Ivo vaga a notte fonda, da solo, in auto, alla ricerca di un po' di felicità . Che non sta, come per molti al volante a quell'ora, a metà strada fra un viso dal trucco volgare e un paio di tacchi improbabili, in vendita per cinquanta euro in qualche viale di periferia. No, a procurargli una gioia segreta sono le scritte che appaiono all'improvviso sui muri illuminati dai fari dell'auto, mentre percorre l'A1. Brevi frasi che nel vuoto della sua solitudine si trasmutano in incipit d'infinite storie possibili: Qui ho baciato Gretel, Polizia Assassina, Anna Crepa.
È un grande vortice narrativo quello in cui ci trascina Maria Silvia Avanzato in questo libro dalle dimensioni volutamente ridotte, pensato apposta per i distributori automatici situati in luoghi in cui la gente è solo di passaggio, come la metropolitana capitolina. Un vortice fatto di parole dense, <L'atrio di casa mia odora di polvere, uno zerbino stinto sta obliquo in mezzo al corridoio, tutte le porte chiuse, sverniciate: ogni stanza è un occhio stanco e le porte calano come palpebre sanguinanti sui segreti delle pupille>, come suo solito, un gorgo di emozioni che nei giri concentrici sempre più stretti annulla a poco a poco le distanze fra la pagina e il lettore. Come dovrebbe sempre fare un buon libro.
Discostandosi dal filone alla Simenon, quello del giallo fine a se stesso, ha preferito sporcare la propria narrazione per raccontare la realtà nella sua forma più cruda e spietata, passando da una letteratura di semplice intrattenimento a una che non si vergognava di gridare la propria rabbia e disperazione nel tentativo di risvegliare la coscienza del lettore.