V Capitolo di Marco Ischia PDF Stampa E-mail

V Capitolo di Marco Ischia

 

Per quelli a cui non fosse chiaro di cosa sia un comando postipnotico, e sufficiente pensare a uno di quei film che andavano di moda negli anni ottanta in cui un tizio veniva ipnotizzato, e quando, tornato alla sua vita quotidiana, sentiva la fatidica parola d'ordine, entrava in uno stato di trance che gli faceva commettere un omicidio. Insomma si tratta di una specie d'interruttore che fa scattare una sorta di stato ipnotico a distanza attraverso un suono o un gesto prestabilito. Ma lasciando perdere presunte dotte spiegazioni, è la convinzione del Moroz di essere stato condizionato nella seduta con Nanni ed Elettra che in questo momento fa la differenza. La musica che compare nitida nel campo uditivo, i personaggi dei fumetti che si manifestano con una concretezza spiazzante. Segnali distintivi di una manipolazione mentale, senza contare la rivelazione del tizio che aspetta ancora una risposta alla domanda.

«Ma lo aveva preso davvero il Ritalin quando ha scritto quell'articolo?»

«Perché me lo chiede?»

La diffidenza di Gianluca è giustificata dal fatto che non puoi sbottonarti con il primo tizio che entra in un bar, e che parlando di Ritalin si presenta con una maglietta con scritto, seppur in lettere mischiate, "Ritalin free" ossia "Libero dal Ritalin".

«Lo sa i contro-effetti che può avere il farmaco in una persona sana?»

Il colpo di tosse degli "amici" di Gianluca ironizza sulla presunta sanità mentale di un qualsiasi scrittore.

«Ma quali contro-effetti.» minimizza «Piuttosto cosa vuole dal sottoscritto?»

«Vorrei che partecipasse a una conferenza.»

«Conferenza?»

La prima associazione mentale con la parola conferenza è quella di una lunga e noiosa seduta a sentire gli altri parlare di cose lunghe e noiose.

«Per sostenere la ricerca di cure attraverso metodi non convenzionali.»

"Come non detto!"

«Sembra una cosa interessante.» sorride il Molla.

Gianluca tace in attesa che il tizio vada avanti con la spiegazione.

«Io sono il dottor Freund, Enrico Freund.» e porge finalmente la mano nell'atto di presentarsi.

Gianluca la stringe di riflesso anche se in realtà non ha troppa voglia di stringere la mano allo sconosciuto, e così a rotazione fanno gli altri tre amici.

«Vi ho appena indotto a compiere un'azione contro la vostra volontà.» rivela improvvisamente il tizio.

Il Molla si guarda la mano e se la passa sui jeans, come se così facendo potesse togliere un qualcosa che non si riesce a vedere ma che di certo non gli va che rimanga sulla sua mano.

«Senta dottor Freud...» riprende Gianluca

«Freund.» viene corretto.

«Senta dottor "metodi non convenzionali", io sono uno scrittore, non ne so nulla di cure e di malattie, non vedo come posso esservi utile.» "e soprattutto come la cosa possa essermi utile" pensa.

«Il suo articolo ha avuto un ampio riscontro, il fatto di esporsi all'assunzione di un farmaco pur non avendone bisogno potrebbe indurre altre persone a fare lo stesso.»

Caricato di tale responsabilità morale Gianluca sente che in qualche modo deve pur ribattere.

«Quindi se domani mi buttassi da una delle torri, indurrei altre persone a fare lo stesso?»

«Se facendolo riuscisse a scrivere un articolo nel quale dice che farlo può portare qualche vantaggio, sicuramente si.»

«Il vantaggio è che si finisce spiaccicati.» s'intromette il Terzo accompagnando il commento con un fischio a sottolineare che ne ha abbastanza della conversazione.

«Senta signor Morozzi, le ho appena dimostrato che con il condizionamento mentale si possono far fare alle persone cose che non vorrebbero fare.»

«Veramente ha dimostrato che siamo persone educate che stringono la mano a uno che si presenta porgendo la mano.» sostiene il Terzo al limite dell'ironia.

«E' dimostrato che lo stesso condizionamento mentale» continua il tizio come se stesse parlando da solo o a una platea assorta «può condizionare il corpo in processi di autoguarigione che hanno maggiore efficacia rispetto alle cure con farmaci tradizionali.»

«Poteva dire effetto placebo che faceva prima.» conclude Morozzi che non ha voglia né di stare a sentire il dottore né i suoi amici che non si stanno poi così divertendo, anche perché c'è ancora in sospeso la questione della donna di Aldo Ferro, che a dirla tutta appare più interessante.

«Facciamo così, domani abbiamo una conferenza, prima di partecipare come ospite potrebbe confondersi con il pubblico per meglio vedere di cosa si tratta.»

«Potresti metterti una parrucca.» lo prende in giro il Molla che adesso pare davvero divertirsi.

«E tu potresti rasarti a zero e venire con me.»

«Certo, siete tutti invitati.» interviene prontamente il dottor Freund.

«Appuntamento irrinunciabile.» ironizza qualcuno del gruppo.

***

Il giorno seguente il Molla e Morozzi seguendo l'inesistente comando postipnotico del dottore si presentano alla conferenza. In realtà per il Morozzi è una sorta di curiosità letteraria che lo ha spinto a partecipare, conscio che da una nuova esperienza può nascere una nuova storia da scrivere. Per il Molla invece le motivazioni sono molto più terrene, nuovi territori da esplorare, nuove prede, nuove occasioni, terapie benefiche alternative con contatti fisici ravvicinati. A farla breve una nuova occasione per cambiare giro e donne.

Le premesse sono buone, l'ambiente è ampio e affollato, la facilità di confondersi con gli spettatori è un incentivo a entrare sapendo che puoi sgattaiolare via quando ti pare. Le stesse premesse significano per il Molla un sacco di donne ancora vergini al suo fascino.

«Sono felice che sia venuto.» sente dire Gianluca alle sue spalle.

Così come è arrivata la sensazione di passare inosservato se n'è andata prima ancora di essere assaporata. Non fanno in tempo a sedersi che il dottor Freund si materializza davanti a loro con la stessa maglietta del giorno prima però color rosso, neanche ne avesse un'intera collezione.

«Venite con me.»

Il Molla glissa con sapienza, facendo cenno all'amico di aver puntato una bionda in stile Hippy seduta a gambe incrociate in fondo alla sala. Gianluca è incastrato nell'invito.

«Vorrei presentarle una persona.»

«Veramente eravamo d'accordo che sarei rimasto in incognito.» procede cauto il Morozzi che davvero non ha alcuna voglia di esporsi in una cosa che ancora non conosce. Ma sarà l'apparizione di Woody Allen che gli ricorda che infondo potrebbe essere materiale da romanzo, che lo fa desistere dal rendersi schizzinoso, o forse sarà semplice curiosità e alla fine segue il dottore.

«Si tratta di un gruppo di lavoro.» inizia a spiegare mentre s'incamminano in un lungo corridoio.

«Tipo anonima alcolisti?»

Il dottor Freund si ferma di colpo e lo guarda severo.

«Lei mi è simpatico signor Morozzi, ma nonostante ciò è abbastanza fastidioso che lei ironizzi su quello che facciamo. Ci sono persone che hanno bisogno del nostro aiuto, ci sono persone che riusciamo ad aiutare, e ci sono persone che purtroppo riusciamo ad aiutare solo in parte. Alcune di loro vivono dei drammi esistenziali...»

A quel punto il Moroz è con le mani alzate in segno di resa e mestamente accoglie le ultime parole del dottore anche se avrebbe voglia di andarsene.

In compenso il corridoio finisce assieme alla paternale, entrano in una stanza e finalmente Gianluca vede la persona che sta per conoscere. La ragazza, perché è di una ragazza che si tratta, è di spalle, una biondina dal fisico asciutto che pare promettere bene, almeno fin quando non sente pronunciare il nome.

«Fiore, vorrei presentarti una persona.»

"Fiore?" si chiede Gianluca "non sarà mica quella Fiore?" spera con tutto il cuore, "non si tratterà di quella pazza squinternata dalla personalità multipla?"

Ma come accade, ogni tanto le speranze vengono assecondate e ogni tanto no.

«Gianluca!»

«Ciao Fiore, come stai?»

«Bene grazie. Hai scritto qualche nuovo pezzo per il teatro?»

«No, dopo quell'esperienza mi sono preso una pausa.»

«Vi conoscete?» interviene perplesso il dottor Freund.

«Si.» rispondono all'unisono con un sorriso divertito di Fiore che nel contempo sbatte le palpebre mielosa.

Gianluca è confuso, non sa se deve ricordare la panchina sulla collinetta sopra San Luca, se l'infilata di lingua nel bagno del ristorante non troppo economico, oppure la figuraccia al Dragon Pub. Quello che riesce a fare è sorridere di rimando.

Le domande che seguono servono al dottore per comprendere se il Moroz conosca davvero il problema di Fiore, alias Susanna, alias Dark Lady, alias alter ego maschile. Quello che non si aspetta però il Moroz è la quinta personalità. La rivelazione avviene in maniera tanto naturale che per un attimo dubita di tutti i precedenti incontri avuti con la sosia di Elisabeth Olsen e tutti i suoi alias. Lei è davvero graziosa in questa sua veste, dolce, gentile, disponibile, proprio come sulla collinetta. Il dottore spiega che secondo una teoria legata appunto ai metodi di cura non convenzionali, alcuni aspetti della schizofrenia da personalità multipla, posso essere curati enfatizzandone alcune peculiarità, e il ruolo di attrice fa parte di questa cura. La sostanza è che se fingi come attore di essere qualcun altro, la tua mente si stufa di essere qualcun altro, di conseguenza le personalità schizofreniche meno presenti tendono con il tempo a scomparire.

Aveva ragione Woody, una sacco di materiale da un romanzo. Peccato che Gianluca ne è il protagonista involontario. In ogni caso la questione sembra essere liquidata, Gianluca saluta Fiore, e almeno questa volta ne sembra uscire indenne a parte l'esperimento che il dottore vuol provare a mettere in atto all'istante.

«Lei sa cos'è un comando postipnotico?»

A Gianluca viene voglia di controllare che non ci siano telecamere nascoste, che non si tratti di una grande burla architettata da quei tre simpatici perditempo dei suoi amici.

«Certo.»

«Stiamo cercando di curare Fiore con l'ipnosi.»

Avrebbe dovuto immaginarselo.

«Attraverso delle sedute tenute dal professor Santi, abbiamo indotto Fiore al rivelamento delle personalità che albergano in lei.»

A Gianluca sembra molto una cosa fra posseduti ed esorcisti.

«Tipo la storia dell'albergo sull'oceano.» butta lì Gianluca con noncuranza senza saper bene cosa sta dicendo.

«Esiste una parola chiave che può risvegliare ognuna di queste personalità.» continua il dottore parlando lentamente per essere sicuro che le proprie parole vengano comprese «Ora tornerò da Fiore attiverò il comando postipnotico e poi la farò entrare.» qui il dottore fa una pausa «Rimarrà meravigliato.»

Il dottore fa come appena detto, entra nella stanza dalla quale sono appena usciti e in meno di cinque secondi lo fa entrare.

«Ciao Fiore.» la saluta di nuovo Gianluca.

La ragazza lo guarda diffidente.

«Scusi?»

Ecco la quinta personalità, oppure Fiore è semplicemente una brava attrice.

«Piacere, Gianluca.» le dice deciso a partecipare al gioco porgendole la mano.

«Piacere mio. Ma come mi ha chiamata poco fa?» gli chiede di rimando.

«Mi scusi, dicevo che è bella come un Fiore.»

Poi improvvisamente il dottore compie un gesto repentino davanti agli occhi della ragazza e prontamente la prende al volo mentre il suo corpo si accascia a terra.

Ci manca Giucas Casella e una persona infilata fra due sedie con lui che gli salta sopra per concludere il quadretto, solo che al Moroz, tutto ciò a fatto uno strano effetto che gli rizzano di riflesso i peli sulle braccia.

Il seguito è proprio come nelle comparsate di Giucas Casella, lei si risveglia, non ricorda nulla, saluta il dottore e Gianluca, e se ne vanno lasciandola da sola.

«Cosa ne pensa?»

Non fa in tempo a rispondere che lungo il corridoio compare il Molla con la tipa Hippy avvinghiata alla vita.

«Ohé Lajos. Ti ho cercato dappertutto. Ti spiace se torno con... Serena, e ti mollo qui da solo?»

«Ho altra scelta?»

«No, ma mi sembrava carino chiedertelo.»

Il Molla scompare, in compenso al suo posto si materializza Nanni, si proprio quel Nanni, l'ipnotista, d'altro canto c'era d'aspettarselo, quello che non s'aspetta Gianluca è la presenza di Elettra. I due sembrano fare coppia fissa, anche se per un attimo l'ipotesi che lui induca lei con l'ipnosi a stare con lui, eccetera, eccetera, attraversa la mente del Moroz e gli si materializza in volto in un espressione eloquente.

«Come stai?» gli chiede lei come se l'ultima volta non lo avesse mandato a quel paese con tanto di schiaffi.

"In realtà volevo chiedervi cosa avete fatto alla mia mente l'ultima volta che ci siamo incontrati"

«Bene, e voi?» risponde invece.

«Ho incontrato il professor Santi alla conferenza per caso.» puntualizza lei.

Gianluca ci mette un nanosecondo ad abbinare il nome del professore con Fiore, e in un altrettanto nanosecondo compare Fiore proprio davanti a loro. Gianluca maledice il Molla che lo  ha piantato in quella situazione. Da solo con due ragazze, o forse dovrebbe dire cinque ragazze, con le quali non è andata proprio come sperava, e un professore verso il quale nutre il dubbio che gli possa aver manomesso la mente.

«Buongiorno Fiore.» l'accoglie il professore.

Lo stesso dubbio sul professore ed Elettra ripassa nella sua mente con protagonista Fiore, ma questa volta Gianluca cerca di non farselo leggere in faccia.

«Ciao Elettra.»

"Ma come, le due si conoscono?" pensa Gianluca che non ci capisce più niente.

Nonostante tutto aveva pensato che magari con Fiore, stando attento a non pronunciare parole proibite o a compiere gesti che possano risvegliare personalità latenti, poteva anche accadere qualcosa che andasse al di là di una semplice passeggiata con meta una panchina. Per la verità aveva anche pensato che il "come stai?" pronunciato da Elettra potesse essere il preludio a un nuovo avvicinamento. Magari la ragazza s'era pentita d'averlo preso a schiaffi, magari appunto da quegli schiaffi poteva scaturire una sorta di brama riparatoria, attraverso la quale potevano accadere un sacco di altre cose, bagni d'inchiostro a parte. Invece le due ragazze sembrano conoscersi, e tutto si complica, non può certo mettersi ad ammiccare a una senza che l'altra se ne accorga. Risultato le prospettive di andare in bianco un'altra volta sono molto alte, almeno fin quando non compare "occhi di ghiaccio".

«Ciao Gianluca.»

«Ciao Valentina.» risponde senza farsi cogliere in fallo.

«Qui sono la "Sacerdotessa della Luna".» gli risponde la ragazza facendogli fare la figura dell'idiota.

«Certo, scusa.» "Cerchio di sale, candele, ai giardini, l'altra notte, avrei dovuto immaginarlo" pensa fra se.

Ecco un'altra ragazza alla quale Gianluca non disdegnerebbe di dare un passaggio, si tratta solo di capire quale delle presenti possa voler salire metaforicamente sul sedile affianco al suo. Ed è proprio parlando di sedili che l'associazione con un automobile avviene in maniera naturale quasi che a parlare di riti magici, metodi non convenzionali, potere della mente, l'apparizione della ragazza della Mini sia una conseguenza irrinunciabile.

«Ciao Fiore.»

Non c'è alcun dubbio quella è la donna del fu Aldo Ferro, e se servisse una qualche contro prova c'è il barboncino con collare in strass a confermarlo.

«Ciao sorellina.»

I baffi all'ingiù di Morozzi si contorcono oltre la naturale linea da Hulk Hogan in versione dark.

Dunque, ricapitolando. Gianluca si trova a un convegno per metodi di cura non convenzionali, con un tizio dalla maglietta che inneggia alla libertà dal Ritalin, un presunto ipnotizzatore, la sosia di Elisabeth Olsen dalle multipersonalità, la mistico/esoterica Elettra, la Sacerdotessa della Luna Valentina dagli occhi di ghiaccio, e la rediviva donna di Aldo Ferro nonché sorella di Fiore multipersona e un barboncino agghindato di strass.

«Si è fatto tardi.» annuncia Gianluca.

Ognuno sembra voler dire qualcosa e nella sua mente il Morozzi li anticipa.

Il dottor Freund lo vuole coinvolgere, con la scusa dell'articolo del quale ormai si è pentito cento e più volte di averlo scritto. Risposta: Ci sentiamo per telefono, le farò sapere.

Nanni, anche detto professor Santi, probabilmente lo vorrebbe ancora come cavia. Risposta: scordatelo, o meglio, avrei da chiederle qualcosa in merito all'ipnosi e al comando postipnotico, mi lascia il suo numero?

Fiore vorrebbe invece portarsela a letto, perché seppur con tutti i rischi è pur sempre la sosia di Elisabeth Olsen. Risposta: Fiore è stato un piacere rivederti, non gli viene altro, la paura di ripetere l'incubo multipersonale alla fine lo blocca.

Elettra, anche lei vorrebbe portarsela a letto, magari in qualche esperienza mistico-esoterico-rituale. Risposta: Ci sentiamo, con una strizzatina d'occhio cercando di non farsi vedere dalle altre.

Valentina dagli occhi di ghiaccio, è quella che più gli trasmette la sensazione di normalità e di affidabilità, e certo, anche lei vorrebbe portarsela a letto, a pensarci bene anche più delle altre. Risposta: posso darti un passaggio?

La donna di Aldo Ferro, non se la porterebbe a letto per una forma di rispetto, come se fosse una questione di vedove e lutto, e poi è la sorella di Fiore e dopo quella volta che era stato contemporaneamente con due sorelle che non sapevano di andare a letto tutte due con lo stesso uomo... beh, è finita male. Risposta: piacere di averti rivista.

In realtà tutto ciò accade solo nella sua mente, Fiore se ne va presa sottobraccio dalla sorella, il dottor Freund scompare nella sala conferenze, Elettra e Nanni s'incamminano lungo il corridoio, rimane come uno scemo (con tutto il rispetto parlando) a fissare la ragazza da accompagnare.

«Posso darti un passaggio?» chiede a Valentina prima che scompaia anche lei.

***

La telefonata del Massacratore era una conseguenza naturale degli eventi del giorno prima. Dopo il casino in cui l'aveva messo con Fiore, Elettra e tutto il resto, non aveva più avuto il coraggio di farsi sentire. Improvvisamente per una strana coincidenza, probabilmente dovuta a qualche sconosciuta e improbabile congiunzione astrale, questo coraggio sembrava averlo trovato.

«Oh vecchio, oh bomber, ho un progetto tagliato su misura per te.»

«Mi sono ritirato.»

«Su via non scherzare, gli scrittori non si ritirano mai, guarda quelle vecchie Cariatidi attaccate ai loro libri come non mai.»

Gianluca non ha il coraggio di chiedergli a chi si riferisca per una sorta di rispetto nel confronto di quegli scrittori che il Massacratore a genericamente chiamato vecchie Cariatidi.

«Intendo dire che non scrivo più per il teatro.»

«Bene. Meglio. Si tratta di un progetto per la televisione.»

"Certo la tv è un'altra cosa" pensa il Morozzi, "ma il Massacratore è pur sempre il Massacratore, e dove c'è lui c'è sempre qualche casino" continua a pensare.

«C'è un attrice molto importante nel cast.»

Gianluca vorrebbe far notare al Massacratore che non è il caso che parli ancora di attrici.

«Di chi si tratta?»

«Dai bomber, lo sai che non posso sbottonarmi prima che la cosa sia ufficiale.»

«Allora richiamami quando lo sarà.»

«D'accordo, hai presente Jessica Alba, quella che ha fatto la donna invisibile dei fantastici quattro?»

Gianluca sta per riattaccare, anche perché ha molto ben presente Jessica Alba, e pure i fantastici quattro, ma ha anche molto presente il Massacratore, e quando uno la spara troppo grossa è giusto che venga messo davanti alla realtà.

«Oh bomber ci sei ancora?»

«Certo, ero fermo su Jessica Alba.»

«Ecco praticamente la sua sosia.» rivela finalmente.

"E ti pareva, solo che di sosia in questo momento ne ho abbastanza."

«Non lo so.» risponde invece «Dovremmo parlarne con calma.»

«Allora do la conferma.»

«No, ti ho detto che dovremmo parlarne.»

«D'accordo, allora ci sentiamo.» e gli butta giù il telefono con la stessa velocità inquietante di un colpo di fucile dritto in fronte.

Gianluca decide di farsi una bella doccia, forse con acqua e sapone riesce a lavar via un po' di sfiga, e soprattutto riesce a recuperare la giornata appena iniziata, per non parlare della serata che ha organizzato con Valentina occhi di ghiaccio.

Per non farsi mancare nulla, decide di mettersi al computer e buttare giù un po' di appunti per quel romanzo lasciato in sospeso, e già che c'è anche altri appunti che gli suggerisce Woody Allen da una parte remota della mente.

Mezzogiorno passa silenzioso, è solo all'una e mezza che Gianluca sente lo stimolo della fame e s'accorge che ha cliccato sui tasti per più di cinque ore consecutive, neanche fosse sotto l'effetto di qualche strascico di Ritalin, a riprova che forse era solo suggestione.

Ripara con un piatto di lasagne prese dal freezer. Intendiamoci niente di preconfezionato da qualche sconosciuta o straconosciuta, industria alimentare, solo roba fatta in casa e porzionata in freezer per le emergenze.

Appagato dall'accompagnamento di un'abbondante spolverata di parmigiano e da un buon rosso, il calo della palpebra avanza sinuoso.

Quando l'abbiocco è ormai consumato Gianluca viene risvegliato dalla suoneria del proprio cellulare.

«Ciao Terzo.»

«Ho notizie della Mini.»

«Ma non avevi chiuso con gli sfasciacarrozze?»

«Non con le sorelle degli sfasciacarrozze.»

Segue una pausa.

«Ho delle notizie anch'io.» aggiunge Gianluca.

«A proposito della Mini?»

«Anche.»

«Ci vediamo da Ringo.»

***

Da Ringo, oltre al solito ubriaco in fondo al bancone ci trovano anche il Molla.

«Com'è andata con la Hippy?» lo accoglie il Morozzi curioso.

«Con chi?»

«Con la tipa che alla conferenza di ieri ti stava attaccata come una sanguisuga.»

«Ah, Chantal.»

«Si, Chantal.» lo incalzano i due amici.

«Bene.» risponde con un alzata di spalle.

«Bene, che significa?» gli fanno il verso gli altri due, che per dirla tutta sono andati a dormire da soli.

«Bene. E basta.»

Le questioni nel caso di una risposta tanto evasiva sono due, o è andata davvero bene, oppure è andata decisamente da schifo.

Due pacche sulle spalle archiviano la questione e tre birre appena spinate, pronte sul bancone, suggellano il cambio di argomento.

«Allora le notizie della Mini?» interviene il Terzo che è più curioso di sapere cosa ha scoperto il Moroz che rivelare quello che ha scoperto lui.

«La donna di Aldo Ferro è la sorella di Fiore.»

«Quella Fiore?» domanda il Terzo.

«Quella pazza squinternata che faceva l'attrice?» rincara la dose il Molla.

«Quella Fiore che ti ha mollato alla panchina, che ti ha cacciato la lingua in gola...»

«Si! Quella Fiore!» gli interrompe Gianluca prima che ripercorrano l'intera disavventura avuta con la ragazza.

«E come è successo?» chiede il Molla

«Credo abbiano gli stessi genitori.» rimbecca sarcastico Gianluca.

Altra pacca sulla spalla, come a dire, "l'avevamo capito".

«Se ieri alla conferenza ti fossi fermato un po' di più avresti assistito alla scena.» e giù a spiegare come sono andate le cose, compreso il passaggio a casa dato a Valentina.

«Quindi hai concluso con la sacerdotessa dagli occhi di ghiaccio?»

«Non ho concluso un bel niente.» e omette di rivelare l'incontro per quella sera.

«Quindi non hai concluso e non hai scoperto dove abita la tizia della Mini?» conclude il Molla sconsolato.

«Per l'indirizzo posso aiutarvi io.» interviene il Terzo.

La sostanza è semplice, il Terzo è riuscito a procurarsi l'indirizzo della ex donna di Aldo Ferro, ex in quanto Aldo è morto, mentre Gianluca ha il numero di telefono di Fiore. La scelta spetta al Molla, e decidere se preferisce cercare di capitare dalle parti della tizia della Mini sperando d'incontrarla, o se vuole organizzare un'uscita a quattro con Fiore, la sorella e Gianluca.

«Veramente io stasera sarei occupato.» precisa il Moroz che non ha voglia di rimanere incastrato in questa faccenda.

«Occupato in cosa?» gli fa eco il Quarto entrando da sotto la serranda semi abbassata.

"Ecco, ci mancava pure questa" pensa Gianluca fra se.

«Occupato vuol dire occupato.» enfatizza il Terzo come a ricordare che occupato significa solo ed esclusivamente avere un appuntamento con una donna.

«E chi sarebbe questa occupazione?» insiste il Quarto.

«Una ragazza.» glissa il Moroz.

«Che di nome fa?»

«Quante cose che vuoi sapere.»

«E no.» interviene il Molla «se devo averla buca con la tizia della Mini devo almeno sapere perché.»

«Non è che l'hai buca a causa mia.» precisa Gianluca «Ti ricordo che non hai nessun appuntamento con la tizia della Mini.»

«Ma ce l'ha un nome questa tizia della Mini?»

«Certo.» risponde il Terzo sottolineando con un fischio «Donna della Mini, sorella di Fiore, donna di Aldo Ferro.»

La pacca sulle spalle si trasforma in una mini rissa a danno delle articolazioni del Terzo, perché un po' di sarcasmo va bene, ma quando è troppo, è troppo.

Giusto per non far perdere nulla pure al Quarto i tre amici raccontano anche a lui quanto si è perso fino a quel momento, con evidente sgomento per lo strano intreccio che si è formato alla conferenza.

«Quindi questa sera esci con Valentina?» conclude il Quarto.

«Non l'ho mai detto.» si difende Gianluca che proprio non vuol condividere la notizia.

«Ieri l'hai accompagnata a casa. Oggi ci esci.»

«Non è che l'accompagnamento a casa di una ragazza sia necessariamente propedeutico all'uscita il giorno seguente.»

«Prope...ché?»

«Propedeutico.»

«Quanto la fate difficile voi scrittori. Ci esci o non ci esci?»

«E se anche fosse?»

«Se fosse, mi eviterei di chiederle io di uscire.»

La notizia zittisce tutti, non avevano capito che il Quarto in qualche modo fosse interessato alla sacerdotessa dagli occhi di ghiaccio.

«Ci esco.» confessa Gianluca.

***

La copertina della rivista con lo spot fucsia e il suo mezzobusto messi in evidenza ad annunciare l'articolo del Ritalin, continua a passare fra le mani di Gianluca per tutto il pomeriggio. Decide di fare un'altra doccia, e improvvisamente i riti magici e propiziatori, non gli sembrano così diversi dal farsi una doccia nel vago tentativo di sentirsi meglio. Mentre si asciuga la testa (e scrivo testa in quanto di capelli non se ne può parlare) un pensiero fuoriesce come se stesse sfregando la superficie di una lampada magica.

"Sono due giorni che non ho allucinazioni."

In questa situazione, chiunque dovrebbe sentirsi sollevato, chiunque dovrebbe essere felice di non sentir nascere nella propria mente melodie improvvise, o di non veder invaso il proprio campo visivo da personaggi dei fumetti e simili. Eppure Gianluca è inquieto. Come se l'improvvisa ritrovata normalità possa in qualche modo essere il preludio a un disastro di maggiore portata.

 

 

 

Marco Ischia nasce nel 1972 a Luino (Varese) sulle sponde del Lago Maggiore, da sempre risiede ad Arco (Trento) sulle sponde del Lago di Garda, terra delle sue origini. Scrive da quando l'adolescenza si è presentata alla sua porta con tutte le sue contraddizioni ed emozioni. Dal 2008 inizia a partecipare con successo a diversi concorsi letterari, e si definisce un amico di Officine Wort. Dal 2012 collabora con il blog Noir Italiano per il quale scrive recensioni, interviste e cura una rubrica tutta sua dal titolo "100 modi di morire in un libro". A tutt'oggi continua a scrivere e a leggere, convinto che un libro non è solamente un bel soprammobile.

 

 
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