"La foto ricordo" racconto per la rievocazione della 200 miglia di Mauro Gnugnoli PDF Stampa E-mail

La foto ricordo

L'odore della miscela ristagnava pesante nella cantina mal illuminata.

Il carburatore, un "Dell'Orto" da 19 mm, riposava su un candido panno bianco vicino al gomito di scarico che aspettava ansioso di eruttare tutta la potenza del piccolo motore. Il lavoro di limatura, per raccordare con perfezione maniacale le luci di scarico e aspirazione, era concluso.

Mec, pulendosi le mani sporche di grasso, guardò soddisfatto la creatura. Non assomigliava più al Malaguti Fifty 50 cc che suo padre gli aveva regalato l'anno prima per i suoi quindici anni. Sospensioni doppio effetto e freno a disco sulla ruota anteriore, ammortizzatori a gas sul posteriore ed ora gli interventi sul motore, di cui era rimasto ben poco dell'originale.

Di lì a breve un rombo "cattivo" invase la cantina, il minimo era stabile e a ogni lieve movimento della manopola del gas la creatura rispondeva sprigionando una vera e propria musica. Celestiale melodia che cresceva con l'aumentare dei giri.

Sinfonia però poco tollerata dai vigili; per questo era già pronto un silenziatore con lana di vetro da montare sul terminale dell'espansione.

Mancava solo il classico tocco di cesello. Aprì un cassetto del banco da lavoro e, come fosse una reliquia, estrasse un adesivo che con cautela, fin troppo esagerata, posizionò sul cupolino sopra al fanale.

Era il numero 7.

Alzò allora lo sguardo al poster appeso alla parete.

La foto, una piega da manuale, ritraeva il suo idolo, l'inglese Barry Sheene, in sella alla Suzuky 500 numero 7, vincitore l'anno precedente al Gran Premio di Assen in Olanda, autodromo da sempre decretato l'Università del motociclismo.

Ora tutto era pronto per ciò che aveva sempre sognato. Assistere con i suoi due migliori amici alla 200 miglia di Imola, la Daytona d'Europa, gara fuori da ogni campionato, ma che raggruppava i migliori piloti di ogni categoria.

La domenica partirono all'alba da Castello, volevano evitare inconvenienti e, manco a dirlo, all'altezza del Piratello il Morini di Geppo cominciò a singhiozzare. Sostarono sotto gli alberi del viale lungo la via Emilia e, tra un'imprecazione e l'altra, Mec smontò la candela e la pulì dalle incrostazioni lasciate da una miscela troppo grassa. Il motorino ricominciò a cantare e poterono proseguire alla volta del circuito.

Il sopraluogo di qualche giorno prima diede i suoi frutti e riuscirono ad entrare in autodromo scavalcando la recinzione all'altezza della curva della Piratella, non che mancassero i soldi del biglietto nelle tasche dei ragazzi ma, diciamo la verità, c'era più gusto nel vantarsi al bar con gli amici nel dire "Me... a so' entrè a Iomla sanza pàgher".

Era ancora molto presto ma la gente stava già riempiendo tutte le zone destinate al pubblico, riuscirono comunque a trovar posto dietro ad alcune balle di paglia all'altezza dell'asfalto. I piloti sarebbero passati a pochi metri da loro, per questo Mec aveva preso in "prestito" la piccola Kodak Instamatic di sua madre per avere un ricordo della corsa.

Dopo un'attesa interminabile la squillante voce di Carlo Costa uscì vigorosa dagli altoparlanti per annunciare l'imminente partenza. Il silenzio calò tra il pubblico ed un tuono squarciò l'aria dando vita al grande carosello di piloti e motori.

Agostini, Ceccotto, Baker, Roberts, Sheene e Katayama i nomi dei campioni che affollavano i sogni dei ragazzi, che mai avrebbero immaginato con quale foga sarebbero apparsi di fronte a loro alla fine della salita della Tosa per poi buttarsi a capofitto giù nella discesa delle Acque Minerali.

Fu un pomeriggio di adrenalina pura per piloti e spettatori e Mec, trentacinque anni dopo, riguardando quella foto in bianco e nero scattata quasi impaurito dall'apparizione nel  primo giro dei centauri, se la sente scorrere ancora dentro come quel mitico giorno rimasto per sempre impresso nella memoria.

Questa era la 200 Miglia di Imola, la Daytona d'Europa.

Mauro Gnugnoli

 
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