"Il costruttore d'anime" racconto per la rievocazione della 200 miglia di Luca Occhi PDF Stampa E-mail

Il costruttore d'anime

Ci vorrà tutta la notte, ma non mi lamento. È il mio mestiere.

Lui, il signor pilota, è andato a far festa al Papillon, a Castello. A lui toccano donne e motori, a me solo i motori.

Controllo i carburatori, stringo la catena. Regolo le forcelle delle sospensioni. Questo motore bicilindrico a V, 4 tempi, è una vera bomba. Ma è nuovo e non ci conosciamo ancora bene. Quando provo a mettere in moto, nel pieno della notte la sua voce è così bella da farmi sussultare il cuore. Eppure, impercettibile, coperto da quel rombo meraviglioso, un tic... tlack... tic... che non m'aspetto. Ricontrollerò tutto. Perché domani, anzi oggi vista l'ora, c'è la gara. Non una qualsiasi prova del Mondiale, che se sbagli puoi sempre recuperare i punti nella successiva. No, al Dino Ferrari c'è la 200 miglia: la Daytona d'Europa, mica pugnette!

Prima che la venissero a prendere per condurla sulla linea di partenza, senza che nessuno mi vedesse, le ho stampato un bacio sul cupolino. È perfetta. Partirà in quarta fila, ma se oggi non vince la colpa sarà solo di quello stupido del pilota rientrato dai bagordi alle cinque del mattino.

Pronti? Via! Io all'inizio non seguo mai la corsa. Me ne sto nel box a pulire, a mettere in ordine le cose. Non m'interessa, non fino agli ultimi giri. Allora, e solo allora, esco dalla mia tana, mi avvicino alla pista e inizio a soffrire. È negli ultimi giri che ci si gioca tutto, che la moto deve dimostrare carattere e dare il meglio di sé.

Ecco, sfrecciano davanti ai box. Ha guadagnato posizioni ed è un lampo d'argento. Dai, vai, vai bella! Tutte le volte che imbocca il rettilineo d'arrivo con il gas a manetta, sembra dedicarmi un saluto, un lungo grido di gioia.

Siamo terzi. Davanti le giapponesi con Agostini e Roberts. Possiamo ancora vincere. Scesi dalla Rivazza, imboccheranno il rettilineo per gli ultimi giri. Passano, tutti e tre incollati. Ecco che da gas, attacca all'interno, ce la fa... ce la fa... stringi!

Una nuvola di polvere lontana e gli altoparlanti annunciano una caduta. So chi è, prima d'ogni altro. Perché non sento più la sua voce, mentre anche il gruppo sfila e supera la curva del Tamburello.

Accucciato in un angolo del box, piango.

"Be' csa fet pataca? Un se miga fat gnint" mi grida quello delle gomme passando.

Faccio di sì con la testa. Sono contento per il pilota, ma io penso solo a lei, alla mia moto. Mi rimetterò subito al lavoro e la sistemerò per la prossima gara di campionato. Ma non sarà la stessa. Mai più. Perché ogni moto ha un'anima tutta sua, unica.

Ed è per quella che io ora piango.

Luca Occhi

 
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