Fame e Sazietà di Maurizio Verduchi PDF Stampa E-mail

Fame e Sazietà

(Attacco alla gola)

 

Autostrada del Sole, sono in viaggio da poco più di un'ora. Vado ad Imola per un concorso letterario. Viaggio tranquillo, giorno e orario assolutamente fuori dal grande traffico. Procederebbe tutto bene se non ci fosse la Toscana; sia chiaro la adoro ma non so perché tutte le volte che la attraverso si scatenano torrenti di pioggia e il viaggio diventa faticoso. Ma, per non fare torto a nessuno, questa volta piove anche sull'Appennino e a Bologna. Finalmente svicolo dall'Autostrada e me ne  vado a Castel del Rio, il diluvio diventa pioggia e, grazie al dio che ha inventato i navigatori satellitari, approdo, è il caso di dirlo, al mio albergo/ristorante il Gallo. Sono distrutto. Fortuna che l'albergo è comodo. Entro nella camera, appoggio nell'ingresso il mio libro in lettura «Il viaggio dell'elefante» di Saramago, mi tolgo le scarpe e mi sdraio, un attimo, solo un attimo, sul letto. A sistemarmi, fare una doccia ed incontrarmi con i miei amici penserò dopo tanto, nonostante la pioggia, sono in anticipo. Faccio appena in tempo a chiudere gli occhi che sento un fracasso infernale nell'ingresso, salto su e vedo il mio libro sventrato ed uno strano tipo, un indiano magro e scuro, in un'assurda livrea. «E tu chi sei? Cosa fai qui? Come sei entrato?»

«Io sono Subhro il Cornac ma ora mi chiamano Fritz e non so dove sono. Ero col mio elefante Solimano in un posto che chiamavano Brixen».

Oddio il personaggio di Saramago, va bene che ho amici spiritosi ma come scherzo mi sembra eccessivo.

«Ammesso e non concesso che tu sia il protagonista del mio libro comparso non si sa in che modo, come posso capire un indiano che viene dal Portogallo?».

«Io sono solo un Cornac ma se tu credi di poter parlare con un personaggio di un libro perché non credi di poterlo capire?»

Non fa una piega. «Signore, ti vorrei far presente che sono apparso, come dici tu, proprio prima dell'unico pasto serale che quell'aguzzino di Arciduca mi concedeva e quindi non mangio da ieri; di carta o no, ho fame». «Questo albergo ha anche un buon ristorante, possiamo scendere e mangiare ma bisogna che ti lavi e ti cambi, sai molto di elefante».

Sorvolo sulle difficoltà del convincere un Cornac del XVI secolo ad usare moderni servizi e sulle mille assicurazioni che non si trattava di stregoneria di nessun tipo. Finalmente pulito, sbarbato, rivestito con il mio abito migliore, anche se ancora tendente all'odore elefantino, scendiamo al ristorante. Il Cornac è teso, rigido e cerimonioso, si inchina e sorride a tutti in particolare ad una bella ragazza bruna che sembra non indifferente al fascino dei modi antichi; poi qualcosa lo assale, lo turba, lo sconvolge... è un miscuglio di odori di bosco, di carne, di pasta tirata a mano; è troppo non resiste, molla lo sguardo della mora, si tuffa su un piatto di tortelli ripieni, afferra e addenta un rotolo di carne ai funghi, si tuffa su una torta ai frutti di bosco sporcando il mio vestito e lasciandomi in imbarazzo a farfugliare «scusatelo è straniero, pago tutto io, pago tutto io». L'orgia gastronomica dura pochi minuti nei quali il Cornac ingurgita almeno trentamila calorie, poi sazio si placa, torna in sé, si accorge dell'impiastricciamento e dello sguardo schifato della bruna e il suo senso dell'onore ha un sussulto, adocchia un muro maestro e bum, bum, bum.....»Maurizio ma ti vuoi svegliare!» apro gli occhi, il libro è integro, ho sognato. Scendo le scale verso il ristorante e qualcosa assale anche me... Fame!!!

 
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