"Economie del cielo" di Diego Chillo - Vincitore Barbanoir 2010 PDF Stampa E-mail

ECONOMIE DEL CIELO

 "In ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l'altro nell'abisso"

Paulo Coelho, 11 minuti

 La telefonata fatale arrivò al Barbarossa alle 22 e 15 di venerdì 17 settembre 2010. Alla festa vogliono farti sparire, dissero con tono greve all'altro capo del ricevitore. Che cosa? Vogliono farti sparire, scandì lo sconosciuto prima che la comunicazione si interrompesse.

Come spesso capitava negli ultimi tempi, Michele Dall'Orio, da cinque anni Barbarossa titolare alla rievocazione storica, si smarrì in un vortice di pensieri.

Tra coloro che avrebbero voluto toglierlo di mezzo non c'era che l'imbarazzo della scelta. Davide Magli, detto Maglio anche per la stazza da peso massimo e per il destro assai letale, era un armigero del corteo, suo amico da tempo. A fine marzo invitò Michele a un festino a casa della iena, un tipo losco di cui non sapeva neanche il nome vero. Di quella sera Dall'Orio ricordava bene che l'alcol scorreva a fiumi e che la polverina bianca arrivò proprio con il Maglio, scoperta che non lo turbò più di tanto.

Ad aprile Davide Magli rimase in ospedale quasi tre settimane per le complicanze di un intervento alla prostata. Chiese a Michele di gestire lo spaccio per suo conto, in cambio di una sostanziosa fetta della torta. Di chi altri mi posso fidare, gli disse, se non dell'imperatore in persona?

Fiutato l'affare, Dall'Orio assunse l'incarico di buon grado, ma non ci mise molto a emanciparsi. Divenne presto pusher di ruolo e rimase tale anche quando il Maglio rincasò. Alla sfilata la resa dei conti sarebbe stata inevitabile.

Poi c'era Maria Turra Lancioni, madre di Stefania e Chiara Lancioni, una vedova bigotta che costringeva le figlie a una vita quasi monacale. Un paio di anni prima era stata sulla bocca di tutti perché credeva di aver visto il volto della Madonna in una macchia di umidità sopra al letto matrimoniale. La notizia suscitò curiosità e qualche pellegrinaggio in camera, poi l'interesse si estinse assieme alla macchia.

Michele conobbe Stefania durante l'edizione 2009 del Barbarossa. Lei e la sorella, agghindate da dame, erano tallonate dalla madre, pure lei in costume. Stefania gli parve subito bellissima. La avvicinò e riuscì a dirle qualche parola prima che la Turra lo freddasse con lo sguardo e spingesse la figlia verso una bancarella con la scusa di mostrarle un pendaglio.

Si rividero sempre di nascosto, inventando alibi dettagliati con la complicità di alcune amiche. Stefania era una buona confidente, oltre che un'amante fantasiosa e dolce. Fu un'efficace cura per le nevrosi di Michele finché, grazie a qualche spia linguacciuta, il loro segreto fu rivelato. Stefania non poté più mettere il naso fuori di casa.

Tormentato dai fantasmi, venerdì notte Dall'Orio non riusciva a prendere sonno. Alla festa sarò uno zombie, pensava tra un'ossessione e l'altra. Così gli tornò in mente Straccio, una piaga che aveva quasi dimenticato. Roberto Stracciari, classe 1982, era stato suo amico d'infanzia, poi l'aveva perso di vista finché non se l'era ritrovato come cliente dopo diciott'anni. La fidanzata di Stracciari si chiamava Nicole Bortoletti e Michele aveva approfittato della sbronza per farsela su una sdraio alla festa della iena. Ma non era questa la causa dell'ira di Straccio. Verso la fine di giugno, subito dopo aver tirato una riga di neve dell'imperatore, Nicole era finita d'urgenza al pronto soccorso. Straccio si convinse che la colpa fosse della roba tagliata male, e Michele venne a sapere che cercava vendetta.

Il sabato mattina la sua capacità di ragionamento era offuscata dalle paranoie. Non si chiese neanche chi e perché lo avesse avvisato del pericolo. Nel tragitto a piedi da casa alla costumeria vedeva Straccio e il Maglio spiarlo dietro ogni colonna dei portici. L'addetta ai costumi - una mora in borghese in cui riconobbe Maria Turra Lancioni - gli porse il vestito appeso dietro al bancone. Se proprio deve finire, pensò infilandosi la cotta, non sarà per mano loro. Sgusciò dal camerino così com'era - con almeno sette secoli di scarto tra la maglia e i pantaloni - in preda a un delirio maniacale. Fuggì non visto nel cortile interno, poi giù per una scaletta che portava in cantina. Tirò fuori dallo zaino un flacone di Xanax, ingurgitò metà del contenuto e discese in un oblio da cui non riemerse più.

Pubblico e figuranti attesero il Barbarossa per mezz'ora. Quelli della Pro Loco trovarono Michele Dall'Orio privo di sensi mentre già Andrea Tassi lo stava sostituendo alla sfilata. Morì in ambulanza durante la corsa all'ospedale di Imola.

Paolo Serra disse alla polizia di averlo sentito venerdì sera. Aveva letto in anteprima la traccia del concorso letterario, in cui immaginavano che il Barbarossa non si sarebbe presentato alla sfilata. Voleva raccontarlo a Michele per riderci un po' su, e siccome il cellulare era spento, aveva provato al numero di casa, con scarso successo: non solo la linea era disturbata, ma il credito del suo telefonino si era esaurito dopo poche parole.

Diego Chillo

 

 
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