Guido Pistorio Mistero PDF Stampa E-mail

Mistero

Giorgio la vide la prima volta nella notte più fredda dell'anno, le ruote del bus che trituravano il ghiaccio che copriva le strade, nuova neve che iniziava a frustare il finestrino.

Alle cinque di mattina Giorgio smetteva di stampare i giornali, salutava i colleghi, camminava per cinquanta metri fino alla fermata, e aspettava sbadigliando l'autobus notturno. Venti minuti dopo scendeva, si trascinava sempre sbadigliando a casa sua, e si preparava a dormire tutto il giorno.

Ma quella notte, tre fermate dopo la partenza, la ragazza salì sull'autobus. In gonna corta, sandali aperti, canottiera, un foulard intorno al collo. Vestita come in un pomeriggio di maggio, nella notte più fredda dell'anno. Con i sandali aperti, incurante del ghiaccio che copriva le strade. Giorgio la guardò affascinato, mentre la ragazza andava a sedersi nel posto più lontano dall'autista. La guardò scendere dall'autobus, due fermate prima della sua. La guardò allontanarsi nella notte, incurante della neve che cadeva tra i suoi bellissimi capelli neri.

La ragazza tornò la notte dopo, e quella dopo ancora. Tornò tutte le sere della settimana, tranne il venerdì. Tutti i giorni di quel mese tranne il venerdì, Giorgio la guardava salire dopo tre fermate dopo la partenza e scendere due fermate prima dell'arrivo. Sempre vestita come in un pomeriggio di maggio, nelle rigide notti di un inverno freddissimo....

Un modo abbastanza originale di suicidarsi. Questo aveva pensato la prima volta che l'aveva vista. E l'osservazione riaffiorava nella sua mente ogni volta che la rivedeva, ma sempre più debolmente. Il freddo infatti non pareva intaccarla, nemmeno lambirla. Doveva esservi abituata, ma il suo abbigliamento non era quello vistoso di una prostituta di strada. La si sarebbe piuttosto ritenuta una folle, una spostata. Ma no, nemmeno...

Mistero. Questa era la parola che inquadrava meglio il personaggio. Una parola vaga, abusata. Eppure in questo caso appropriata. Quella donna si muoveva su un piano di realtà sottilmente diverso dall'ordinario. Da quello di Giorgio e della sua sonnolenta routine, da quello dei placidi, abitudinari conducenti del bus. Persino da quello della stagione in corso e della notte, come vi fosse sovrapposta, proiettata da un altro tempo e da un altro mondo.

Qual è il suo mistero? - si chiedeva Giorgio ogni notte, quasi inconsapevolmente, mentre la scrutava dal suo punto di osservazione distanziato di qualche metro nella vettura. E interrogava la sua postura aerea da ballerina, quasi librante come un colibrì a mezz'aria, le dita lunghe e bianche strette all'apposito sostegno superiore. Non si sedeva mai; restava in piedi per tutta la corsa, sebbene il conducente sfrecciasse sulle strade deserte con guida sportiva e centrifuga ad ogni curva. Ma su di lei le leggi del movimento parevano come sospese o quella donna sapeva in qualche maniera assecondarle senza perdere l'equilibrio. Giorgio guardava la sua capigliatura rossa e ondulata scendere sugli omeri magri, pallidissimi, spiccanti dal dorso come alucce incipienti. E rimaneva imbambolato a fissarla anche mentre scendeva dalla vettura con rapidi passi sicuri e come fluttuanti per scomparire subito nella notte.

Non avrebbe saputo come approcciarla. Era un timido. Ed era anche un uomo sposato, con dei principi. Prese quindi a sognarla tutte le notti. Neanche in sogno, tuttavia, poteva avvicinarla. In sogno lui non c'era, c'era soltanto lei. Poteva guardarla da vicino, sentirla mormorare dolcemente tra sé, accompagnarne i passi nella notte sino a casa. Vederla anche al risveglio e mentre camminava nella piena luce del giorno. Lì lei era più viva e reale che di notte, in quei brevi istanti in cui la fissava sotto l'avvilente luce del neon. Appariva trasfigurata in una donna reale, libera, stupenda. Giorgio non avrebbe più voluto vivere che per sognarla e quando si svegliava la delusione era terribile: piangeva a lungo, a occhi chiusi, rannicchiato nel letto e in silenzio per non destare sospetti nella moglie...

***

Qualche tempo dopo:

"Pronto, buongiorno. Sì, è l'Ispettore Gualtieri. Allora, le descrivo in breve il caso, in base alle prime informazioni che abbiamo ricevuto: è stato ritrovato alle prime luci dell'alba seduto su una panchina, non lontano dal capolinea dell'autobus. Il termometro segnava - 10. Indossava abiti femminili, leggeri, assai poco adatti alla stagione. Nessun segno di violenza o maltrattamento. Assideramento, questa la diagnosi del decesso fornita dal medico legale... No, nessuno, né in famiglia né nel suo ambiente di lavoro pare fosse al corrente di questa sua perversione... Ah, apprendista tipografo presso il vostro giornale? Lo conoscevate, dunque... Certo, son passati diversi anni... Pare fosse un persona introversa, di poche parole. Il venerdì,suo giorno libero,lo trascorreva interamente a casa, dormendo, così pare... Sì, proprio così: il sabato non vanno in stampa. Per il resto, pochi amici... No, non risulta che abbia mai frequentato locali di travestiti o gay. O che si sia mai prostituito. Non è mai stato sottoposto nemmeno a cure psichiatriche. Lascia la moglie e due figlie. Certo un modo abbastanza originale di suicidarsi, il suo. .. Credo sia tutto. Una buona giornata. Porga i miei più distinti saluti al Direttore."

Autore Guido Pistorio

 
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