Isa Tamagnini - "Memento mori" - 2° Classificato al Concorso Barbanoir PDF Stampa E-mail

"Memento mori" di Isa Tamagnini

 

E pensare che te l'avevo detto. Non è vero Non l'avrei mai fatto, non ti avrei mai dato questo vantaggio ma il suono di questa frase mi fa sempre sentire meglio. Mi da brividi che si inanellano lungo la schiena e mirano dritto al cervello limbico con l'onda d'urto di uno shot di tequila. I brividi di Cassandra, li chiamo. Sono la mia droga. Inesauribile e gratuita. Il cervello li ricrea a comando. E in più, sono legali. Buttato sotto al tavolo, come  un tovagliolo usato, sembri più piccolo.

Informe, irrilevante, inoffensivo, insensibile, inerte, inanimato, inane.

Inculato, infine e per niente pericoloso.

Ti saresti meritato una morte peggiore di questa. Un epilogo esemplare a cui avrei assistito con piacere e che avrei rivendicato col gusto del diritto. Però mi sarei dovuta assumere delle responsabilità, accettare come tragica conseguenza una lunga limitazione alla mia libertà.

Sarei stata obbligata a sensi di colpa e a inscenare  pentimenti che non provo solo per una pena ridotta e una miserabile sopravvivenza.

Non se ne parla neanche. Non sono pentita e sono una pessima attrice.

Mi devo sforzare infatti, per ostentare un minimo di disperazione se non per empatia verso di te come creatura  che faccio parecchia fatica, almeno in qualità di brava e attenta ristoratrice con un morto fresco sotto a un tavolo.

Spero solo che il pavimento di legno della mia osteria, decorata per l'occasione in perfetto stile medievale, non resti macchiato con tutto il piscio che t'è uscito. Le convulsioni t'hanno fatto uscire anche qualcos'altro. Questa tua puzza farebbe fuggire inorridito anche il Barbarossa, potesse mai materializzarsi dal medioevo e entrare qui a tracannarsi una birretta. 

Tu, là sotto, potente signore di tutte le droghe, beffardo manipolatore di menti di giovani fanciulle, sei solo una scura pozza di umori che presto sparirà dal ricordo come un refolo di vento nelle notti calde d'estate e nessuno sa che è  solo merito mio.

Vorrei invece gridare al mondo quanto terribile è la mia vendetta e quanto poco auspicabile destino è incrociare la mia vita per rapinarla.

Arrogante spacciatore di falsi paradisi, venditore di sogni che non volano, arricchito dal brutale salasso di pensioni di vecchie madri. Sei un uomo fortunato ma nella partita con la morte basta perdere una mano. La rivincita l'ha avuta solo il Messia. Tu non lo sei.

Mia figlia la dovevi lasciar stare, te l'ho gridato mille volte con muti sguardi carichi d'odio.

Un giorno ti ho anche implorato con in mano il cuore, quello di una madre disperata.

T'ho rivelato in punta d'anima, la fatica e lo sforzo di tirare su un figlio, delle aspettative di dare uno scopo alla vecchiaia e del dolore che provavo ad ogni suo dolore. La sua astinenza era la mia. Mi hai riso in faccia. Non dovevi. Adesso che lei non c'è più, non c'era motivo che ci rimanessi tu. T'ho preso nella tua stessa rete. Il trucco l'ho imparato da te e direi senza falsa modestia che sono stata allieva migliore del maestro. Perché io, al contrario di te, so ascoltare. Certo, il signore delle droghe conosce il proprio limite e si ferma prima, ma anche io conosco il limite del signore delle droghe. Con un po' d'abile mistificazione, l'ho spostato di quel nulla sufficiente a farti scivolare dalla lama del coltello.

< Lilit, portamene uno puro >

Vieni a sfidarmi a casa mia, incurante del mio lutto e  strafottente come aspettavo da tempo che fossi. E' ciò che voglio, che ho a lungo pianificato. Un solo rammarico, tu non lo saprai mai.

Sei un consumatore ingordo di vita e di alcolici.  Tutti. Più sono esotici e più ti intrigano. A me invece, hanno sempre intrigato gli infusi e gli estratti di erbe. Alcune hanno componenti che si confondono splendidamente e rendono il confine tra il lecito e il letale solo una questione di concentrazione. Il bello è che il sapore è lo stesso. Quando lo butti giù a settantadue gradi e ti ustioni il gargarozzo per dimostrare quanto duro sei, che sia più o meno amaro è sfumatura che raramente cogli.

<Un altro, ostessa della malora e puro >.

Certo. Incasso le offese con un sorriso, quello del veggente. Sei robusto, non vorrei mai rimare a metà dell'opera.

Hai retto bene,  hai seccato mezza boccia della mia riserva speciale. Hai giocato una bella partita ma sotto al tavolo ci sei finito lo stesso. Sei nel tuo cielo di diamanti, Luciano. Per sempre.

Salutami mia figlia.

Guardo il resto del liquido verde smeraldo della riserva speciale scendere in un vortice di fatale malia nello scarico del lavello. Sciacquo la bottiglia e la butto nella cassa del vetro da riciclare.

Sta arrivando il 118 a sirene spiegate. Inutile spreco di energia e disturbo della quiete. Una corsa convulsa al pronto soccorso non serve, ancora non lo sanno.

Ti faranno l'autopsia, ma non è una grossa sorpresa trovare un'overdose di terpene nel sangue di uno sporco spacciatore tossico.

  

 
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