Fame e Sazietà di Maria Cristina Coppini PDF Stampa E-mail

Fame e Sazietà

(Come farina di riso)

 

Alberto aspetta e mastica, vorace, crudité. L'aria della veranda, intiepidita dal camino acceso, scalda piano gli aperitivi. Osserva il giardino oltre la vetrata, spoglio, immerso nella malinconica nebbia, che vela e bagna ogni cosa. Riordina l'apparecchiatura, già ben allineata e apprezza i piatti, di un tono più scuro della stoffa.

«Hostaria '900, bel nome!» sospira, lui, quello giusto, non l'ha ancora trovato, ma un locale tutto suo lo immagina proprio così. Ad ogni sbuffo della porta, facce sconosciute trascinano dentro aria umida e freddolosa. Alberto annusa compiaciuto il cibo semplice e genuino, con aromi e salse in minime quantità.

«Scusami il ritardo» si siede, manda indietro i capelli ora liberi e la massa serica fluttua catturando riflessi di luce. Alberto alza le spalle «Ailing! Avevo già ordinato l'aperitivo, ma se ne vuoi uno fresco...»

«Va bene così. Ho sete e anche fame, mmh senti che profumi!Ordiniamo. Cosa mi consigli?»

«Beh, l'ultima volta ho scelto Fette di spada ai sapori mediterranei, ma sono passati anni» inghiotte.

«Buono?» si morde il labbro inferiore e appaiono quelle piccole perle regolari, che lui ama da sempre.

Alberto si rifugia nel tono professionale: «ottimo» socchiude gli occhi e senza perderla di vista, mima con le mani le parole «i tranci, sottili, sono scottati al naturale da entrambe le parti, poi adagiati su fette di pomodoro, conditi con olio extravergine d'oliva, sale, origano e basilico. Sopra sono appoggiati una cupolina di capperi, qualche dadino di pomodoro, un paio di anelli, veli di cipolla salata e cosparsa di aceto balsamico. Per finire basilico e pezzetti di peperoncino piccante fresco.» Si zittisce, spalanca gli occhi e s'apre al sorriso. «Mmh, mi hai conquistato.»

Lui le si avvicina «dividi con me, ho visto un bel tagliere di formaggi erborinati, di certo stupendi col pane alle noci di Orazio...» le parole rimbalzano sull'orecchio e ritornano come alito caldo.

La mano, poggiata sulla spalla di Ailing, diviene d'un tratto umida. «Va bene, mi fido di te! Se non mi piacciono, mi mangio il pesce tutto da sola!» I ginocchi si urtano provocandogli una scossa.

Alberto chiama il cameriere in modo troppo disinvolto «...una bottiglia di Selvatica d'Asti, fresca, grazie.»

Ailing porta il bicchiere alle labbra: «Cosa festeggi?» la manica scivola giù e scopre il polso, che batte veloce sotto la pelle compatta, chiara. «Il ritorno di un'amica speciale» risponde e s'appoggia allo schienale, giocherella con un grissino «mi dici perché sei sparita nel nulla? T'ho cercato, ma Teresa, beh, ho capito che non voleva dire...» «Sono tornata a casa, in Giappone» l'ovale pallido, il naso dritto, la voce asciutta, che mantiene melodie orientali.«Avevo deciso di restare là, per sempre. Non ce l'ho fatta. Così con Teresa abbiamo aperto una palestra a Mantova, dove vivo. Sto ricominciando. Tutto qui.»

Gli occhi a mandorla sorridono, la mano si accarezza il gomito sopra la seta bianca della camicia. Alberto percepisce il fruscio del tessuto sotto i polpastrelli.

«Tutto qui?!?» si schiarisce la voce, guarda verso la cucina, ma le pietanze non arrivano.

«Avevo capito che l'avresti sposata» e accenna col capo all'anello.

Alberto ha un sussulto, Ailing non gioca più, è pentito di avere chiesto.

Si sente soffocare.«Alberto - Ailing con voce di nuovo lieve -, sono proprio felice d'essere qui, ora, con te.»

La mano calda copre come farina di riso la sinistra di lui.

La fede non si vede più. Fiorisce un sorriso a cui segue l'altro.

 
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