Fame e Sazietà di Vittorio Venturi PDF Stampa E-mail

Fame e Sazietà

(Pranzo di matrimonio)

¬†¬ęCosa vuoi sapere tu di fame e saziet√†" mi dice Ambra, mentre stiamo chiacchierando nella sua osteria del Vicolo Nuovo.

Allora mi torna in mente il matrimonio di mio zio Ubaldo con Gianna, negli anni bui della guerra. E glielo racconto. Era la primavera del Quarantadue. O del Quarantatré? Io avevo tre o quattro anni e quel matrimonio l'avevo quasi dimenticato, non ne avevo che ricordi parziali e confusi. Una delle poche cose di cui sono sicuro è che il matrimonio ebbe luogo, come si doveva,  a Belvedere, il paese della sposa.

Al matrimonio parteciparono tutti i parenti della sposa e dello sposo, una marea di gente. Raggiungemmo la collina, la casa dove Gianna viveva con i genitori ed i fratelli, che coltivavano il podere. Noi arrivammo al mattino, con i fratelli di mio padre, su alcune auto prese a noleggio, con autista, perché, è evidente, nessuno dei fratelli aveva la patente, e tanto meno l'auto. Le parenti per parte dello sposo, che venivano dalla città, portavano cappelli a larghissime falde, uguali per tutte (chi aveva avuto quell'idea?). A me avevano messo un vestito alla marinara, blu naturalmente. Lo so perché ho una foto di quell'occasione. In bianco e nero, è ovvio. Ritrae me e i miei, ripresi di fronte. Io sto in mezzo. Il vestito alla marinara nella foto appare nero, ma sicuramente era blu perché chi poteva fare un vestito nero ad un bambino? Mio padre ha un vestito a giacca scuro, camicia bianca e cravatta scura. Mia madre indossa un tailleur, di colore scuro anche quello, sotto il quale si vede una camicetta bianca, con un colletto ampio che ricade sui baveri del tailleur. In testa ha il cappello, come tutte le altre donne.

Andammo nella chiesa del paese per la cerimonia, e, dopo, di nuovo alla Collina, per il pranzo, che fu uno di quelli che si facevano solo nei matrimoni di campagna. Le portate arrivavano una dietro l'altra, gli antipasti, poi i primi, le minestre in brodo e la paste asciutte, e poi i bolliti, gli arrosti, i polli e i conigli, i fritti e alla fine i dolci, con un'abbondanza che già sarebbe stata sorprendente in tempi normali, ma che quasi risultava incredibile in quel periodo in cui in città erano tempi duri e sentivamo di brutto le conseguenze dei razionamenti e della scarsità di cibo.

Noi bambini, una decina in tutto, stavamo ad un tavolo pi√Ļ piccolo, separato da quello degli adulti, come si usava. Io, di tutto il pranzo, ho sempre ricordato solo le creme. Una quantit√† enorme: creme gialle e creme al cioccolato, creme con i biscotti intinti nel rosolio e creme a strati, con ogni strato di un colore diverso. Ce ne ingozzammo come maiali. Insomma, un pranzo memorabile. Anche a distanza di anni, quando mio padre e quello che quel giorno alla Collina era stato lo sposo si incontravano, Ubaldo si divertiva a sfottere bonariamente mi padre, se capitavano a parlare di quel giorno.

¬ęTe la togliesti la fame quella volta del mio matrimonio, eh?¬Ľ diceva ogni volta Ubaldo, senza mai cambiare una sola parola di quella frase.

¬ęQuindi vedi che di fame e saziet√† qualche esperienza l'ho avuta anch'io¬Ľ dico alla fine ad Ambra.¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†

 
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