Fame e SazietĂ  di Anna Calamelli PDF Stampa E-mail

Fame e SazietĂ 

(La rivincita della Regina)

 

Il Ristorante Naldi è affollatissimo. Solo una persona non ha ancora toccato nulla. «Cosa c'è, Olga?»

«E' a disagio, Leda, il locale è troppo raffinato». «Zitto tu! Assaggia, almeno, è squisito.»

«Non insistere, sorellina. Vuoi che faccia la fine di Bertoldo?»

«Piantala, Learco! Olga sa che è una storia fasulla, vero?». «Davvero una brillante idea, Leda, portarla con noi...»

«E' il mio compleanno e invito chi voglio. Potresti dare una mano anziché rovinarmi la cena?»

«Scusa. Guarda, Olga, che non fanno sconto anche se non tocchi nulla. Quindi, per favore, sii gentile e mangia.» Olga tiene la testa bassa, ostinata. «Pensa alla gente del tuo fottuto paesello bielorusso, dove crescono solo rape e patate. Venderebbero la madre per essere seduti al tuo posto e poter approfittare della nostra generosità!»

«Learco!» Leda è fuori di sé ma abbassa la voce: «Sai bene che la nostra sazietà dipende dalla loro fame, un terzo del mondo sfrutta gli altri due e...»

«Per favore, Leda, risparmiaci le tue disquisizioni etiche, rovini l'appetito! Hai ragione, ma sai cosa penso io? Meglio godersela finché si può, perché se quei due terzi si svegliassero, beh, per noi si metterebbe davvero male. Non trovi?». «Abbiamo vedute differenti, inutile discuterne ancora.»

«Ma ti rendi conto, Leda? Parli come il Che, perché non te ne vai in Bolivia a guerrigliare, magari stavolta tu riesci a mettere a posto le cose!». «A differenza di te, fratellino, credo in qualcosa, spero in un mondo migliore.»

«Ah-ah! Migliore di questo? Davvero pensi che possa essercene uno migliore di questo, per noi? Oh, già, ma tu parli di loro, i poveri, i deboli. E allora dimmi, quando papà non ci sarà più, devolverai la tua parte di eredità in beneficenza? Ti ci vedo proprio, scalza a vivere d'elemosina... Ma fammi il piacere!»

Olga si trova in mezzo al fuoco incrociato dei due sguardi.

Non capisce granché di quei discorsi, ma le dispiace che i due fratelli litighino, specie per causa sua.

«Bene, parliamo di questo. Per fortuna c'è lei. Chi si prenderebbe cura di papà altrimenti? Tu o io? E quanti altri anziani e malati come lui, nel nostro paese? Voi badanti, Olga, siete l'esercito della salvezza del popolo italiano, oggi. Ma pochi sono disposti ad ammetterlo.»

«Cosa? L'esercito della salvezza! Questa poi!». «Basta, Learco. E tu, Olga, fammi un regalo: mangia.»

«Ecco che ricomincia!». Olga non vuole che abbia lui l'ultima parola.

E' un ragazzo prepotente, anche se non alza mai la voce. Non le piace.

La signorina Leda invece è sempre gentile con lei, fin dal primo giorno di quel suo lavoro lontano da casa, là manda tutto il suo stipendio. Cortesia per cortesia, Olga capisce che deve fare qualcosa.

Leda, sorridente e compiaciuta,  la guarda finire ciò che ha nel piatto.

Mentre i due ragazzi, ora rilassati, parlano d'altro, mangia di gusto anche le portate successive.

A fine pasto, quando Leda è alla toilette, Learco le sussurra, cattivo:

«Brava, Olga! Sfatato Bertoldo, sorella soddisfatta. Per oggi può bastare. Ma non credere... La pancia ti scoppierà di certo, non è abituata a questi manicaretti. Buona fortuna!»

A Olga non importa, anche se dovesse finire come quel povero Beroldo o comediavolosichiama!

Ha cenato da regina, può quindi concedersi una piccola rivincita.

Apre appena la bocca e, vicino al naso di Learco, emette un ruttino discreto.

Lui resta basito e la guarda, esterrefatto.

Olga non ha mai assaporato un cibo così dolce.

«Digestione buona, signore, grazie, lei gentile preoccuparsi di Olga.»

 
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