Danilo Gozzola - "Turno di Notte" 2010 PDF Stampa E-mail

 

Sono sempre stato un solitario, qualche amore da poco, consumato per strada per non crederci.  Volevo piacere alle ragazze, ma non mi filavano.  Lei mi piaceva molto e passavo sempre davanti al suo negozio.
Un giorno, mentre passeggiavo con il cane, mi capitò di scorgerla mentre sistemava una vetrina.  Scherzava con un'altra.  Dalla porta aperta veniva fuori il rincorrersi delle battute.  Mi venne da sorridere quando capii di cosa parlassero.  La serata "intensa" dell'altra con un tipo un po' impacciato.  Lei, gioiosamente comprensiva, prendeva le parti di lui.  La sua voce mi avvolse mentre i nostri sguardi si incrociarono e mi venne da sorriderle.  Anche lei, dolcemente, sorrise stringendo gli occhi.  I capelli le coprivano parte del viso, mentre si muoveva.
Entrai, non so perché e senza sapere cosa dire e buttai lì un: "lei... è bellissima!".  Mi vergognai un mondo al coro di risolini.  Mai fatta una cosa del genere.  Buttai giù gli occhi, per scomparire.  Poi reagii subito guardando i presenti: "se qualcuno la pensa diversamente possiamo parlarne!", dissi allargando le mani e tentando la carta della simpatia.  Ancora quel suo sorriso su di me. Tutto mi girava intorno. "Razza di idiota!", mi dissi.
"Mi ha fatto un complimento sincero, non è carino?", lei disse venendo verso di me. Te la faccio breve, ma mi accompagnò fuori facendomi sentire normale.  Farfugliai qualche cosa e le diedi un mio biglietto da visita chiedendole se avesse voglia di conoscere un "lupo solitario".  Sì le dissi così.
"Può essere...", mi disse sorridendo.  Camminai levitando.  I giorni seguenti continuavo a guardare il telefono sperando che desse segni di vita.  Avevo guardato il sole ed ero rimasto abbagliato.
Una settimana dopo lei chiamò. La voce era dolce. Mi chiese come stessi e se mi interessasse l'inaugurazione di una mostra fotografica di un ritrattista.  A me interessava lei.  Così andai.
La mostra era carina, lei magnifica.  Conosceva tutti e a ciascuno diceva la cosa giusta. Mi presentò diverse persone e stetti bene.  Perché mi guardi, così, Theo?  Sì, non puoi parlare.  Sono i casi della vita.
La notte scivolò via come un velo accarezzato dal vento. Restammo a parlare in auto e poi a casa mia.  Il cane ci guardava e non capiva.  A me sembrava di conoscerla da sempre.  In me c'era pace.  Le raccontai la mia vita saltando di gioia in dolore, di successo in sconfitta.  Mi bastava che lei ascoltasse e socchiudesse la bocca in un sorriso o mi fissasse per comprendere le mie tristezze.
"Ma davvero sei un lupo solitario?" disse guardandomi con il viso leggermente inclinato, i capelli sugli occhi.  E mi venne da accarezzarle il viso.  La baciai.  Lei prese il mio volto fra le sue mani.  Mi sentii portare sopra di lei.  Ma questo non te racconto...  Puoi anche non guardare il pavimento, Theo.
Da allora non posso non pensare a lei.  Mi alzo e penso a lei. Sogno e sogno di lei.
Un giorno, perso a seguire i miei piedi nel ticchettio della pioggia, la vedo.   Sembra felice, ma non penso possa esserlo.  Non deve.  E' con un altro.  Mi dico che non stanno facendo nulla di male. Li seguo.  Salgono a casa sua.  Lo so perché leggo il nome sul campanello.  E cosa fanno su?  Impazzisco.  Il portone è aperto.  Corro. Ansimo. Inciampo, ma salgo.  Dietro la porta ad ascoltare cosa dicono, se dicono.  Forse fanno.  Ma, forse, non te la dico tutta.  Lei mi ha detto di passare di lì quel giorno.  Mi guardi strano?
Lei fa di me quello che vuole.  Sono il suo lupo solitario.  Ma i lupi, lei dice, cacciano.  Difendono il branco.  Lei sa quello che penso, mi anticipa se sto per dire una cosa, sa cosa è bene per me.  Ma a tutto c'è un prezzo.  Si deve distruggere, uccidere, terminare perché tutto continui ad esistere.  Scuoti la testa?  Dici no, no, no? Ma che ne sai tu?  Sei abituato a comandare, hai successo.  Puoi avere quello che vuoi, vero?  Chiedimi la vita...
Si, eri tu che sei salito su.  Per questo meriti un colpo al tuo cuore.  Non capisci? E' lei che mi manda da te.
Ma non sei solo.
Volevo piacere alle ragazze, sono lo strumento della più bella. Fino al termine della mia notte.
Click clack.  Bang.
Il sangue benedice questo mondo, e così sia.
 
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