I Capitolo Sabrina Brezza PDF Stampa E-mail

I Capitolo di Sabrina Brezza

 

E' una delle tante domeniche passate assieme ai ragazzi della curva per Gianluca, un rito irrinunciabile che ha la precedenza su tutto, su quel capitolo che da giorni ristagna nelle pieghe della mediocrità o su Teresa, la ragazza che frequenta da qualche mese e mette il muso ogni volta sente parlare di calcio.

Ma allo stadio non si pensa a cosa ci aspetta a casa, qui si viene a rendere omaggio alla propria fede e oggi le aspettative sono tante; all'andata il Bologna ha pareggiato in trasferta con la Juventus e i rossoblu potrebbero fare il colpaccio.

Morozzi lo sa, lo percepisce quel trambusto nello stomaco e non è colpa delle fettuccine di sua madre, é un pensiero che percorre gli spalti e si insinua tra i cori come serpenti marini che si snodano nel gelido cielo del Dell'Ara.

Ma subito ci pensa Diego a disfare quell'atmosfera e per un attimo gli ultras dell'Andrea Costa ammutoliscono. E' solo un momento, poi la delusione sfocia in un boato d'imprecazioni.

Gianluca attende la ripresa incitando i suoi amici, ce la possono ancora fare, se solo l'arbitro non fischiasse sempre a favore degli altri, ma s√¨ siamo pi√Ļ forti di qualsiasi sudditanza psicologica.

E' un boato quello che accoglie il rientro in campo del Bologna.

La speranza si riaffaccia nello scrittore e mentre canta a squarciagola gli pare di scorgere tra sciarpe e cappelli, un profilo familiare. Poi Buscè segna e lo stadio esplode. E' festa, tutti si abbracciano, sanno che possono chiudere la partita. Morozzi dimentica quella sensazione avvertita poco prima, è un pensiero che sfuma, un dettaglio perso in quella congrega festante.

Non sa di essere osservato.

Qualcuno lo scruta, soppesa l'effimera felicità che emana il suo sguardo e attende.

Solo un paio di seggiolini lo separano dallo scrittore.

Potrebbe raggiungerlo facilmente e piantargli un coltello nel fianco, ma così non ci sarebbe gusto.

Vuole guardarlo negli occhi, vederlo annaspare mentre gli rivela la sua identità. Ha un piano, sono anni che medita di vendicarsi e ora che sta per farlo ne sente il sapore riempirgli la gola.

Quasi vacilla di fronte all'inconsapevolezza di Gianluca che non sospetta di essere in pericolo.

Attraverso il fumo della sua sigaretta, lo sconosciuto filtra la figura dell'ignaro tifoso.

''Conoscerai la vera disperazione quando c'incontreremo '' pensa mentre lo vede portarsi le mani sul volto quando Candreva sigla il suo primo goal con la maglia della Juventus, ponendo fine alla partita.

'' Ormai manca poco'' pensa mentre accarezza il coltelo a serramanico che tiene in tasca.

L'arbitro fischia il termine della partita; un avvilito Morozzi abbandona lo stadio e assieme ai suoi amici si rifugia nel solito bar della domenica ad annegare la delusione in un boccale di birra.

 

Il lunedì mattina scivola pigro verso l'ora di pranzo.

La notte ha mitigato l'amarezza, che già confluisce nell'attesa per lo scontro di domenica col Genoa e prima di addormentarsi, gli sono venute delle buone idee per uscire dallo stallo in cui da giorni è impantanato il suo racconto.

Oggi lo aspetta un incontro con i suoi fan, in una libreria del centro.

A Gianluca piacciono questi piccoli bagni di folla in cui spiega come nascono le sue storie e che alimentano, attraverso i complimenti che riceve, la sua autostima.

Sarà un pomeriggio tranquillo e solleticato da questi pensieri paciosi, Gianluca si siede davanti al suo portatile e comincia a scrivere.

Mentre raggiunge la libreria canticchia '' Vision of Johanna ''. C'è l'ha in testa da stamattina, l'ha sentita alla radio mentre si preparava il caffè.

Apre la porta del negozio e uno dei proprietari gli viene incontro, gli stringe la mano e lo ringrazia per aver accettato il loro invito.

La conversazione si srotola placida all'interno di quei muri tappezzati di libri mentre, sul lato opposto della strada, qualcuno li osserva.

Lo sconosciuto giocherella con lo zippo. Lo scrittore è di spalle, ha le mani in tasca e sta ridendo. Lo capisce dai sussulti della sua schiena. Poi i due uomini si spostano e scompaiono dalla vetrina.

Intanto a gruppetti arrivano i primi fan. Lo sconosciuto attraversa la strada e si accoda a una coppia di ragazze.

Un locale ricavato nel soppalco del negozio accoglie la fila di visitatori.

Gianluca finisce di sorseggiare il suo caffè e va a sedersi a una moderna scrivania Ikea.

La libreria è stata da poco ristrutturata e lo stile contemporaneo, voluto dai nuovi proprietari, non ha scalfito l'aspetto retrò dell'edificio.

Un quarantenne con una camicia a scacchi attende il suo turno.

Non si è tolto gli occhiali da sole e continua a spostare il peso da una gamba all'altra.

Ha un piumino scuro appoggiato sul braccio e nonostante la temperatura piacevole della stanza, l'uomo ha due chiazze scure sotto le ascelle.

La fila avanza piuttosto spedita.

Ora √® il turno di una coppia di fidanzati. Lei indossa un cappottino verde che ben si armonizza al fulvo dei suoi ricci. Pi√Ļ basso di statura, il suo ragazzo porta un paio di occhiali da vista con una montatura bianca che ricordano molto gli anni '80.

Gianluca nota (con un certo piacere) che si sta stempiando: presto anche lui farà parte della grande famiglia dei calvi.

Due ragazze aspettano il loro turno armeggiando col lucidalabbra. Hanno jeans aderenti e striminzite maglie da cui occhieggiano, ombelichi ornati da pietre luccicanti.

Scimmiettano pose accattivanti, mentre la bionda scatta una foto con il suo smartphone nuovo, in attesa di quella che faranno tra poco con Morozzi. Naturalmente la pubblicheranno subito su Facebook.

Dietro di loro l'uomo con la camicia a quadri le scruta. Il suo sguardo, protetto dalle lenti scure, indugia insistente su quei giovani corpi.

Sorride di quegli atteggiamenti provocatori, di come la mora continui a spostarsi i capelli dietro le spalle, mettendo ancor pi√Ļ in evidenza il suo seno prosperoso.

Una signora con una sgradevole erre moscia interrompe quel momento con uno scontato ''tra poco tocca a noi ''.

L'uomo le mostra un sorriso tirato; non gli piace socializzare.

Finge di cercare qualcosa in tasca, prende il telefonino e se lo porta all'orecchio voltando le spalle a quella seccatrice.

Un adolescente con il piercing al sopraciglio si avvicina alla scrivania.

- Ciao, io sono Jacopo - si presenta porgendo la mano allo scrittore.

Gianluca gliela stringe e ascolta gli elogi del ragazzo.

Al polso ha uno di quei bracciali di cuoio con le borchie e porta una felpa nera con il logo di Superman.

Si passa una mano tra i capelli per accentuare il suo taglio spettinato mentre con l'altra stringe una copia di '' Colui che gli dei vogliono distruggere ''.

Gianluca sigla una dedica per quel giovane lettore e lo saluta passando al prossimo ammiratore.

Arrivato il suo turno, l'uomo con gli occhiali da sole ha ritrovato la loquacità.

Non smette di lodare Morozzi, dice di essere un suo grande fan sin dagli esordi anche se tra tutti, il suo libro preferito è '' Lo scrittore deve morire ''.

In tono confidenziale gli confessa di aver scritto un romanzo e con un gesto da prestigiatore fa apparire da sotto il piumino, una grande busta gialla piegata in metà.

<< E' il mio manoscritto. Se potessi leggerlo e dirmi cosa ne pensi. Dentro c'è anche il mio numero di cellulare. >>

Ecco ci risiamo pensa Gianluca. Ogni tanto capita in questi incontri, che qualcuno arrivi con un'opera inedita.

<< Mi spiace, ma non leggo mai gli scritti altrui. Non sono un editore. >>

Quella risposta non piace all'uomo.

Il sorriso sparisce tra le pieghe di quelle labbra troppo sottili per contenere la finta dentatura.

Gianluca segna sulla busta il nome di un paio di case editrici, ma quel gesto non riesce a far tornare di buonumore l'uomo, che se ne va grugnendo.

Capita si dice tra sé Morozzi mentre accoglie una chiassosa signora dalla erre moscia.

 

Sono da poco passate le 18 quando esce dalla libreria.

Ormai è buio e il freddo di fine febbraio lo costringe a infilarsi il berretto di lana.

Cammina senza fretta fino alla fermata dell'autobus.

E' l'ora di punta. Uomini e donne s'affrettano a tornare a casa.

Sul marciapiede la gente si accalca vicino alle porte del pullman.

Gianluca attende defilato il suo turno.

Un piacevole calore lo accoglie all'interno e anche se rimane in piedi non gli importa.

Tra poco sarà a casa, ordinerà una pizza che mangerà davanti al computer. Si sente ispirato, scriverà fino a tardi, fino a che avrà consumato anche l'ultima parola.

Fuori dal finestrino la città sfuma nelle tremule luci della sera.

Celato fra le persone, lo sconosciuto osserva e attende.

Morozzi non si accorge di essere seguito.

Nemmeno quando si ferma davanti a una vetrina di telefonia, nota lo sconosciuto che accelera il passo e lo supera.

Nel suo palazzo c'è uno studio pediatrico e lui citofona per farsi aprire, così non perde tempo a cercare le chiavi.

Molti degli inquilini lo fanno e anche lo sconosciuto ha usato lo stesso metodo per entrare. Ora è fermo nell'atrio e finge di attendere l'ascensore mentre la sua vittima arriva.

Gianluca non ha tempo di notare la persona che pigia il tasto di chiamata, perché in quel momento uno squillo lo avverte che gli è arrivato un messaggio.

E' il suo editore che vuole sapere a che punto è il racconto. Digita una breve risposta e s' infila il cellulare in tasca.

Le porte dell'ascensore si aprono, l'interno è vuoto.

<< Aspettate >> urla una signora con le borse della spesa. E' l'inquilina del terzo piano, fa la bidella presso un asilo o forse è una scuola elementare, Morozzi non ricorda bene.

La donna s'infila nell'abitacolo e schiaccia il bottone corrispondente al suo piano. Ha dita tozze smaltate di rosso, anche se in alcune unghie il colore è saltato. In breve l'ascensore raggiunge il terzo piano e prima di uscire, la signora squittisce un cordiale buonasera.

Ora sono soli.

Gianluca avvicina il dito alla pulsantiera e rivolgendosi allo sconosciuto chiede: << A che piano? >>

<< Al settimo, grazie. >>

Proprio dove abito io pensa lo scrittore. Per ogni pianerottolo ci sono tre appartamenti, lui sta in quello di mezzo, tra una coppia di anziani e una famiglia con tre figli.

Osserva il suo compagno di cabina. I suoi occhi si intravedono appena sotto il cappuccio della felpa mentre giocherella con uno zippo.

A Gianluca pare di conoscerlo quel ragazzo.

Forse è il nipote dei suoi vicini o un' amico di Marco, il figlio maggiore dei Ciravegna.

Quel suono ripetuto inizia a dargli fastidio; ancora qualche piano e potrà uscire da lì.

Come se lo avesse letto nel pensiero, il ragazzo si ferma. Con calma fa scivolare il cappuccio sulle spalle e si volta a guardarlo.

Un brivido s'insinua tra le scapole dello scrittore mentre due occhi limacciosi frugano tra i suoi.

<< Io ti conosco, questo pomeriggio eri in libreria >> dice spostando lo sguardo sulla felpa dell'adolescente dove brilla la ''S'' di Superman. << Che strana coincidenza.>>

<< Non è una coincidenza >> e con un gesto fulmineo fa scattare un coltello a serramanico.

Di colpo l'ascensore sembra rallentare e la faccia del ragazzo assume un ghigno distorto sotto la luce del neon.

<< Cosa vuoi da me? >> chiede Morozzi con un filo di voce.

<< Cosa voglio? Vendicarmi! >> risponde il ragazzo. Non sembra pi√Ļ il tranquillo ammiratore a cui poche ore prima aveva autografato il libro. Dovrebbe avere tra i sedici e i diciassette anni, ma ora i suoi occhi sembrano invecchiati di colpo. Gli ricordano qualcuno, anche se non riesce, tra quei lineamenti a districarne la somiglianza.

<< Non mi riconosci? Sono Jacopo, il figlio di Aldo Ferro. >>

Lo scrittore boccheggia ma le parole rimangono ancorate alla sua gola. E' imprigionato tra quelle pareti d'acciaio che paiono restringersi e cupi pensieri confondono la sua mente.

<< Non è strano trovarci chiusi in un ascensore, proprio come nel tuo stramaledetto Blackout? >> gli chiede il ragazzo.

Morozzi sa bene che non è un caso. Come sa che questa situazione non può essere reale.

Forse quello non è un semplice ascensore, forse si trova imprigionato in un sofisticato marchingegno che viaggia attraverso le trame dei suoi romanzi.

<< Tu non eri nemmeno un vero personaggio ma solo un abbozzo. E poi non dovresti essere un bambino, un bambino obeso? >> chiede al suo aggressore.

<< Sono cresciuto. Non lo sai che l'odio consuma? >>

<< Mi incolpi della morte di tuo padre? >> chiede con amarezza.

<< Non m' importa niente di quel bastardo. Mi ha sempre trattato come un perdente, era capace solo a maltrattarmi. E' per vendicare mia madre che sono qua, quella storia l'ha distrutta. Da allora ha iniziato a guardarmi come se avesse paura di me. Forse temeva che sarei diventato un serial killer. >>

E non aveva tutti i torti pensa Gianluca che però trattiene per sé quella riflessione.

Tra poco arriveranno al settimo piano e non appena le porte si apriranno proverà a metterlo fuori gioco, forse con un calcio tra le gambe.

Ma Jacopo ha un piano.

<< Ferma l'ascensore! >> ordina puntandogli il coltello alla gola.

Gianluca preme il pulsante dell'ALT. La cabina si ferma tra il quinto e il sesto piano.

Jacopo sorride, il suo fiato sa di tabacco e mentine. Osserva la lama solleticare la pelle dello scrittore e per un attimo si lascia ipnotizzare dal suo luccichio. Guarda Morozzi dritto negli occhi e il suo viso non √® pi√Ļ quello di un sedicenne. Ora √® la faccia di Aldo Ferro che gli parla e Gianluca non trattiene un urlo, quando sente le sue parole.

<< E ora giochiamo. >>

* * *

 

Sabrina Brezza ha 36 anni, vive a Bra (CN), è sposata e mamma a tempo pieno di due bimbe: Vanessa(7)
e Ginevra (4).
 
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