III Capitolo di Marco Ischia PDF Stampa E-mail
III Capitolo di Marco Ischia


E per fortuna che doveva essere la volta in cui i pugni allo stomaco erano esclusi, anche se più che un pungo allo stomaco, questo sembra un colpo basso, una di quelle cose che proprio non ti aspetti. Perché il Moroz può anche non farsi remore ad avere una storia con una ragazza impegnata, ma quando conosci l'impegno, è tutto diverso.

«Allora quest'uscita a quattro?» lo richiama Daniel, mentre lui è ancora assorto nei propri pensieri.

«Magari facciamo un'altra volta, sai è un po' prematuro.»

«Allora ci conto, è stato un piacere incontrarti e ora che sono qui stabile sarebbe bello rivedersi.»

Gianluca sorride stretto, "anch'io vorrei incontrarti di nuovo" pensa sarcastico, e subito gli parte la melodia nella testa. "Vorrei incontrarti fra cent'anni, tu pensa al mondo fra cent'anni..." sarà che questa canzone oltre a Ron gli ricorda Lucio Dalla e lui e un bolognese doc, ma che gli parta la musica in testa non è normale. Esce prima di combinare qualche guaio con il suo amico e decide di affrontare la strada, con il rischio d'incontrare qualche altra Angie che s'innamori di lui.

Il percorso fino ai giardini Margherita scorre senza intoppi, come se d'improvviso tutte le presunte Angie si fossero dileguate, o forse s'erano messe d'accordo prima nel farsi ritrovate tutte sulla sua strada.

Lei è lì dove la sera prima c'erano il cerchio di sale e le candele. Il mazzettino di alloro e erbe aromatiche è stato recuperato dalla spazzatura dopo l'apparizione del genio, controlla d'averlo in tasca, per un attimo si sente un idiota per non averlo lasciato dov'era o al massimo per non averlo messo in frigo per il prossimo arrosto. Lui sorride e lei si volta come se fosse richiamata da una forza superiore. Gianluca si sente come uno di quegli attori da soap opera, la scena è con l'inquadratura dai bordi sfumati e si riduce tutto a uno struggente momento di passione. Le immagini si svolgono al rallentatore, i capelli fluenti di lei seguono il movimento del corpo. L'invidia per la folta chioma lo distrae un attimo, e poi riparte la melodia. Questa volta sono i Rolling Stones, e la canzone neanche a dirlo è proprio Angie. I loro sguardi s'incontrano e poi d'improvviso lei storce il naso graffiando con una strisciata della puntina il vinile di sottofondo.

«Gianluca?»

«Ciao.» alza la mano quasi a intendere che la vede solo in quel momento.

Cerca di dissimulare l'imbarazzo e ancora non sa se ci è riuscito.

«Che ci fai da queste parti?» attacca lei come se quello fosse un posto esclusivo.

«Passavo.»

Il campanello della risposta sbagliata suona impietoso, ma lei lascia correre.

«Senti Gianluca, posso chiederti una cosa?»

«Spara.»

«Come?»

«Certo, dimmi pure.»

«Il tuo amico...»

«Molla?»

«Pensi che...»

Ecco il secondo pugno della giornata, che arriva chiaro con la consapevolezza che l'incantesimo del genio è andato sprecato con le altre tre Angie che Gianluca ha incontrato prima di incontrare quella che voleva lui, il che significa tre desideri sprecati, e tre possibili Angie che girano per Bologna innamorate di lui, fra cui una zingara, un'adolescente e un corpulenta donna del sud. Nonostante il pensiero inquietante si riprende subito, perché chi è abituato a incassare, è abituato anche a rialzarsi in fretta.

«Lascialo perdere Angie, se ti ci vuoi accasare, non è proprio il tipo.»

Lei tace, Gianluca non è in grado di dire se è delusa per via del mancato accasamento o se sta riflettendo sul fatto che non volendosi accasare, Molla è proprio ciò che fa per lei.

Ma è proprio nei due secondi d'interminabile silenzio che echeggia lo stridio di gomme sull'asfalto.

Quando si girano per cercare di capire cosa sta succedendo il tizio dal volto conosciuto ha già buttato a terra la bici arrugginita e sta avanzando verso di loro.

«Lajos!»

«Ancora tu.» e mentre lo dice una nuova canzone prende forma "Ancora tu, non mi sorprende lo sai, ancora tu, ma non dovevamo vederci più?" e mentre Battisti sfuma, Aldo Ferro si ferma davanti ai baffi spioventi di Morozzi.

«Volevo ringraziarti?»

Dopo che per anni ti sei abituato a sapere che un tizio ti odia, è difficile aspettarsi che ti ringrazi per qualcosa, e quando lo fa, rimani guardingo, come se abbassando la guardia ti potessi esporre al pericolo, e di pugni per oggi Gianluca ne ha presi abbastanza.

«Ringraziami?»

«Si per aver aiutato la mia... amica.»

Fra la parola mia e la parola amica passa troppo tempo perché la mente di Gianluca non la cataloghi come amante, anche se a dirla tutta non ce la vede proprio la tizia della Mini con Aldo Ferro. A dire il vero sapeva che Aldo viveva ancora con la madre iper presente e iper premurosa, quindi se la tizia della Mini è un'amante, moralmente parlando, si tratta di una cosa legale.

«Come sta il cagnolino?»

«Bene, sembra che il trauma dell'incidente gli abbia risolto il problemino che aveva.»

Gianluca finge di non ricordarsi delle flautulenze mischiate allo Chanel n. 5 ed espone un sorriso di circostanza.

«Scusami ancora per il pugno, è che pensavo...»

"Che pensavi?" pensa Morozzi "Che stavo importunando la tua bella, o che volevo farmela con il barboncino?". Ma l'occasione è troppo ghiotta per lasciarla passare come se nulla fosse. «Non ti preoccupare, vorrà dire che siamo pari con l'altra faccenda.»

Le mascelle di Aldo si tirano visibilmente, la mani si serrano, le nocche s'imbiancano, e poi un sorriso sgorga felino.

«Facciamo che la prossima volta che scrivi di me mi riabiliti e non ne parliamo più.»

"Ma cos'è una specie di partita di poker dove si può rilanciare sul prezzo di un riscatto morale?" pensa Gianluca mentre Aldo gli stringe la mano, la lascia senza aspettare risposta, inforca la bici e scompare senza neppure salutare Angie che per inteso è rimasta guardare con la bocca aperta.

«Ma chi è questo tizio?»

«E' una storia lunga.» riprende usando la frase glissante per antonomasia.

«Beh io ho la mattina libera, beviamo qualcosa e me la racconti?»

Se c'è una cosa che ha imparato lo spilungone pelato dai baffi alla Hulk Hogan è che una ragazza non t'invita mai a bere qualcosa senza che tu in qualche modo non debba almeno provare a offrire, ma soprattutto sono gli occhi che luccicano sotto le palpebre sbatacchianti che devono mettere in allarme. E questa volta la sirena Morozzi l'ascolta con le orecchie ben aperte.

«Mi spiace Angie, ma ho un appuntamento di lavoro.»

«Che lavoro fai?»

La domanda la dice lunga su quanto lo abbia tenuto in considerazione fino a quel momento.

«Fa sempre parte della storia.» le dice mentre si allontana.

Ripresa la sua strada, che in questo caso è anche la prima strada che gli è capitata e quella che gli è apparsa come la più lontana dalle intenzioni di Angie, Gianluca esclude una a una le possibili mete. Per un attimo è tentato di girarsi per salutare con un occhiata il fondoschiena della ragazza, che come dice il Terzo, è magnetico, anche se per un attimo gli viene il dubbio che il suo amico parlasse dello sguardo. Dopo tutto il daffare che si è dato, Angie la considera persa, addio cerchi di sale, rametti di alloro e candele, le userà nella prossima cena romantica. Dalla Betty neanche pensarci, è troppo presto e poi non saprebbe che dirle. E' curioso di sapere qualcosa in più sulla relazione fra Sandra e Daniel, ma decide che può aspettare, accorgendosi che la questione Sandra non è del tutto archiviata, o meglio è stata tolta dall'archivio dopo l'archivio della questione Angie. Insomma un sacco di questioni che vanno e vengono, troppe per stare a rimuginarci sopra, troppe per pensare di mettersi a scrivere qualcosa, l'unica possibilità rimane il bar da Ringo.

***

La serranda a mezza altezza scoraggerebbe anche il più intraprendente dei turisti, e in effetti il risultato è proprio quello, solo gente del posto, solo affezionati, che non danno troppi pensieri, e poi si sa, i turisti oggi ci sono domani no, mentre la gente del posto rimane fin quando non va' all'altro mondo, e allora magari ci scappa pure un ultimo bicchiere alla sua salute.

Quando entra sono le undici passate, Molla fa il suo ingresso quasi in contemporanea, neanche si fossero dati appuntamento.

«Ciao Lajos.»

«Ciao.» si rassegna Morozzi non senza pensare "e non chiamarmi Lajos".

«Hai visto il Terzo?»

«No.»

«Ti gira male?»

«No.»

Molla alza le spalle e rincara «Allora il Terzo?»

«Sarà al lavoro.»

«E che lavoro fa?»

«Non lo so, non so neppure se lo ha un lavoro.»

«Allora perché dici che è al lavoro?»

Improvvisamente a Gianluca è chiaro perché chiamano Molla il suo amico, soprattutto quando si fissa con questa storia dei perché.

Fortunatamente entra il Quarto, Morozzi sospira.

Il Quarto è un po' come il Terzo, non nel senso che si assomigliano, ma che è semplicemente il quarto del gruppo, per intenderci, non c'è un quinto, quindi il Quarto in questo caso è anche l'ultimo. Il quarto si chiama Adelmo, ma lo chiamano tutti Quarto, pure sua madre, perché è il quarto di quattro figli, arriva sempre quarto a qualsiasi cosa partecipa, e perché è sempre un quarto d'ora in ritardo. E lui su questa cosa ci gioca, quando si mangia una torta non ne mangia una fetta, ma se ne spara un quarto e così via.

«Ciao Quarto.»

«Ciao Molla... Lajos.»

Morozzi sorvola sempre con il pensiero a quel cavolo di nomignolo.

«Ho rivisto Aldo Ferro questa mattina.»

L'annuncio è sottolineato da un fischio del Terzo che neppure lo avessero chiamato compare sulla porta. Ci sono tutti, quindi Gianluca si può lasciare in una descrizione dettagliata e un po' infarcita di qualche nuovo dettaglio sul suo ultimo incontro con Aldo.

«Ma dici che sia la sua donna quella del cagnolino?»

Quando Molla mette la parola "donna" riferendosi a un umana di sesso femminile, significa che la considera una preda appetibile, sarà per la pelliccia leopardata, sarà perché ha zittito il Terzo, o semplicemente perché se una gli tiene testa diventa una "preda" irresistibile.

«Non c'è dubbio.» aggiunge Gianluca, che pensa ancora al perché Aldo si è preso la briga di ringraziarlo.

Ringo fa andare lo straccio quasi volesse consumare un bicchiere che sta strofinando da cinque minuti. L'ubriacone anonimo è sempre in fondo al bancone, i quattro amici alzano il bicchiere alla salute del cagnolino scoreggione.

«E che ci facevi dalle parti dei giardini Margherita?» domanda il Terzo.

La domanda di per se non sarebbe invasiva sarebbe sufficiente una risposta qualsiasi, ma il Moroz tentenna e i tre lo sgamano.

«Per me c'è di mezzo una donna.» centra il punto Molla.

«Non ti sarai mica invaghito di quel culo fantastico?» replica il Terzo centrando ancor meglio il punto in questione.

«Quale culo fantastico?» anche il Quarto ora è curioso.

Certo quando gli argomenti sono di alto concetto, il quartetto non si fa mancare nulla, tanto che alla fine Gianluca è costretto a confessare, compreso lo scarico di Angie al quale Molla sorride, e il rientro in gioco di Sandra che non ha mai saputo di essere, a un certo punto, stata esclusa.

«Per me dovresti chiamare Sandra.» suggerisce Molla.

Gli altri due tacciono, il che significa che condividono, mettendo Gianluca all'angolo.

«Non ho il numero di telefono.» mente, e mentre lo fa riparte una musichetta nella sua testa accompagnata dalla voce gracchiante della Nannini "Ti telefono o no, ti telefono o no, ho il morale in cantina. Mi telefoni o no, mi telefoni o no, chissà chi vincerà."

Tira il fiato, pensa alla camera a gas della canzone, associa le puzzette del cagnolino, alla donna di Aldo Ferro, passa a Tiziano Ferro e un turbine di melodie si confonde con un rutto dell'ubriacone chino sul bancone.

«Salute.» sibila Molla.

Il tizio non da segni di risposta, la situazione è in stallo fin quando il Quarto non se ne esce con un discorso che al momento non sembra entrarci nulla.

«L'avete presente la copertina di "Born in the U.S.A." del Boss?»

Gianluca visualizza come l'avesse davanti la foto del lato b del Boss con jeans e cappellino rosso infilato in tasca, sullo sfondo le strisce della bandiera americana.

«Stavamo parlando della tizia che deve chiamare Lajos. Che c'entra il Boss?» lo richiama Molla con estremo dispiacere di Gianluca.

«Questa tizia...» fa una pausa aspettando il nome.

«Sandra.» si rassegna a ricordarlo il Moroz.

«Sandra, appunto. Non sta con il tuo amico che traffica vecchi fumetti e vinile?»

«Si.»

«Allora vedi che c'entra.» ribatte il Quarto rivolto al Molla.

Sta nascendo una questione su quanto c'entri o meno la cosa, interviene Ringo.

«Disturbate i clienti. Circolare, ragazzi, circolare.» e mentre lo dice fa svolazzare il canovaccio sopra la testa.

Inutile dire che a parte l'ubriaco svenuto sul bancone sono gli unici quattro clienti, ma tanto basta a interrompere la discussione che stava nascendo.

«Devo fare un regalo.» riprende il Quarto come se stesse riprendendo un discorso mai interrotto «E pensavo al vinile del Boss.»

Gli altri lo guardano in silenzio non capendo dove voglia arrivare, e con un cenno della testa glielo fanno capire.

«Pensavo che se qualcuno mi accompagna, magari può avere l'occasione d'incontrare questa Sandra.»

Ora è tutto più chiaro, soprattutto a Gianluca, che però non ha alcuna intenzione d'incontrare Sandra nel negozio di Daniel, soprattutto perché Daniel è il fidanzato di Sandra e lui, Gianluca, ha una storia clandestina con Sandra. Ma sembra un concetto troppo difficile per il Quarto.

«Allora?» gli dice il Quarto.

«Allora cosa?»

«Mi accompagni o no?»

«O no.»

«In che senso?»

«Nel senso, o no.»

«E ci dovrei andare da solo?»

«Il regalo è tuo.»

«Magari lui non c'è.» insiste il Quarto come se improvvisamente si fosse reso conto delle remore di Gianluca.

«Magari invece c'è.»

«Allora magari mi fai fare lo sconto.» cerca di chiudere insistendo sulla parola magari.

«E fagli 'sto favore Lajos!»

La voce è sconosciuta, nessuno di loro quattro ha parlato, Ringo è muto e con l'aria innocente, i mobili ancora non parlano. Come in un film si accorgono che l'ubriacone s'è rianimato per lo stretto tempo necessario a pronunciare quelle parole, li fissa, come per dire "che c'è pensavate che non so parlare?" e poi riappoggia la testa al bancone.

***

Gianluca alla fine ha ceduto, forse disorientato dalla rivelazione dell'ubriacone improvvisamente dotato del dono della parola, forse per il suo buon cuore a causa del quale non nega mai un favore a un amico.

L'interno del negozio è meno claustrofobico di come lo ricordava. Probabilmente la presenza congiunta di Daniel Drum e di Sandra aveva influenzato in maniera nefasta la sua percezione spazio-temporale.

Iniziano a cazzeggiare sfogliando i vinile disposti in ordine alfabetico, Bananarama, Beatles, ancora Beatles, Bee Gees, Black Sabbath, e finalmente si accorgono che sono ordinati per cognome e devono andare sotto la S di Springsteen e non sotto la B di Bruce ne tanto meno di Boss. Morozzi e il Quarto si guardano sconsolati, come a intendersi che sono due rimbambiti, e passi per Gianluca che è teso come una corda di chitarra (per non disturbare il solito violino) che pur tornandogli strumento noto, è sempre una bella tensione, ma per il Quarto non si spiega la defaillance.

Gianluca lascia l'amico alla sua ricerca e si sposta alla sezione fumetti, c'è tutta la serie Bonelli, Marvel e pure una sezione dedicata ai Manga. Mentre vagheggia distratto viene attirato dalla musica in sottofondo, lasciato l'assolo di Santana parte la voce nasale di Max Pezzali, sorride al punto che i baffi si girano quasi all'insù, pensando a quanto possa essere diverso il concetto di  musica. La melodia si fa più forte, più vicina, come se provenisse direttamente dalla sua testa, anzi proviene proprio da lì, è quella la prima volta che lo vede. L'Uomo Ragno, sgattaiola dalle pagine compatte di un fumetto, si arrampica sulla parete e scompare in una grata dell'aria condizionata. Il tocco sulla spalla lo fa sussultare, le corde pizzicate da Santana ricompaiono nel suo campo uditivo e davanti a se si materializza Daniel, in carne e ossa.

«Stai bene?»

Vorrebbe dirgli quello che ha appena visto, e sentito, ma pensa che è meglio glissare, che forse sta lavorando troppo, che ha subìto troppe emozioni, che forse un check up dal medico non gli farebbe male, che forse è il caso che risponde allo sguardo interrogativo di Daniel.

«Sto bene, ero soprappensiero.» s'arrangia a rispondere.

«Sempre in fase creativa voi scrittori.»

Accetta la battuta con avido convincimento e dirotta l'attenzione verso il Quarto che nel frattempo oltre al vinile del Boss si è preso pure un LP della Streisand.

Fortunatamente Daniel non fa nuove allusioni sull'uscita con le rispettive fidanzate, il Quarto ottiene il suo sconto e proprio mentre stanno uscendo si materializza una nuova presenza. Bionda, occhi di ghiaccio, nel senso che sono talmente azzurri da essere quasi bianchi, e un sorriso amichevole che a Gianluca pare di aver già conosciuto.

«Ciao!» il punto esclamativo c'è perché è un ciao detto proprio esclamando.

«Ciao.» risponde con un automatismo perplesso il Moroz, senza alcun punto esclamativo.

«Valentina, cerchio di sale, candele, ai giardini, l'altra notte.»

«Ciao!» ecco il Morozzi esclamante.

«Non mi avevi riconosciuta senza il contorno della luna?»

«Sei, sei, sei... radiosa.» fortunatamente a Gianluca esce una parola prima che il triplo sei venga associato, dalla stregona di riti celtici, al numero del demonio, e poi radiosa suona bene.

«Questo è il mio amico, il Qua... Adelmo.»

«Chiamami pure il Quarto, lo fanno tutti.» le dice stringendole la mano in modo garbato.

«Lui è Daniel...»

«Ci conosciamo, sono appassionata di musica e fumetti.»

«Lui suona in un gruppo e fa lo scrittore.» se ne esce il Quarto.

La musica della sigla di Ufo Robot irrompe nella discussione, è subito evidente che non è solo lui a sentirla, anche perché la tasca inizia a vibrare insistentemente, questa volta nessuna allucinazione sonora, solo la suoneria cellulare. Il suo cellulare.

«Scusami.» le sorride.

«Pronto.»

Pausa d'ascolto.

«E quando?»

Pausa.

«Ma come è successo?»

Pausa.

«Ma sei sicuro?»

Pausa.

«Grazie Molla.»

Il Quarto lo guarda interrogativo, la chiamata di un amico comune è una cosa da condividere, anche se l'imbarazzo per la presenza della ragazza, imporrebbe qualche discrezione, invece Gianluca dice solo poche parole.

«E' morto Aldo Ferro.»

***

I funerali, non sono mai piaciuti a nessuno, figuriamoci quello di un ex nemico con il quale avevi fatto pace, ma è appunto questa la questione che in qualche modo fa sentire strano il Morozzi. La pace con Aldo Ferro è avvenuta solo poche ore prima della sua morte. Uno schianto in bici contro una Mini. Hanno tutti e quattro gli amici subito pensato alla "donna di Aldo" (perché "donna di Ferro", fa molto Margaret Thatcher o supereroe del fumetto), in realtà dopo essersi accartocciata contro un palo, l'unico viaggio che ha fatto la Mini, è stato fino allo sfasciacarrozze, quindi pare non entrarci nulla.

«Ma non somiglia affatto a Elvis.»

La considerazione del Terzo che per l'occasione trattiene il solito fischio mentre guarda la foto vicino alla bara, non prende impreparato Gianluca, che da lui s'aspetta questo e soprattutto altro.

«Era solo un nome in un libro, lo so che non assomiglia a Elvis.»

«E allora perché se l'era presa tanto?»

«A differenza di quanto pensi, il mio libro ha venduto un certo numero di copie  e se vogliamo dirla tutta, Aldo Ferro, nel libro, non era proprio uno stinco di santo.»

«Quante storie, se mettessi il mio nome a un cattivo di qualche tuo libro non me la prenderei di certo.»

Questa però Gianluca non se l'aspettava perché se ancora non è chiaro, lui il nome del Terzo proprio non lo sa, ergo, non potrebbe mai utilizzarlo. Lascia correre e cerca di scovare fra i presenti facce note, in particolare una, quella della donna della Mini.

La funzione è stata come tutte le funzioni, segni, rituali, canti, pianti, benedizioni, rimane la tumulazione, considerato che Aldo non ha optato per la cremazione. Molti svicolano mentre il corteo procede lento fino alla fossa già pronta ad accogliere la bara. Le ultime parole del prete e poi ad aggiungersi alle note del canto che accompagna L'Eterno Riposo, una  musichetta strana. Sono violini, lontani, è stato solo un attimo, il Moroz si concentra per provare a sentirli di nuovo ma niente, ed è proprio quando pronuncia mentalmente quel "niente" che riprende incalzante un Rondò Veneziano, tanto vivido che gli viene quasi voglia di ballare. Il Terzo e il Quarto lo guardano stupiti, Molla è sparito probabilmente alla ricerca di qualche ragazza da consolare, ma è lo sguardo dei suoi amici che lo inquieta.

«Stai ridendo.» gli dicono all'unisono.

In realtà è una specie di tic nervoso che gli ha contratto l'espressione in una sorta di paresi facciale che lo fa apparire sorridente.

I tre girano sui tacchi prima di fare brutte figure, e mentre i lineamenti di Gianluca riprendono la loro naturale conformazione di belloccio dallo sguardo simpatico, fra le lapidi del cimitero nota una figura conosciuta, che tutto sommato non ci starebbe neppure male se non fosse per il semplice fatto che si tratta di Dylan Dog. Il fumetto lo guarda, gli fa' l'occhiolino e poi se ne va, inseguito da un tizio con il ciuffo bianco che sembrerebbe Nathan Never se non fosse per la giacca verde orrendamente abbinata ad una camicia hawaiana.

"Ma quello è Matteo Bortolotti!" pensa, l'alter ego dello scrittore bolognese si ferma, si volta, gli strizza l'occhio pure lui e poi sparisce all'inseguimento del cacciatore di zombie.

***

Da Ringo si fanno due cose, una al banco e l'altra al cesso.

I quattro amici sono seduti al bancone e brindano alla memoria di Aldo Ferro, anche se per la verità Molla sta pensando alla donna della Mini, il Quarto alla ragazza dagli occhi di ghiaccio (che per inteso non è Texana), il Terzo pensa alla Betty, Gianluca prima a Sandra e poi che dovrebbe pensare di andare da un dottore, il narratore pensa che il mondo gira attorno alle donne fin dall'epoca di Elena di Troia e forse anche prima, che pure i super eroi ormai hanno le donne. I fantastici 4 sarebbero solo tre e forse neppure fantastici se non ci fosse la donna invisibile, Wonder Woman oltre a girare su se stessa per trasformarsi, ha fatto girare la testa a flotte di adolescenti negli anni '80, che Catwoman invece la fa girare anche ai non adolescenti, che erano sempre quelli degli anni '80.

Mentre il narratore pensa i quattro amici sono andati avanti nei loro discorsi, Molla esterna il fatto di voler rintracciare la donna della mini e teorizza su come fare.

«Tu non avevi un amico allo sfasciacarrozze?» domanda al Terzo.

«Non è detto che sia lo stesso dove hanno portato la Mini.»

«Ma non è detto neppure che non lo sia.»

«Non è detto che sia ancora mio amico.»

«Ma non è detto...»

Molla s'interrompe ricordando quella storia di donne fra il Terzo e lo sfasciacarrozze, a riprova del perno a cui gira attorno il mondo.

«Altre idee?»

Pausa riflessiva...

«E' aperto?»

La voce di uno straniero (inteso come non frequentatore del locale di Ringo) proviene dalle serrande semi abbassate o semi alzate che dir si voglia.

«Avanti.» si divertono a rispondere i quattro amici (che se ci fosse Gino Paoli, gli canterebbe pure una canzone).

Un tizio con una maglietta grigia e una scritta gialla con le lettere messe al contrario, si rialza in posizione eretta mentre supera la soglia d'ingresso.

«E' lei il signor Morozzi, lo scrittore?»

"E chi dovrei essere? Ti sembro forse Heman Zed? Abbiamo forse qualcosa in comune? Ti pare che abbiamo lo stesso taglio di non capelli? Gli stessi baffi e lo stesso pizzetto?" Pensa prima che gli esca una monosillaba affermativa dalla bocca.

«Si.»

Poi le lettere sulla maglietta del tizio appena entrato, iniziano a girare scombiandosi fra loro per tornare alla scritta iniziale: nilatiR free.

E tutto diventa più chiaro.

 

* * *

Marco Ischia nasce nel 1972 a Luino (Varese) sulle sponde del Lago Maggiore, da sempre risiede ad Arco (Trento) sulle sponde del Lago di Garda, terra delle sue origini. Scrive da quando l'adolescenza si è presentata alla sua porta con tutte le sue contraddizioni ed emozioni. Dal 2008 inizia a partecipare con successo a diversi concorsi letterari, e si definisce un amico di Officine Wort. Dal 2012 collabora con il blog Noir Italiano per il quale scrive recensioni, interviste e cura una rubrica tutta sua dal titolo "100 modi di morire in un libro". A tutt'oggi continua a scrivere e a leggere, convinto che un libro non è solamente un bel soprammobile.


 
Valid XHTML & CSS | Template Design the science | Copyright © 2009 by officinewort