I Capitolo di Giulia Alberti PDF Stampa E-mail
I Capitolo di Giulia Alberti

 

La serranda del bar è mezza abbassata. Niente di insolito, neanche quel giorno.

Gianluca si gratta la testa e si liscia i baffi alla Hulk Hogan in versione black, mentre un allampanato Molla, in eskimo e clarks, fa la sua apparizione in fondo alla strada.

Testa alta, sguardo sicuro, si avvicina con il suo sorriso da Richard Gere in Ufficiale e gentiluomo, il classico sorriso da ho fatto il colpo della vita e tu ti sei perso a discutere di musica e poesia con una che alla fine ti ha sganciato un insulto e se n'è andata.

-Lajos, amico mio.-

-Non mi chiamare Lajos.-

-Giornata splendida, amico, radiosa.- e gli fa pure l'occhiolino. Se non lo conoscesse da quando faceva la pipì nel pannolone e chiamava mamma la maestra, Gianluca l'avrebbe mandato al diavolo da secoli.

C'è poco da dire: Molla è il bello, lui l'artista. Molla cucca e lui incassa pugni nello stomaco a non finire.

-Proprio una gran serata, amico, bollente.-

-Cosa facciamo, aspettiamo il Terzo o entriamo?-

Il Terzo è il terzo. Mai avuto un nome il Terzo. È quello che, se capita, te lo trovi ad un certo punto della vita e non sai neanche dire come e perché, è semplicemente arrivato.

È biondo, il Terzo. Per questo entrambi lo odiano.

-Entriamo, Lajos, entriamo.-

Per entrare da Ringo, bisogna abbassare la testa ed incurvare la schiena fino a toccare con il naso le ginocchia. Questo scoraggia la maggior parte dei clienti a far conoscenza con il posto, di per sé né troppo sudicio, né troppo sgradevole. Un posto, insomma, dove poter allungare le gambe e stiracchiare le braccia senza essere tacciati di maleducazione.

Vicino alla porta del bagno, c'è l'ubriacone fisso. Quello con la testa appoggiata al tavolo e la bottiglia vuota stretta in una mano, quello che trovi in tutti i bar e le osterie che vendono vino sfuso. Sui restanti tavoli, le mosche camminano indisturbate.

-Vino?- si lascia sfuggire Molla.

Lo sguardo del proprietario, e unico barista, è eloquente. Dura una frazione di secondo, ma è sufficiente a far sospirare Gianluca.

-Vado io.- dice.

Il proprietario asciuga i bicchieri con un canovaccio bisunto. Sempre lo stesso gesto, mai visto fare altro a Ringo in tanti anni.

-Oh, che ha che non va il signorino là, gli pesa il culo a venire fin qui?-

-Il solito, della casa, grazie.-

-E te, c'hai la luna storta, ragazzo? Prendi, e girare al largo!-

Mette sul bancone la bottiglia senza etichetta, riempita dalle damigiane sul retro, e sghignazza ad occhi stretti.

La storia delle damigiane sul retro ha sempre avuto qualcosa di magico per i ragazzi, qualcosa di intrigante e fantasioso.

Dieci anni prima avevano trascorso ore di sbronze e di allegria alcolica a perfezionare il loro piano: introdurre dalla finestra sul retro un tubo lunghissimo, molto simile a quello usato nei film per rubare la benzina, per ciucciare via il prezioso liquido direttamente dalla damigiana, restando comodamente seduti nella macchina del Terzo. Una bevuta tranquilla, che avrebbe lasciato Ringo all'asciutto per qualche giorno.

Avevano pensato e ripensato ad ogni dettaglio, disegnato su tovagliolini lo svolgimento dell'azione, sorteggiato chi dei tre doveva fare da palo, e quindi sarebbe rimasto sobrio e pronto alla fuga, per poi accorgersi che sul retro non c'era nessuna finestra e che non avevano la minima possibilità di forzare la catena da maciste che sigillava la "camera del tesoro".

L'unico modo sarebbe stato far fuori Ringo, dopo avergli estorto con la tortura il nascondiglio della chiave.

Era rimasto, quindi, un mito inconfessato, il loro sogno più irrealizzabile, anche solo vederle le agognate damigiane. Chissà, forse Ringo lo sapeva e in cuor suo se la rideva di gusto per il loro misero fallimento.

Gianluca scrolla la testa e porta il vino e i due bicchieri al tavolo.

Non saprà mai cosa pensa Ringo di quella storia.

L'ubriaco, intanto, si alza e va a pisciare. Passi incerti e testa all'ingiù. Mai visto in faccia, potrebbe essere chiunque.

-Un brindisi- ridacchia Molla -A te, amico mio, e alla tua prossima conquista. Che possiate essere felici in eterno!-

-Cin cin.-

Mentre i bicchieri si incontrano, un colpo alla serranda li fa voltare.

-Maledizione! Troppa fatica tirarla su come gli altri, eh Ringo?-

-Circolare, ragazzo, circolare.-

Il Terzo entra in scena massaggiandosi la testa. È biondo, ma non bello. Afferra il bicchiere che gli porge Ringo e sorride ai compagni seduti al tavolo.

-Sono qua, ragazzi, a cosa si brinda?-

-All'amore- dice Molla.

-Allora a Lajos!- e alza il bicchiere.

-Non chiamarmi Lajos.-

-Amico, ho tra le mani proprio il bocconcino che fa per te. Bada, non è facile. Me l'ha presentata la Betty, ti ricordi la Betty, quella con cui uscivo il mese scorso? Insomma, m'ha presentato questa tipa che vive con lei, davvero niente male, se vuoi più tardi ci facciamo un salto, che è da un po' che non passo da quelle parti a fare un discorsino alla Betty, ci stai?-

Il Terzo quando parla non prende fiato. Questo è il suo secondo difetto.

Il primo è che è biondo e il fatto di essere biondi è già di per sé grave, ma se poi si è biondi e prolissi è quasi intollerabile.

-È che ho pensato fosse il tipo giusto per te già da un po'. Non so cos'è stato a farmelo pensare, credo gli occhi, certo ha quello sguardo che cerchi sempre nelle donne, quel, come si chiama? Ah, ecco, magnetismo! Un magnetismo che ti risucchia. Incredibile davvero e poi sono quasi gialli quegli occhi e, che culo, ragazzi, una roba che al solo descriverla mi viene voglia... Le tette non c'è male, ma il culo...-

Il terzo difetto è che il Terzo, a volte, quando parla, fischia per sottolineare un concetto. Come in quel momento. Dopo la parola culo, emette un fischio lungo e prolungato, quasi da richiamo.

Ad ogni fischio Gianluca sente vibrare una vena nella tempia.

Fischio, parola, vibrazione; fischio, parola, vibrazione; finché non apre la bocca e dice:

-D'accordo, dopo ci andiamo dalla Betty- e il Terzo si quieta un po' e smette di fischiare.

Molla si spettina i capelli che magicamente tornano al loro posto e sorride.

-Pensavo...-

Non termina nemmeno la frase. Un boato tremendo li fa scattare in piedi e, più o meno, precipitare in strada.

Da una Mini color cola, accartocciata contro un palo, fuoriesce un barboncino terrorizzato con un collare rosa tempestato di strass.

Un salto e finisce in braccio a Gianluca.

-Profuma di Chanel n.5- dice incredulo.

E la portiera della Mini, cigolando, si apre.

 

Aldo Ferro strofina con i guanti la lama seghettata e si prepara al taglio. Una mossa falsa può compromettere il suo capolavoro, perciò cerca di concentrarsi il più possibile: si asciuga il sudore con la manica del camice, strizza gli occhi più volte, inclina la testa. Quando si sente pronto, fa una lieve pressione, si scosta un po', guarda il risultato, poi comincia a penetrare nel legno.

Qualcuno bussa alla serranda del suo garage.

-Che c'è?- grida.

-Tesoro, sto mettendo giù la pasta, che sugo vuoi? Ragù o salsiccia?-

-Ma', per favore, vattene via! Sempre a disturbare stai! Salsiccia, salsiccia, te l'ho detto pure stamattina.-

Sente i passi allontanarsi, strascicando, sull'asfalto.

Non c'è pace, pensa.

Stringe con più forza la sega.

Le prime note di Rimmel gli solleticano l'orecchio.

Lei.

Lancia la sega sul tavolino e si precipita alla giacca. Armeggia con la chiusura lampo della tasca, non guarda neanche il display.

-Pronto?-

-Aldo! È successo un casino, corri!-

-Dove sei?-

-Non lo so, Aldo, c'è un locale di fronte a me e un tizio stupido che non vuole lasciare Chanthal. Aiutami!-

Aldo Ferro pensa. Localizza mentalmente la via della ginecologa, dove lei doveva andare quel pomeriggio, il percorso tra l'ambulatorio e la villa in via di Casaglia, dove lei abita, eliminando sensi unici e Sirio...

Tombola!

-Arrivo subito, cara!-

Infila la giacca sopra il camice e il cellulare di nuovo in tasca. Spalanca la serranda con un solo movimento, ritira il cavalletto con un calcio e inizia a pedalare.

Da lontano la signora Ferro sventola la mano e urla:

-Te la metto in caldo, tesoro, fa' con comodo.-

Ma Aldo è già lanciato verso la sua meta e non la sente nemmeno. Tempo di arrivo previsto 22 minuti e 45 secondi, destinazione: Porta Saragozza.

 

Il barboncino che profuma di Chanel n. 5 soffre di meteorismo acuto. Gianluca inizia a capire la motivazione dell'abuso di essenze costose sul suo pelo.

La pazza continua a gridare.

-Staccati, Chanthal, sono io la tua padrona!-

-Signora, forse è sotto shock.- Molla tenta di rassicurarla con docili pacche sul soffice pelo della giacchetta leopardata. La "signora" quasi lo incenerisce.

-Prima di tutto, ragazzino, per quello che ne so potreste essere dei malviventi appena usciti di galera.-

Molla gioca la sua carta vincente: il sorriso alla Richard Gere. La signora lo scansa in malo modo e afferra la coda a coniglio di Chanthal, provocando una fetida reazione. Gianluca storce il naso.

-Signora, credo che sia meglio chiamare la polizia e poi occuparci della sua amichetta pelosa, non credo che in questo momento lei sia abbastanza lucida per...-

-Stia zitto, fanciullo!-

Nessuno aveva mai cucito la bocca al Terzo.

Rimasto con la mascella spalancata, il Terzo, cerca di riprendere fiato e di ripartire. Lei guadagna terreno e lo spinge a lato con le unghie laccate Chanel Rouge.

Ora Gianluca è solo. I suoi compagni, non più al suo fianco, si guardano le punte delle scarpe, fischiettando.

-Adesso, amico, siamo rimasti io e lei. Molli subito questo cane!-

Gianluca, forse sotto shock come il barboncino, fa quello che non bisognerebbe mai fare in occasioni simili. E lo fa così bene da far scattare in avanti la morbida mano inanellata verso la sua guancia ornata da spaventosi baffi da malvivente o alla Hulk Hogan come dir si voglia.

Sorride come uno stupido.

-Noooooo!-

Aldo Ferro lascia cadere la bicicletta arrugginita appena in tempo.

Quattro facce lo fissano, lui arrossisce.

-Ecco...-

La signora gli si lancia al collo.

-Aldo, tesoro, sei arrivato finalmente!-

-In 17 minuti e 15 secondi, amore- e sorride.

Dopo il casto bacio sulle labbra, la scena romantica viene di nuovo guastata dal rumore fuoriuscito dal sedere di Chanthal.

-Ma, tesoro...-

-È Chanthal, amore, è tremendamente spaventata.- dice la signora accarezzandolo.

Aldo si avvicina a Gianluca come un paladino della giustizia: testa alta, camice nero in fuori, zoccoli di legno in avanti, l'indice puntato.

-Tu...-

Poi lo riconosce.

Una smorfia gli sfigura il viso, sente le pulsazioni aumentare, la pelle diventargli di brace.

Il suo peggior nemico gli sta di fronte, roseo e inconsapevole, con uno stupido sorriso stampato sulle labbra.

-Lajos...-

-Non chiamarmi...-

Il pugno sfreccia verso i suoi baffi neri, Gianluca alza il cane.

Un guaito straziante.

-Chanthal!-

Tutto sembra procedere al rallenty: il volo di Chanthal, l'inciampo e il crollo della signora su Aldo, lo scatto di Molla, la fuga.

Solo a metà strada si accorgono che il Terzo non è dietro di loro. Lasciano perdere e continuano a camminare.

-Chi erano quei due, amico?-

-La vecchia non lo so, il tizio col camice non poteva che essere Aldo Ferro.-

Lo sguardo di Molla richiede nuove parole.

-Eravamo alle superiori assieme, non era un genio, ma neanche uno scemo, aveva una certa mania per le costruzioni in legno...- Gianluca scuote la testa e continua - Diciamo che averlo inserito in uno dei miei primi romanzi come il "cattivo" non è stata una grande idea.-

Molla si spettina e i capelli tornano al loro posto.

-Prima regola degli scrittori: mai inserire nomi reali di persone reali che si conoscono, me l'hai insegnato tu- dice Molla all'amico -E adesso che si fa?-

-Scrivi al Terzo che ci si vede dalla Betty, se è sopravvissuto.-

-Tu sai dove abita?-

-Chiedigli anche quello.-

E camminando per le stradine strette del centro, attendono in silenzio la risposta.

 

La Betty è quella che Angie definirebbe una baldracca se le chiedessero di descriverla. Abita con lei da poco più di un mese ed è già a dodici tacche: dodici uomini diversi che ha visto uscire dalla sua camera con o senza slip.

-Ho un debole per gli uomini in mutande- le aveva detto.

Angie preferiva di gran lunga i boxer.

Il numero dodici si stava preparando una spremuta con le sue arance, esattamente nello stesso momento in cui lei stava rientrando dall'ufficio.

-Buongiorno- le aveva detto.

Peccato che fosse quasi ora di cena.

Angie non sapeva quale lavoro di preciso facesse la Betty, non gliel'aveva detto durante il colloquio di ammissione alla "Maison de Betty", iniziava, però, a supporlo.

Mentre sistema le chiavi nella ciotola porta chiavi, Angie la vede uscire dal bagno perfettamente vestita e tirata a lucido, con i vestiti del numero dodici appoggiati al braccio.

Il ragazzo sgrana gli occhi.

-Stai uscendo?-

-No tesoro, tu stai uscendo- e lo spinge fuori, prelevandogli il bicchiere dalla mano direttamente sul pianerottolo.

Angie si scansa per tempo, evitando di essere travolta. La Betty le passa il bicchiere e chiude la porta.

-Ecco la tua spremuta, Angelica cara.- e rovescia la testa all'indietro per ridacchiare.

Angie prende un sorso e tira fuori la lingua.

-Al numero dodici piace esagerare con gli zuccheri.-

-Diabete assicurato o ingrossamento cardiaco? Dai, Angie che ci guardiamo Grey's in santa pace. Pizza?-

Il campanello e lo sbuffo di Betty già accomodata sul divano.

-Vado io.-

Angie guarda dallo spioncino e ritira la mano dalla maniglia.

La sagoma umana deformata, che le sorride, assomiglia ad un attore famoso, ma non le ricorda nessuno che sia entrato o uscito da quella casa da quando lei è lì. Dietro all'attore c'è un'altra massa informe e nera.

Angie si volta e vede la Betty battere con le mani sulle ginocchia la sigla iniziale di Grey's Anatomy.

-Non so chi siano.-

-Apri, tesoro, saranno i miei amichetti.- dice consultando l'iPhone.

Chi si trova davanti ha un modo di sorridere che crea rughe molto sensuali attorno agli occhi, la massa informe e nera è solo una massa informe e nera. Su Vanity Fair aveva letto che ci vogliono due minuti per scegliere il proprio partner sessuale e undici minuti per goderne appieno. A lei ci era voluto molto meno per decidere e, sperava, molto di più per concludere insieme a lui la seconda fase.

-Accomodatevi.- dice, poi sorride e si lecca le labbra con la punta della lingua.

Forse vivere con la Betty non era stata un'idea così malvagia.

 

L'artista, dal canto suo, è il candidato numero uno per l'ennesimo pugno allo stomaco, forse da k.o. Stringe i denti e sgrana gli occhi alla vista della dea con le iridi da gatta che gli sta di fronte.

Non sa che per lei è solo un puntolino nero che disturba il suo campo visivo.

Ingoia la saliva e si fa coraggio.

Questa volta non andrò in bianco, dice a se stesso prima di entrare.

***

Giulia Alberti è nata a Bologna dove vive, lavora e scrive. Ha partecipato a vari concorsi letterari e i suoi racconti si possono trovare in alcune antologie cartacee e in formato e-book. Dopo aver partecipato ad un corso di scrittura creativa e diversi laboratori ha collaborato alla nascita di un collettivo di scrittori dal nome per ora segreto. Da qualche giorno è impegnata nella ricerca della fidanzata ideale di Gianluca Morozzi e spera di trovarla presto!

 

 

 

 
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