Fame e Sazietà di Marinella Vella PDF Stampa E-mail

Fame e Sazietà

 Arrivò sulla spiaggia gongolando, come faceva da giorni. Alto, fisico statuario, bello. Gianni sfilava sulla passerella di legno, attirando lo sguardo delle donne di ogni età e suscitando l'invidia dei mariti coi muscoli flaccidi o le pance prominenti. Sua moglie Rosi gli voleva bene e tollerava quel lato puerile del suo carattere.

Eppure quel giorno accadde ciò che da tempo forse si aspettava. Li aveva  notati fin dal primo giorno nel ristorante dell'albergo. Continui andirivieni al buffet degli antipasti, bis di minestre e di secondi, cestini di piadine divorati in pochi minuti. Tutti e tre obesi: padre, madre e figlia adolescente.

«Una famiglia di pachidermi, quasi uno scherzo di natura...» disse Gianni con scherno, rivolto  alla moglie.

«Piantala! Potrebbero sentirti!» lo redarguì Rosi sottovoce. Poi fece un sorriso di sbieco all'omone seduto nel  tavolo accanto, che la fissava torvo,  mentre  moglie e  figlia  si abbuffavano a testa bassa.

«Ma dai Rosi, non sentono nulla! Quelli pensano solo a mangiare, non vedi?» continuò Gianni, indicando la donnona che ingurgitava quello che pareva l'ultimo piatto di tagliolini della sua vita.

«Ehi, voi due , cercate di non diventare come loro a forza di mangiare patatine e coca-cola!» quasi gridò  ai propri figli, intenti a tirarsi calci negli stinchi sotto il tavolo.

Quella mattina li vide di nuovo. L'omone e la moglie stavano seduti nella sabbia sotto l'ombrellone:  lui, con le gambine distese sotto il corpaccione da cui strabordavano cinque pance sovrapposte; lei, con gli enormi seni  schiacciati sulle ginocchia. La figlia era stesa su un lettino che sembrava cedere da un momento all'altro sotto una montagna di grasso e cellulite. Parlavano, con viva eccitazione, degli squisiti arrosti di un certo ristorante Le Bistrot, evidentemente uno dei loro preferiti.

«Ma guarda che sagome!» sogghignò Gianni, due ombrelloni più in là.

«Ma stai sempre a guardare quelli?» sbottò Rosi. «Guarda che se ti sentono, ti danno una lezione. E io allora, rido!» Lui fece spallucce e lanciò un ultimo sguardo beffardo all'uomo obeso, che parve fissarlo a sua volta, accennando un mezzo sorriso. Gianni fece una smorfia di disgusto, poi disse alla moglie che sarebbe andato in piscina a dare un'occhiata ai figli.

Fu l'ultima passerella della sua vita. Parve scomparso nel nulla. Venne cercato per terra e per mare per giorni e giorni. La moglie alla fine si rassegnò all'ipotesi di una fuga con una delle tante giovani biondine dell'Europa dell'Est. Fece le valigie e giurò che non avrebbe mai più rimesso piede in quel lido.

A fine stagione, ripulendo l'arenile, il bagnino fece una strana scoperta: una fede, con il nome Rosi inciso all'interno, circondava ciò che rimaneva di un dito che pareva essere stato spolpato. Poco più in là venne trovata dalla polizia, ben sepolta sotto la sabbia, una testa rinsecchita e vuota come una vecchia zucca.

Gli ultimi vacanzieri seguivano con curiosità morbosa i ritrovamenti.

Nessuno fece caso all'omone che si rivolse all'altrettanto corpulenta moglie bisbigliando: «Carne magra e soda! Chissà quando ne troveremo ancora così!»

«Mio caro, non dimenticare il vecchio proverbio che recita Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.»

«Già... gli orchi non vanno mai provocati.» Sorrise compiaciuto, mostrando i denti aguzzi, poi strizzò l'occhio alla figlia.

Il ricordo di quel pasto speciale fece risvegliare nei tre un certo languore. Decisero che era tardi e si diressero verso l'albergo. Era quasi ora di cena.

 
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