Fame e Sazietà di Caterina Cavina Stampa

Fame e Sazietà

(Molta miseria e poca nobiltà)

 Il mio cucchiaino sprofondava in una tazzina piena di crema catalana. Ero in un ristorante chiamato Le Bistrot. Tre donne nel tavolo accanto parlavano d'amore, ma soprattutto di sfiga.

«Al telegiornale hanno detto che s'è uccisa dal dolore, la capisco - diceva una, dall'aspetto dell'agente immobiliare frustrata -. Mi sono trovata pure io in una situazione simile... stavo proprio ammazzandomi per quello là. Dopo mesi di dubbio e sofferenza, un giorno controllai le chat memorizzate nel computer e scoprii che scambiava foto porno, numeri di cellulare e appuntamenti in periferia con decine di sconosciuti».

«Sconosciuti?» chiesero le altre. Una aveva l'aspetto di una puttana in disarmo, il rossetto sfatto. La battezzai subito Boccadirosa. L'altra, invece, tutta curata, sembrava una bambolina cinese da bancarella. Valore massimo: 3 euro.

«Sì, perché scoprii che andava a trans regolarmente. Messo alle strette mi disse nell'ordine che: era bisex, non mi amava e aveva prosciugato il conto in banca... non ressi il colpo».

«Cosa hai fatto?»

«Gli dissi che uno dei suoi amanti, uno che conoscevo benissimo, era morto d'Aids, lui non mi credette subito ma, non riuscendolo a rintracciare, avevo pagato una lunga vacanza al tipo, si è divertito a culo stretto per almeno sei mesi... pensate, d'accordo con un becchino, avevo fatto fare un finto loculo all'altro e il mio fidanzato gli ha pure portato i fiori. A me manco una rosa in dieci anni».

Ora stava alla bambolina cinese. Chissà che drammi. «A 23 anni sono andata in vacanza in campeggio con amici, in Grecia, a Vourvouru. Una sera si è infilato nella mia tenda un italiano, ubriachissimo. Dopo qualche moina ha tirato fuori un arnese di dimensioni equine, pensava potesse tornarmi utile. L'ho cacciato, ben convinta di non aver nulla a che fare con un simile scherzo della natura. Lui si è messo a urlare per tutta notte Voglio scoparee. Era davvero innamorato di me».

Boccadirosa doveva dire la sua: «Mi sono trovata anche io in una situazione simile, ma ero quella fuori dalla tenda. Comunque queste non sono sfortune».

«Perché, son cose belle?»

Ci fu silenzio, poi Boccadirosa non la tenne più: «Mio marito è impotente».

La bambolina cinese sorrise comprensiva: «Dai, almeno sei sicura che non ti fa le corna».

Si avvicinò un cameriere. «Ho la storia più sfigata». Finii la catalana. L'uomo prese a parlare come un nonno che legge le favole: «C'era una donna, bellissima, in coma. Il marito, devoto, andava tutti i giorni ad accudirla. Vedeva il suo volto cambiare, ma non gli importava, vedeva i suoi arti diventare sempre più sottili, ma non gli importava, seguiva il rimarginarsi e il nascere di nuove piaghe nel corpo che aveva tanto amato. Sopportava tutto. Una volta portò persino in reparto degli orchestrali per far risuonare l'antica canzone che li aveva uniti. La moglie non si svegliò. Il gesto però colpì un essere incantato, una bellissima infermiera. Nel tempo i due divennero prima confidenti, poi amanti e infine compagni. Lui era felice. Ogni giorno si prendeva cura dell'amatissima sposa in coma, il suo senso di colpa era appagato, ogni notte si faceva consolare dalla dolce infermiera. Ma, un giorno, qualcosa d'imprevedibile successe...».

«Cosa?» eravamo tutte a bocca aperta.

«Quella stronza di mia moglie si è risvegliata».

 
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