Fame e Sazietà di Diego Ernesto Ojos Ibarria PDF Stampa E-mail

Fame e Sazietà

 

Fame, fame, fame! √ą un'ossessione che d√† ritmo al mio cuore, ai miei passi. Una preghiera, un mantra, uno scongiuro, mentre barcollo sempre pi√Ļ debole. I vicoli del mondo sono un confuso labirinto, una tela di ragno. Avanti, forza! Non far caso allo stomaco che ringhia, torcendosi come un cane rabbioso. Fame, fame, fame! S'annebbia la vista. Sono giorni che non mangio. Da quando mi sono ritrovato in un paesino sperduto a mille chilometri da qua. Non un soldo in tasca, mai una sola parola con nessuno. Niente. Ho viaggiato a piedi e scroccato passaggi in auto, ho preso treni senza pagare, ho evitato gli sbirri e sono stato lontano dai guai. Tutto per arrivare a Imola il prima possibile. √ą qui che dovrei trovare il San Domenico. Deve essere quello per forza. Crollo in ginocchio. Avanti, non mollare proprio ora. Fame, fame, fame! Arrivato in fondo, giro a destra e poi... poi dovrei essere salvo. Il ristorante San Domenico √® il solo posto al mondo dove io mi¬† possa abbuffare e recuperare le forze. Sempre che, pur se carponi, riesca ad arrivarci prima di schiattare.

¬†I camerieri osservano l'uomo entrare. Sorridono. Vacilla come un ubriaco, ma non sembrano farci caso. Neppure i clienti, eleganti, degnano d'uno sguardo quello strano avventore dai vestiti laceri, inzaccherati di fango. L'uomo s'accomoda e a stento¬† fa un cenno al ma√ģtre.

Cuore di baccalà in insalata con olive taggiasche e pomodori verdi. Uovo mollet in crosta di pane con schiacciata di broccoli e crema acida all'erba cipollina. Tortino di passatelli con crema di pane casereccio. Tortelli di patata al rosmarino su vellutata di funghi porcini. Filetto di maialino arrostito, gratin di polenta al formaggio di fossa. Piccola pasticceria. Ciambella in salsa di fichi, spuma di zabaione all'albana passito e gelato alla cannella. Niente caffé. E si ricomincia.

L'uomo divora insaziabile ogni cosa come un pozzo senza fondo. Ride e accenna la melodia di una vecchia milonga, e l'aspetto emaciato lascia il posto a una pienezza oscena. Sazio, esplode in  un rutto prima di esalare felice l'ultimo respiro.

 Guardo i camerieri muoversi febbrili attorno a me stesso: seduto, il capo reclinato all'indietro, gli occhi spalancati, la bocca semi aperta ad agognare un ultimo dolcetto. Rido. S'affollano attorno al mio cadavere, nessuno mi nota mentre raggiungo calmo l'uscita. Niente conto. La mano stringe la maniglia, esito. Sono pronto, in gran forma. Chiudo gli occhi, un ultimo respiro ed esco.

Il suono prolungato di un clacson. Li spalanco e sono nel mezzo di un viale a quattro corsie. Il cuore batte a mille, salto di lato, schivo, raggiungo una striscia di verde al centro dei due sensi di marcia, in overdose da adrenalina. Mierda, questa volta c'è mancato poco. Un attimo fa ero a Imola, prima ancora a New York, e ora? Dove diavolo sono? Poi, in fondo al viale scorgo un obelisco: l'Avenida 9 de Julio! Questa è la mia Buenos Aires, anche se non so bene quando. Gioco in casa, non sarà difficile scovare dov'è el restaurante San Domenico e completare anche il settimo livello.

A volte mi chiedo chi me l'ha fatto fare di spararmi in testa questo assurdo PsychoGame pirata.

C'era scritto Fame,  credevo avesse a che fare con il mondo dello spettacolo. Non sapevo che anche gli italiani s'erano messi a produrre neuro programmi illegali. Poi scrollo le spalle: un gioco vale l'altro. Nel 2021 la vita è così noiosa.

 
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