Capitolo III di Ida Ferrari PDF Stampa E-mail

Capitolo III di Ida Ferrari

Clic.

Il rumore dello scatto arriva a Gargiulo alcuni millesimi di secondo in ritardo.

Troppi.

Coliandro si sta già volatilizzando alla velocità della luce.

Ammanettato al volante, la chiave sul sedile dietro, Gargiulo ha la bocca aperta dallo stupore mentre Coliandro corre tra croci e tombe come in un macabro quattrocento a ostacoli.

Lo vede e non lo vede più e ancora riappare mentre s'infila nell'altra uscita del cimitero.

L'ha fregato così, approfittando della sua trance davanti a quell'inizio di discorso, illudendolo di far parte del rischio, e invece adesso neanche riesce ad arrivare alla chiave, e starà lì per ore, tanto a chi gliene importa di lui. E arriverà notte. Solo e a due passi da tutte quelle anime e magari, quella stessa notte, toccherà anche a lui diventare una di loro.

"Coliandrooo... " urla disperato.

 

A Coliandro gli è dispiaciuto per Gargiulo, ma si sa, prima a me e poi a te. E mica può raccontargli la sua idea, che poi lui si fa intimorire e riferisce tutto quanto al capo.

Non può correre il rischio di altre manette e fuori dal caso per sempre.

Però se lo immagina morto di paura, verso l'imbrunire. Va be', farà una telefonata anonima in questura, qualcuno andrà a liberarlo. Prima o poi.

Non adesso però.

Adesso ha qualcosa di importante da fare. Sulla faccenda pericolosa è stato sincero.

 

Corre che i polmoni quasi gli scoppiano. Ce la può fare.

Arriva alla questura, rallenta, entra di soppiatto e sale sperando che nessuno, ma proprio nessuno faccia caso a lui.

Sui gradoni incontra una giornalista di Telecentro che è il massimo della sfiga perché quella è una che non molla e anche sua madre si venderebbe per uno scoop.

C'ha al seguito uno con la telecamera cui fa segno di riprendere proprio lui.

"Agente, sembra ormai certo, Lucarelli è stato avvelenato, quali sono gli ultimi sviluppi?"

"Avvelenato?  Be' se così si può chiamare un'intossicazione letale da cozze...".

"Come dice, scusi?"

"Eh... già.... una partita avariata. Ed era pure allergico."

"Alle cozze?"

"Pare di sì.  E' una cosa terribile, mica è morto in due minuti, ce ne ha messo ehhh...".

"No, guardi, il medico ha parlato di tetradotossina, un veleno potente."

"Contenuto nelle cozze, quelle avariate, ovvio. "

La giornalista fa cenno al cameraman di spegnere.

"Senta agente, lei mi sta facendo fessa. Io non ho tempo da perdere. Stavo giusto salendo dal commissario, mi sta aspettando per un'intervista. Non mi farò nessun riguardo a dirgli che lei fornisce notizie false su questo caso che, oltretutto, è di interesse nazionale."

"Sovrintendente, tanto per precisare. Comunque lei crede che il commissario le racconterà tutto per filo e per segno? Non le ha insegnato niente la sua professione? De Luca le dirà spiacente non abbiamo ancora nessun elemento certo. Lo conosco, ci mette quindici secondi a liquidarla. A meno che..."

Coliandro fa una pausa a effetto. La giornalista lo guarda, ha un'espressione da cozza, cosa che l'ha parecchio ispirato nel racconto.

"A meno che?" lo incita.

"A meno che lei voglia davvero uno scoop di quelli che faranno invidia al Tiggi nazionale."

La giornalista  lo guarda sospettosa, ma si vede che ha già la bava alla bocca.

"Lei adesso se ne va e io le prometto che appena ho notizie precise la chiamo così che sarà la prima."

"Ho la vaga impressione che lei stia bluffando. Inoltre l'emittente ha bisogno di notizie immediate. Quindi io vado dal commissario."

"Va be' allora le notizie fresche le darò a quell'altra, quella di Tele Bologna, e tu ti mordi le p... dita."

Passare al tu fa sempre un certo effetto.

"Mmm... che garanzie ho che farai sul serio?"

"Nessuna ma quell'altra, la biondina di Tele Bologna non avrà da lamentarsi se la chiamerò per darle qualche notizia in anteprima."

Coliandro Tele Bologna manco la guarda e non ha nemmeno idea che esista una biondina da quelle parti, l'ha sparata così, ma pare aver scatenato la reazione giusta.

"Va be', guarda, accetto. Però ti avviso, se entro domani non mi chiami, io corro dal commissario e gli racconto la storiella che ti sei inventato, ok?"

"Senti coz... cara giornalista, hai trovato quello sbagliato da ricattare. Ti ci porto io da De Luca, e di corsa anche. Poi vediamo chi c'ha ragione."

La giornalista ha le orbite che le escono e la faccia rossa, ma si trattiene. Fa apparire un biglietto da visita e lo mette in mano a Coliandro. Gira i tacchi seguita da Cameraman il muto e dopo quattro gradini si gira e gli urla:

"Entro domani...agente!"

Coliandro aspetta che esca, poi fa un cubetto con il biglietto da visita, chiude a cerchio pollice e indice e lo lancia il più lontano possibile.

Gli sale alla gola tutto un repertorio di professioni che, secondo lui, sarebbero molto più congeniali alla cronista, ma si trattiene perché deve restare lucido.

 

Arriva all'ufficio di De Luca. Deve accertarsi che sia lì o da qualche altra parte della questura. Non che gli debba parlare, anzi. Semplicemente la sua presenza in zona  gli darebbe via libera per una visitina in un altro luogo. Il passo seguente, forse decisivo.

C'è. Nel suo ufficio. Questa volta la fortuna gli ha messo una mano sulla spalla, la porta infatti è socchiusa, c'è uno spiraglio dal quale riesce a vederlo alla scrivania. C'è anche la Negro. Seduta sul ripiano, chinata in avanti, i due parlano fitto.

"Questa non me l'aspettavo," pensa. "Minchia, chissà cos'hanno da dirsi."

Grazia Negro seduta sulla scrivania del capo. Quasi non ci crede. Proprio lei che è sempre quella professionale, un passo avanti a tutte.  Mica che sia geloso, neanche è il suo tipo. Proprio non riesce a capire perché il suo cuore abbia fatto un salterello alla vista di quei due.

Si allontana, scende i gradini larghi, esce dalla questura guardando dritto e neanche contraccambia il saluto di un paio di agenti.

 

Non ci può andare a piedi là, in quella che è  la sua destinazione. E allora prende il taxi.

Venti minuti perché la casa è in periferia.

Quando scende se la trova di fronte.

C'è già stato una volta lì, ma certo, questa è la prima che deve entrarci scassinando la serratura.

La casa è una villetta in un quartiere di villette popolari, all'origine tutte uguali. Ma non c'è possibilità che il paesaggio risulti monotono perché i proprietari hanno abbondato nel gusto personale, e ormai non ce n'è una uguale all'altra. Solo quella lì sembra aver mantenuto la sembianza originale. Niente opera architettonica aggiuntiva tipo mansarda o doppio garage, niente tinteggiatura blu elettrico o persiane giallo limone, neanche una siepe creativa o nani di gesso in giardino.  La villetta è di un giallino sbiadito, le persiane sono verde pisello e il giardinetto ha l'erba in tinta con la casa.

D'altronde il commissario De Luca non ha tempo per la manutenzione né la passione delle innaffiature serali. Lui è un uomo di altri tempi.

 

Coliandro gira dietro la casa, dove c'è la porta del garage. Un paio di gatti dorme sull'erba secca. Al rumore dei passi di Coliandro i due rizzano le orecchie, aprono gli occhi e restano vigili, ma non si muovono. Poco distante un paio di bottiglie di plastica riempite d'acqua.

De Luca gli aveva detto che non si sa per quale strana alchimia, un paio di bottiglie di plastica trasparente con dell'acqua dentro, tiene lontano i gatti dal giardino.  E' un metodo infallibile, aveva dichiarato.

"Minchia, quanto è infallibile," dice tra sé. I gatti sembrano due statue.

Fruga in tasca, prende un piccolo cacciavite, si mette a trafficare con la serratura del garage. Dopo dieci minuti e un elenco da scaricatore portuale teso, decide che c'è una sola via per aprire quella cazzo di  porta.

I gatti lo guardano rilassati.

Toglie dalla fondina la pistola, ma realizza che lo sparo gli farebbe arrivare molti colleghi all'istante, e non per dargli una mano. Non è una grande idea... a meno che...

Non l'ha mai sperimentato né ha mai visto qualcuno farlo, però Gargiulo una volta gli ha detto che funziona. Una bottiglia di plastica sulla canna della pistola e il rumore viene del tutto assorbito.

Coliandro prende una delle bottiglie, la svuota, ci infila la canna della Beretta, sfila del nastro adesivo dalla tasca ringraziando il momento in cui ce l'ha messo, prelevandolo dalla  cassetta degli attrezzi di casa sua insieme al cacciavite. E non sa nemmeno perché l'ha fatto. Fa parecchi giri di nastro intorno al collo per bloccare la bottiglia.

Punta la pistola.

"Gargiù, giuro che se non funziona t'ammazzo," mormora.

Chiude gli occhi e preme il grilletto.

Uno stenk metallico gli arriva alle orecchie, così come il miagolio terrorizzato dei due gatti che si infilano nella siepe alta alle loro spalle. Nessun rumore da sparo.

Apre gli occhi, la maniglia del garage è per terra, al suo posto un foro.

"Grande Gargiulo!" sussurra e ci accompagna due saltelli di soddisfazione.

Si gira, dei gatti nessuna traccia.

"Ecco il vero metodo infallibile, De Luca," dice tra sé, dando un calcio a ciò che resta della bottiglia di plastica.

 

Entra nel garage che porta direttamente al resto della casa.

Lì dentro c'era stato neanche un mese prima, quando De Luca aveva invitato una decina di collaboratori per festeggiare un caso risolto, brutto affare di prostituzione. Aveva cucinato con le sue mani un maialino da latte, ricetta sarda. Si erano messi a tavola, ma mancava una sedia e Coliandro era andato a prenderla nello studio del commissario.

 

Adesso è lì proprio per questo. Cioè, non per la sedia, ma per quello che ci aveva trovato sopra.

Se lo ricorda come fosse ieri. Tutti quei fogli  stampati, ma non rilegati  che aveva spostato e che gli erano caduti per terra. Giusto per non fare la solita figura dell'imbranato, li aveva risistemati per bene, rispettando il numero di pagina.

E allora l'occhio era caduto su alcune frasi del tipo: De Luca non si rende conto dello stadio della malattia, la percezione della realtà è sempre più confusa.  Oppure Il commissario De Luca sperimenta vari tipi di veleno testandone l'effetto su cavie. E ancora Il suo stato mentale è fortemente condizionato da una degenerazione progressiva.

Queste cose Coliandro le aveva lette e, in un primo momento, si era come paralizzato. Poi aveva notato che non erano referti medici, ma fantasie dello scrittore perché sulla prima pagina, in alto, c'era scritto Carlo Lucarelli e in mezzo Bozze. Aveva tirato un sospiro di sollievo, però il maialino non l'aveva mangiato e neanche il contorno di patate, giusto per pignoleria.

 

Adesso è lì, nello studio, che cerca, perché i fogli non ci sono più e anche la sedia è sparita e sulla scrivania non c'è nessun caos di carte. Fa per aprire il cassetto, ma è chiuso a chiave.

Impreca come suo solito, prende di nuovo il cacciavite e questa volta,  dopo quattro tentativi e altrettanti minchia  il cassetto scivola sulle guide.

Intravede dei fogli, che da bianchi diventano subito neri, comparsi di lampi,  in contemporanea a un rumore secco e un dolore alla testa che neanche quella volta con il motorino contro il muro.

Poi, subito, né lampi né dolore. Solo un nero, beato oblio.

 

Ida Ferrari è nata e vive a Brescia. Bancaria con il pallino della scrittura, ha frequentato per due anni un corso di scrittura creativa alla Holden di Torino. Ha al suo attivo sette racconti su riviste femminili a diffusione nazionale (Donna - Madre),  un racconto finalista al concorso nazionale "Voci di donne" e un altro pubblicato nell'antologia Natale in Noir. Non è nuova a esperimenti di scrittura collettiva: suo è il II cap. del romanzo TRIBU' per Coloradonoir. Dovrebbe (il condizionale è ancora d'obbligo) pubblicare un suo romanzo giallo e ne ha in stesura un altro. Ha collaborato con la rivista Economy (Mondadori) e collabora saltuariamente con il portale Blogosfere cultura e l'Angolonero.

 
Valid XHTML & CSS | Template Design the science | Copyright © 2009 by officinewort