Francesco Taddia - "Turno di Notte" 2010 PDF Stampa E-mail

 

Se avessi voluto scherzare non mi sarei preso tutto questo disturbo. Se avessi voluto scherzare avrei concluso tutto molto più in fretta. Un colpo di pistola a bruciapelo, senza tante spiegazioni.
Senza lasciarti neppure il tempo di realizzare, Theo.
Ma sarebbe stato troppo semplice finire in questa maniera. Semplice e ingiusto. Davvero ingiusto che te la potessi cavare così. Senza gustare nemmeno una goccia di quella sofferenza che ho assaporato in tutti questi anni.
Tu certe cose non le puoi nemmeno immaginare. Sei bello, simpatico e anche ricco. E questo con le donne non guasta mai. Per te è sempre stata la normalità, fin da quando hai scoperto che il tuo pisello non serviva solo per pisciare. Tanti anni sulla cresta dell'onda, a far strage di femmine arrapate che non desideravano altro che finire a gambe aperte sul sedile posteriore della tua auto.
Quando la vita è così fortunata e piena di successi diventa difficile fermarsi anche solo per un attimo. Per guardarsi intorno e vedere che non a tutti gira così bene. Anzi, alla maggior parte gira male. Davvero male. E sono in tanti a dover sputare sangue per avere una centesima parte di quello che tu ottieni ogni giorno e senza fatica.
Ora ti dimeni e invochi la mia pietà. Ma dimmi la verità, sapevi che io esistevo?
Sai Theo, io ero quello che a scuola se ne stava sempre in disparte. E che alle feste, le poche volte che era invitato, restava tutto il tempo nell'ombra, in compagnia di qualche suo sfigatissimo simile. Mentre la meglio gioventù della sua classe si scambiava le prime palpatine e chilometri di lingua al ritmo di The Power Of Love dei Frankie Goes To Hollywood.
Qualche anno più tardi sfrecciavo sulla mia Uno Fire con il mangianastri che sparava Born To Run a tutto volume. E immaginavo davvero di fuggire lontano nell'effimero sogno americano. Anche se la mia era una fuga solitaria, oltre che immaginaria. Nella canzone almeno si scappava in compagnia di una donna...
Quella stessa donna che sicuramente non mancava sul sedile in pelle della tua Golf GT e che ti accoglieva dentro di lei alleviando le pene di un freddo sabato invernale.

Poi all'università ho conosciuto Mary e ho giurato che sarebbe stata la mia grande rivincita. Ci siamo ritrovati per caso vicini a lezione. Ho messo a tacere la mia atavica timidezza e ho provato a conquistarla cercando di essere me stesso, senza inganni. Siamo diventati inseparabili suscitando l'invidia di tutti. Per la sua bellezza. Mary non passava di certo inosservata.
Ma ancora di più perchè non era facile a concedersi e tanti ci avevano provato, ma senza risultato.
Una sera mentre studiavamo le presi le mani tra le mie, come avevo fatto tante altre volte. Ma quella volta la fissai negli occhi fino a che lei non li abbassò, quasi impaurita. Poi, senza preavviso, mi avvicinai alla sua bocca e lei non si ritrasse. Ci baciammo a lungo, quasi divorandoci a vicenda, ma non andammo oltre.
Sembrava l'inizio di qualcosa e invece... La mattina dopo non la vidi. La cercai ma fece di tutto per evitarmi. Quando finalmente la incontrai mi disse...
Sai cosa mi disse Theo?
Mi disse la solita frase. Quella che si dice ai "bravi ragazzi", come me. Per non farli soffrire.
"E' meglio se rimaniamo solo amici. Facciamo come se non fosse successo nulla. Non roviniamo il nostro rapporto."
Solo amici, capisci Theo?
No, non puoi capire perché questo a te non è mai capitato.
A te le ragazze non hanno mai detto certe frasi. Ti aprivano le gambe e punto.
Cerca di capirmi allora. La mia non è cattiveria. Cerco solo di eliminare un concorrente.
Poi toccherà a un altro e a un altro ancora.
L'ho già fatto prima e lo farò di nuovo. Fino a che ce ne sarà bisogno.
L'ho fatto per piacere alle ragazze.
Per questo, e per nient'altro.
 
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