"La veritĂ  sulla scomparsa di Wilmer Barbagallo" regalo di D.E. Ojos Ibarria per il Barbanoir 2010 Stampa

La veritĂ  sulla scomparsa di Wilmer Barbagallo

 (fuori concorso)

"Wilmer, Wilmer dove diavolo sei?"

Giovanna, la responsabile della Proloco, si aggirava per il magazzino dove si cambiavano i partecipanti alla rievocazione della cavalcata storica. Tutti erano pronti, mancava solo lui: il Barbarossa. Ovvero, Wilmer Barbagallo, cui era toccato il ruolo dell'imperatore. Alle prove se l'era cavata bene, solo che ora nessuno sapeva dove fosse finito.

Giovanna controllò ovunque. In un solo posto, da signora, non le venne in mente di guardare: nel bagno degli uomini.

Seduto sulla tazza, Wilmer, faceva i conti con il friggione e la salciccia trangugiati allo stand del Bosco delle Streghe. Lo sapeva, non doveva fidarsi di quelle fattucchiere. Di sicuro gli avevano giocato un brutto tiro, mettendo del lassativo nel piatto, e ora... ora non riusciva neanche ad alzarsi.

Malediceva l'ingordigia, mentre osservava una fila di formiche che da una crepa sul muro s'inerpicano veloci lungo lo stipite, a ricordargli che pure lui aveva un impegno urgente. Una formica, due formiche, tre formiche...

Una contrazione piĂą forte delle altre e una flatulenza esplose, amplificata a mo' di tromba dalla tazza del water.

"Corpo di una balena putrefatta, almeno lanci un urlo e ci avvisi. Qualcosa tipo: soffiaaa!" tuonò di colpo una voce.

Wilmer trasalì. Si accorse, con sgomento, di non essere solo.

"Dicevo" riprese l'uomo che l'aveva redarguito rivolgendosi a un'altra persona al suo fianco"che per tutti gli appesi dei sette mari tu non ti puoi certo lamentare. Con la storia della festa ogni anno si parla di te. Ma di me, del sottoscritto, dopo secoli che diavolo è rimasto?"

"Nein, la questione non zi pone in cotali termini" ribatté l'altro "di tanto in tanto in libro, in film, magari no da protagonista, ma anche tu fare capolino."

"All'inferno, un doblone quando potrei avere tutto il tesoro! Se non fosse per quei buffoni che mi rubano la scena: da John Long Silver a Jack Sparrow!"

"E moi, alor?" intervenne pacato un terzo uomo apparso dal nulla. "Oui, un peu de notorietà, quelque pagina sur les giornalì, e poi? Poi di tanto lavoro, di tante fatiche che restà?"

"Cosa... chi... siete?" riuscì a malapena a mormorare Wilmer.

"Juste, visto che pare fra noi, le presentazionì" disse il nuovo arrivato.

"Avec corona e mantello ha davanti a sé Federico II Hoehnstaufen, le monsieur avec le cappelo con piumà è Edward Teach e moi, io sono Henri Landru."

Wilmer li guardò esterrefatto. Non dovevano aver messo del semplice purgante nel piatto.

"C... come?" balbettò.

"Inzomma" intervenne spazientito quello con la corona "no ezzere cosa dificile: io sono il Barbarossa, lui Barbanera e quello BabablĂą. Capito?"

Wilmer a bocca spalancata mosse appena su e giĂą la testa.

"E tu, tu chi sei topo di stiva?"

"Barb... Barbagallo, Wilmer Barbagallo..." sussurrò.

"E voilà, spiegata la intromissione nei nostri affarì, pure lei fa parte della grande familia des Barbà" concluse Babablù. "Bienvenue!"

Wilmer stordito da quella scena assurda non sapeva che fare.

"Stafamo ragionando di come la fama inzfluenzi la nostra permanenza qua, tra lì e l'aldilà. Che tu penza?"

"Oui, que tu pense?"

"Io... io..."

"Tu... tu che cosa mozzo? Spiega a questi gentiluomini che tutto dipende da cosa c'è di là. Se il grande mare del nulla allora è meglio star qui e accontentarsi di fare i guardoni per il resto dell'eternità. Ma se c'è qualcosa, corpo di una balena allora si va a vedere, no?"

Tutti e tre lo fissarono in attesa di una risposta, di una qualche presa di posizione, e il povero Wilmer travolto dall'emozione, e un po' anche dalla paura, non trattenne l'ennesima flatulenza.

"Mon dieu! C'est la tomba du giudizio universel..."

"Shhh, non vorĂ  che arivi anche lui?" disse a bassa voce l'imperatore.

"C... chi?" domandò Wilmer.

"Lui, per tutte le sirene gravide del mar dei Sargassi, il tipo imbarazzante."

Aveva appena terminato la frase che nell'aria echeggiò un'allegra musichetta.

"Ach, nein" esclamò il Barbarossa spalancando le braccia mentre Barbanera non trattenne un volgare gesto di stizza.

Fu sull'onda di quell'entusiasmo che Wilmer vide apparire uno dei personaggi che avevano popolato la sua infanzia: BarbapapĂ !

"Allora cari amici, si fa festa senza invitarmi?" chiese cordiale e sorridente come sempre.

Wilmer lo osservò gongolare e stava per dire qualcosa quando sentì picchiare alla porta.

Ecco arrivare i BarbapapĂ , della famiglia BarbapapĂ aa...

Ancora la musichetta.

"Pronto? Pronto!" sentì una voce urlare. "No, non l'ho ancora trovato. Fate continuare gli sbandieratori che guardo in bagno."

"Wilmer, sei lì?"

"S... sì!" gridò.

"Dio sia lodato. Muoviti che manchi solo tu per cominciare, dai!"

Quando aprì la porta, pallido e sfatto, a Giovanna venne quasi un colpo. Ma c'era una cavalcata storica da fare e neanche un briciolo di tempo da perdere.

Fu un successo. Solo Wilmer da quel giorno parve a tutti un po' strano.

Così l'impiegato dell'anagrafe non si sorprese più di tanto quando se lo trovò davanti con le carte per chiedere il cambio di cognome. In Gallo: Wilmer Gallo.

Diego Ernesto Ojos Ibarria

 
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