Wayne cadono sul pavimento grigio della cabina. Le immagini di Batman e Lanterna Verde si riflettono ora nell'acciaio lucido delle pareti.

Un lampo verde scoperchia la cabina, mentre la batfune sibilando come un lungo serpente vola in alto verso il pesante contrappeso in ghisa.

La grande porta della sala, piena del brusio nervoso del pubblico in attesa dei due scrittori, si spalanca. Gli sguardi scivolano verso il fondo. Un silenzio di ghiaccio cristallizza le voci, mentre Batman e Lanterna Verde fanno il loro ingresso trionfale seguiti dalla giovane donna.

I due supereroi dei Kai Zen, Guglielmo Pispisa e Jadel Andreetto, con indosso le loro splendide magliette da Batman e Lanterna Verde (l'atmosfera era torrida nella Sala delle Stagioni), si siedono di fronte al pubblico e iniziamo a parlare della "Terza metà" ultimo romanzo scritto da Guglielmo "in solitaria".

Basta leggere l'incipit del romanzo, per rimanere catturati dalla macchina narrativa messa in atto da Pispisa. Continuare a leggere diventa una necessità e non soltanto per capire come sia possibile il verificarsi dell'innaturale premessa da cui la storia prende l'avvio. Quello che tiene il lettore attaccato alla pagina è, forse ancor più della narrazione degli eventi, il modo in cui Guglielmo usa la le parole), piegandole e adattandole alle sue necessità espressive. La sua prosa è scarna, quasi essenziale, ma tutt'altro che povera, Le sue parole hanno spessore, colore, sono tessere di un mosaico sapientemente collocate per dare la percezione di un'immagine nel suo complesso.

Il romanzo si snoda parallelo su due piani temporali: gli anni '70, e l'oggi, in cui la cui onda lunga della cosiddetta "strategia della tensione" increspa ancora la vita politica e gli animi nascosti delle persone. Pispisa mette in risalto un estremismo politico e ideologico, molto spesso fine a se stesso, come se il focus fosse nell'estremismo stesso e l'ideologia politica semplicemente il campo di gioco. Non esistono i buoni né i cattivi. Tutti sono corruttibili, corrotti o corruttori, tutti figli di un ideale di comodo che giustifica le scelte contingenti del momento.

La "prima metà" del romanzo è Hiero. Agente dei servizi, infiltrato negli ambienti dell'eversione. Hiero, figlio di un terrorista, la cui morte rimane un mistero e di una madre che sa riciclarsi da rivoluzionaria a new ager, pur di essere all'interno di un movimento ideologico che le tracci la strada liberando dalla consapevolezza del dover fare delle scelte.

Nella "seconda metà" il "magister", clochard ai margini non solo della società ma soprattutto della realtà, accompagnato da amici immaginari veri e reali quanto le pietre dei lungo Senna . Racconta la sua storia, apparentemente avulsa da ogni contesto, che finisce per intrecciarsi sempre più strettamente con la prima metà, fino quasi a chiarire ogni dubbio.

Ma nella "terza metà" nulla è come sembra e come in un gigantesco e perfetto trompe d'oeil, quella che sembrava l'ovvia strada maestra verso cui il lettore ormai crede di poter procedere spedito, si rivela essere un muro. La strada non è quella, è chiusa, va cercata altrove.

In un clima conviviale da serata fra amici, Guglielmo si racconta e racconta il suo lavoro.

Il romanzo è nato dalla voglia di raccontare due situazioni: quella di un uomo che assiste al suo funerale, e quella di un clochard parigino che vive trasportando il suo mondo in un sacchetto di plastica. Due situazioni apparentemente distanti, che catalizzate dalla creatività dell'autore hanno trovato una via comune, in un unico sviluppo narrativo. E' stato interessante ascoltare da Guglielmo i passi che hanno portato alla stesura del romanzo. Le sue considerazioni su come inserire e gestire i vari flash back presenti nella narrazione e sugli elementi caratterizzanti dei singoli personaggi.

Più volte Guglielmo (con Jadel Andreetto a tenergli ottima compagnia) si è lasciato trascinare dalle domande verso percorsi non strettamente attinenti al romanzo oggetto della presentazione, ma più genericamente allo scrivere, in tutti i suoi aspetti, anche tecnici, dimostrando una grande disponibilità nel condividere le sue esperienze e il suo modo di lavorare. Alla fine quella che ne è venuta fuori è stata una interessantissima lezione di scrittura di cui il pubblico ha potuto fruire, non in modo accademico, ma partecipativo e interattivo.

La "Terza metà" è un libro da leggere assolutamente e Guglielmo Pispisa uno scrittore da tenere assolutamente sott'occhio.

Giorgio Ottaviani per Colonne d'Ercole

 
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