"K.N.B.D." racconto per la rievocazione della 200 miglia di Diego Chillo PDF Stampa E-mail

K. N. B. D.

- Perdita di significato, ti dico!

- Invece no, è costruzione dell'identità.

Una calda giornata di aprile in un bar della periferia di Milano. Guido Paci ascoltava la discussione da un quarto d'ora, cercando di applicare quei ragionamenti alla propria vita. Non riusciva a decidere quale delle due opinioni facesse al caso suo. In qualche modo si ritrovava in entrambe.

- Se fai tutti i giorni le stesse cose senza muoverti mai da dove sei, se batti sempre le stesse strade, perdi la tua personalità nel conformismo della folla. Se non esci mai dalla carreggiata, non fai quello che TU decidi di fare, fai ciò che si fa, pensi ciò che si pensa e basta.

- Invece, mia cara, la ripetizione indica serietà e coraggio etico. Non puoi sapere chi sei se non fissi la tua condotta, se non confermi ogni giorno il tuo percorso di vita. Casomai sei tu che non scegli, vivi in balia delle pulsioni e ti credi pure più libera di me.

Al bancone, due tizi in jeans e t-shirt davanti a un bicchiere di vino non spiccicavano una parola. Potevano essere operai in pausa pranzo. In veranda, una signora e tre bambini mangiavano il gelato. La più piccola sbrodolava il pistacchio sulla maglietta rosa.

La coppia che attirava l'attenzione di Guido era seduta a un tavolo rotondo con il piano in fòrmica verde, intonato agli inserti del bancone e alle sedie.

- Hai mai provato a ripetere una parola all'eccesso? Dopo un po' perde di contenuto, raggiunge lo zero del significato. Ecco a cosa porta la ripetizione.

- Non c'entra nulla, quello è un gioco del linguaggio o tutt'al più un cortocircuito mentale. Io parlo delle azioni. A ogni ripetizione ci può essere una differenza, un elemento disturbante che inserisce una novità nella routine e complica le cose. Nessun ciclo è uguale all'altro, e ogni minima variazione crea nuovi significati.

La donna portava un paio di pantacalze a fiori e una felpa rossa. I capelli lunghi sparati in alto e all'indietro dovevano essere tenuti su dal contenuto di un'intera bomboletta di lacca. Sottolineava le parole con gesti secchi, come se affettasse le verdure sul tavolino con la mano di taglio. Lui, camicia blu e giacca bianca, foulard al collo, baffi, capelli corti e basette perfettamente simmetriche, manteneva una calma stoica.

Dalle grandi vetrate del locale passò l'ombra di uno stormo di uccelli che faceva rientro in città. Il televisore, un Nordmende in bianco e nero appoggiato a un porta-tv con il ripiano in vetro e le ruote, mandava una tribuna politica che nessuno stava a sentire.

- E' come stringere bulloni in una catena di montaggio: dopo un po' diventi un automa, non pensi più a quello che stai facendo. Lo fai e basta. Non sei più lì e il pensiero svanisce, al punto che neanche ti ricordi ciò che hai fatto. Sapresti dire con certezza se stamattina sei andato dal panettiere?

- Certo che lo so dire. Darsi uno schema e ripeterlo serve a fare le cose mettendoci il minimo di attenzione. Esci dalla maledetta illusione del libero arbitrio e diventi un tutt'uno con il mondo come nella meditazione indiana. Del resto per meditare si ripete all'infinito un mantra, no?

All'evocazione della catena di montaggio i due uomini al bancone voltarono per un attimo la testa, poi tornarono ai loro bicchieri. Guido girava assorto la cannuccia nel drink quasi finito.

- L'idea dell'eterno ritorno te la puoi pure scordare. E' qualcosa che trascende la vita, mentre nella vita a un certo punto ti devi fermare.

- Può essere, ma nel frattempo avrò imparato molto di me stesso.

Eh già, pensò Guido Paci, anch'io dopo ottanta giri mi devo fermare. Alla fine un traguardo arriva per tutti.

Fine della sosta, si disse sbirciando l'orologio. Uscì all'aperto, deluso da quella disputa senza soluzione. Il sole calava a picco sul parcheggio del bar. Per la centesima volta controllò che l'Honda RS 500 fosse ben stabile sul rimorchio, poi salì in camper e ripartì per Imola, sicuro che sul circuito della 200 Miglia avrebbe trovato qualche risposta.

Diego Chillo

 
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