Carla Sermasi - "Turno di Notte" 2010 PDF Stampa E-mail

 

Due Padri?


"Stai comodo? Le corde sono troppo strette? No? Bene" l'infermiere Theo Cersich  fingeva di non dare importanza a quell'uomo che aveva di fianco che gli parlava, mentre lui svolgeva il suo servizio. Lo aveva incontrato altre volte negli ultimi mesi durante il suo turno in ospedale: era un volontario che andava a fare servizio di assistenza ai malati. Theo quella sera si era preoccupato quando aveva visto una pistola nel suo armadietto nel camerino. Soprattutto non aveva capito se fosse vera o finta. Sicuramente era fasulla, del resto quell'uomo, Max, quel volontario, sembrava un tipo tranquillo. Molto serio, quasi triste, ma tranquillo.
E invece ora all'improvviso lo aveva minacciato e gli stava alle calcagna, facendogli capire che in tasca aveva quella pistola che aveva intravisto alcune ore prima nel camerino. E non mostrava di avere assolutamente buone intenzioni. L'arma era uscita dalla tasca del camice. La sentiva, anche se non la vedeva, puntata nella sua schiena. E gli ammalati non se ne erano accorti. Lui sì. Purtroppo.
Continuò a far finta di nulla e a rivolgere la parola ai pazienti, tenendo sul viso la mascherina, che gli fungeva quasi da bavaglio. In realtà era  preoccupato.
"Devo farti l'iniezione serale. Non credi che le corde siano troppo strette?" ripetè di nuovo rivolto verso il paziente del letto dieci.
" Ecco, ora tolgo le corde emostatiche  e slego questo salamino del tuo braccio. Ho appena terminato l'iniezione di antidolorifico.  Vedrai che stanotte starai meglio" disse al malato del dodici, provando perfino di esser spiritoso, per mascherare e placare la sua preoccupazione.
Theo slacciò l'ultimo laccio  e lo depose nel carrello insieme ai medicinali.
"Buonanotte a tutti. Stasera in guardiola vedremo un film western, se sentite rumore di spari, non preoccupatevi, ci si vede domani. Buonanotte a tutti" disse forte Max, mentre percorreva il corridoio.
La canna della pistola si fece sentire di nuovo lungo la schiena di Theo che si sentì costretto a seguire Max nella guardiola. Era il turno di notte e, come d'accordo, vista la penuria di personale in quegli ultimi tempi, il suo compagno di servizio non sarebbe arrivato. Turno da solo, o meglio con un volontario, Max appunto, tipo affidabile, gli aveva detto il capo sala, all'ultimo momento. Purtroppo.
"Allora mi ascolti? Siamo soli ora. Io ho iniziato tutto per piacere a una ragazza. E tu perché l'hai fatto? Perché hai iniziato a drogarti?"
"Che cosa?"
"Non fingere di non capire. Quando hai iniziato a drogarti? Lo so che l'hai fatto. Ho le prove. O forse √® andata diversamente per te? Ti sei contagiato in altro modo? Comunque sei stato un bastardo a non dirlo! Io ero alla scuola superiore negli anni in cui feci quell'errore. All'intervallo davanti alla porta del bagno ci si trovava con gli amici e spesso, al posto di far chiacchiere su quel che aveva spiegato prima la prof in classe, ci si trovava a guardar le compagne delle altre classi. E a me piaceva una ragazza, Emma, della terza B. Tutto √® cominciato per farmi notare da lei.¬† Piccoletta, occhi a mandorla, sorriso accattivante. E con quel taglio dei capelli alla San Babila, quello che andava in quegli anni. Rasati nella nuca e lunghi nella parte anteriore. Tutte le ragazze li portavano cos√¨, ma lei mi sembrava speciale, Forse erano quelle meches che si era fatta nei due ciuffi che le scendevano lungo i lati del viso... quante volte ho sognato di toccarglieli mentre mi baciava. E invece no, lei, stronza, non mi considerava per nulla. Lei era interessata a un altro, a Andrea. Un biondino che abitava vicino al parco dei Tigli,¬† e con il quale aveva fatto¬† i primi spinelli. E cos√¨ io pensavo che avrei dovuto esser pi√Ļ trasgressivo per piacergli e portare a scuola le novit√†. E¬† anch'io mi diedi da fare, per farmi notare da lei. E cos√¨¬† cominci√≤ tutto, iniziai a comprare anch'io le droghe. E tu?"
"Io? Che sai di me? Nulla..."
"So, so. Un giorno in bagno, provai anche quell'olio di marocchino che era stato comprato a Amsterdam dal mio amico, che era andato là a Capodanno. E mi diede addirittura le allucinazioni. Mi piacquero purtroppo. E passai all'eroina, Ne feci uso solo per qualche mese ...poi smisi. Fu dura, ma ce la feci. E tu?."
"Ma che dici? Io, anch'io, ma come lo sai tu, di me? Non ho mai raccontato a nessuno che spacciavo droghe e che sono sieropositivo da anni...ho sempre finto anche qua in ospedale"
"Bastardo! Ma la pagherai! Io quando incontrai mia moglie, alcuni anni dopo, mi ero già disintossicato, ma avevo paura che il mio vizietto mi avesse lasciato una malattia contagiosa.
"Per precauzione per anni io e mia moglie non avemmo rapporti sessuali senza protezione. Poi venne il momento in cui lei desiderava dei figli....E tu? Sei stato un bastardo! Ti ucciderò!"
"Tu...sei pazzo..."
"No, non sono pazzo. Sono un padre disperato. E ti ucciderò. Non te lo perdono, Nessuno sentirà lo sparo. Ci ho pensato per mesi. Max Cersich, donatore di sperma malato!"
Uscendo dal padiglione, prese la strada delle scale sotterranee. Entr√≤ in un ripostiglio, si svest√¨ e depose tutto ci√≤ che aveva in un sacchetto che si era portato appresso. Ora non doveva pi√Ļ fingere. Non era pi√Ļ il volontario in ospedale che aveva fatto per mesi, ora poteva ritornare a casa. Non doveva pi√Ļ mascherare il suo dolore,¬† aveva saputo chi aveva fatto ammalare sua figlia. Aveva impiegato mesi a scoprirlo, nei computer dell'ospedale cercando tra i file per capire di chi era quello sperma malato che era stato donato dieci anni prima. La sua bambina. Sindrome da immunodeficienza acquisita. Presa dalla nascita. . Se avesse saputo. Se lui e sua moglie avessero saputo, Avevano voluto fare l'inseminazione artificiale per evitare le malattie. E si erano fidati. E Cersich, quell'uomo,¬† donatore di seme a pagamento, non aveva raccontato nulla del suo passato e della sua probabile malattia.¬† Bastardo.
Due padri?
 
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