"Marilyn" di Marco Ischia - Terzo Classificato Stampa

Marilyn di Marco Ischia

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Dov'è Marilyn?

É una domanda alla quale da tempo cerco una risposta.

La sua immagine a dimensione naturale è ogni volta un tuffo al cuore. Sono d'accordo, è sciocco soffermarsi su un'immagine, ma quando ho visto entrare quella ragazza, la sensazione che si trattasse di una sua reincarnazione s'è impadronita dei miei sensi e dei miei pensieri.

Come quale Marilyn?

Si, proprio lei, Norma Jeane Baker.

Mia madre è sempre stata innamorata di Audrey Hepburn, ma per me Marilyn non ha mai avuto rivali. La cosa strana è che ora che me la trovo di fronte in carne e ossa mi sembra sfuggente, come se le lenti dei miei occhiali si fossero fatte più spesse allontanandola dalla realtà. E invece è lì, vera, a pochi passi da me, un sorriso lieve appena malizioso, un portamento femminile fatto di gesti vacui e quel suo essere unica che la rende inconfondibile.

Il direttore di sala ha fatto accomodare lei e il suo accompagnatore a uno dei tavoli dove servo io. É la mia serata fortunata, lo sento, forse potrò parlarle, sebbene non sia una prerogativa dei camerieri del Ristorante Le Bistrot.

Parole, si ma quali? E così m'ingarbuglio la mente in pensieri contorti, in possibili parole, e in impossibili frasi. Ma per fortuna la voce dello chef mi conduce in uno stato di semiautomatismo che riesce a farmi servire ai tavoli. Mi muovo insolitamente lento ogni volta che passo accanto a lei. Ho cercato di carpirne il profumo, ma lo sformato di formaggio ricoperto di salsa di funghi porcini che porto in mano invade le mie narici rubandomi quell'attimo d'ebbrezza olfattiva. Mi sento sciocco, mia madre direbbe che lo sono, sciocco intendo, eppure non riesco a fare a meno di girarle attorno. Al momento di servire al suo tavolo torno impeccabile come sempre, il grembiule lungo e scarlatto mi dona una certa eleganza, o almeno mi è sempre piaciuto crederlo. Porgo il piatto sul tavolo, facendo un lieve inchino, forse solo un po' più accennato del solito, quel tanto da sporgermi sopra di lei lasciando che appaia come un gesto naturale, magari leggermente goffo, ma non troppo. Questa volta la pietanza che porto mi agevola, e l'aroma dell'insalata greca con annessi e connessi svanisce rivelando solo alcune gocce di Chanel n. 5. I pensieri inciampano, e mi ritraggo cercando di non incrociare lo sguardo del suo accompagnatore. Il resto del servizio è un misto d'inchini, passaggi lenti, sguardi furtivi. Per fortuna il mio ruolo giustifica la mia presenza, altrimenti passerei per un maniaco. In parte forse lo sono davvero, maniaco intendo, nel senso buono del termine però, non uno spostato mentale, non uno di quei fissati che hanno comportamenti deliranti. A ripensarci forse un po', ma riesco comunque a contenere gli effetti, a comprimerli dentro di me, dove danni più di tanto non ne possono fare.

La sala è servita, il mio tavolo prediletto è servito, e io ho bisogno di una pausa. Non ne faccio spesso, ma questa sera ho deciso di giocarmi il bonus e chiedere al mio collega di coprirmi per il tempo di una sigaretta. I titolari del locale lo sanno, e ci lasciano fare a patto che il vizio lo consumiamo sul retro, appena fuori dalla porta di servizio, lontano dalla vista degli avventori.

E così mi poggio all'angolo dell'edificio, la schiena sull'intonaco ruvido, la testa rivolta verso l'alto, come per far penetrare più a fondo il potere anestetico della nicotina. É al secondo sbuffo di fumo che rischio l'infarto, quando quella voce mi ha raggiunge improvvisa.

- Mi fa accendere?

Rimango intontito, non pronuncio una sola parola, solo un gesto meccanico, la rotella abrasiva che gira sotto la pressione del pollice e una flebile fiamma che scompare aspirata dalla sua bocca. Ora non ho dubbi, sono un maniaco spostato, magari non pericoloso, ma di sicuro non sono normale.

- Grazie.

E io ancora muto. Non l'avevo vista uscire, non l'avevo sentita arrivare, e allo stesso modo non la vedo scomparire.

Quando rientro in sala lei é di nuovo seduta al suo tavolo, per un attimo temo d'aver immaginato, temo davvero d'essere uno squilibrato. Poi la serata si conclude, lui si alza, stanno andando via, ancora una volta sono solerte quanto basta per anticipare le mosse del suo accompagnatore. Sono io a scostarle la sedia, lei non parla, incrocia per un attimo il mio sguardo, ne sono certo, poi mi trapassa come se non esistessi.

La sala è quasi vuota e io mi ritrovo a guardare quell'immagine a dimensione reale e quel tovagliolo con un numero che chiamerò anche se non saprò che parole usare.

***

Marco Ischia é nato nel 1972 a Luino (Varese) sulle sponde del Lago Maggiore, da sempre risiede ad Arco (Trento) sulle sponde del Lago di Garda, terra delle sue origini. Il lago sembra il filo conduttore nella sua vita, una fonte d'energia e d'ispirazione. Scrive da quando l'adolescenza si è presentata alla sua porta con tutte le sue contraddizioni ed emozioni. Nonostante il percorso scolastico ad indirizzo prettamente tecnico, viene contagiato dai libri e dalla lettura e inizia a scrivere. Rafforza le sue  passioni e la sua preparazione frequentando lezioni di scrittura creativa.

Nel 2007 collabora con il sito letterario www.borderfiction.com

Pubblica nel 2008 nell'antologia 'Tutta mia la città' (Giulio Perrone Editore) il racconto dal titolo "Fiaba irriverente".

Pubblica nel 2009 nell'antologia dedicata 'al bar' (Giulio Perrone Editore) il racconto dal titolo "Quattro amici al bar".

Si classifica nel 2009 al 4° posto nel concorso letterario "L'indizio nascosto - il giallista dell'anno" con il romanzo "Unico indizio la neve".

È stato nel 2009 autore e conduttore del programma radiofonico/librario "Bozze d'Autore".

Nel 2010 è finalista al premio letterario "Giallo Mare" con il racconto "La spina" pubblicato in una raccolta di racconti, editi dalla Zefiro Edizioni.

Nel 2010 è finalista al premio letterario "Molise in Giallo" con il racconto dal titolo "Bingferno"

Nel 2011 pubblica per la collana L'Antologica (Giulio Perrone Editore) il racconto dal titolo "Incontro Im-pari" scritto su incipit della scrittrice Cinzia Tani

Nel 2011 riceve la menzione speciale al premio letterario "Giallo Mare" con il racconto "Acqua" pubblicato in una raccolta di racconti, editi dalla Zefiro Edizioni.

Nel 2011 è vincitore del concorso Giallo di Romagna con il racconto "Delitto di Paese" pubblicato nell'omonima raccolta di racconti.

Nel 2011 è terzo classificato al premio letterario Carabinieri in Giallo.

Oggi continua a scrivere e a leggere, convinto che un libro non è solamente un bel soprammobile.

 
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