"L'amore è eterno, finché dura" racconto per la rievocazione della 200 miglia di Erik Dall'Osso Stampa
L'amore è eterno, finché dura.
 
E' una storia perfino banale, che stia a raccontarvela è quasi inutile, a chi non è capitata la stessa cosa?
Ci eravamo conosciuti sul lavoro, in officina, lui era stato appena assunto e il padrone lo stava portando in giro per i reparti. Prima gli ha
presentato i due ingegneri, lui sorrideva educatamente ma mi aveva già adocchiato. Quando alla fine ci presentarono fu subito tutto un
“ma come sei bella”, “ma quanto sei brava” e via di questo passo. Io, figuriamoci, non gli diedi questo gran peso.
Dal primo giorno iniziò a girarmi attorno di continuo, poco tempo dopo mi invitò fuori, io però non mi sentivo ancora pronta per un' uscita
ufficiale e poi sapevo che saltuariamente si vedeva anche con altre. Insomma, non mi fidavo del tutto e mi inventai un piccolo malessere.
La prima volta che uscimmo insieme, ricordo, era un martedì, una bellissima giornata di primavera. Passammo un pomeriggio stupendo.
Da allora fummo inseparabili.
 
Ci trovammo praticamente a vivere assieme:
“Io sono uno serio” diceva “e mi porto il lavoro anche a casa.”
Va bene, far ridere non era il suo forte, ma era tanto dolce... e sapeva davvero come solleticarmi.
Ricordo che all'inizio Luigi e Mec, gli ingegneri, non erano tanto d'accordo, si consideravano un po' i miei papà ma io ero felice,
così alla fine chiusero un occhio.
Fu davvero un periodo fantastico, ma anche intenso, tra casa e lavoro credo di non essermi fermata un attimo.
 
Dev'essere stata colpa un po' di entrambi, io sono forse poco flessibile, ma le colpe principali ce le ha lui perché all'inizio il nostro rapporto
era un bellissimo mondo a due, ma presto si è affollato di entità come la carriera, il lavoro, l'ambizione e io venivo sempre messa in secondo
piano. Da ultimo si rivelò un vero egoista, tutto gli era dovuto purché non fosse in ritardo sui concorrenti.
E così ci trovammo un anno dopo, era di nuovo primavera in una campagna così bella che faceva commuovere. Avremmo potuto passare
giornate bellissime in quel paradiso oppure fuggire da soli verso il mare, con il sole e la distesa azzurra che corre di fianco alla strada.
Invece eravamo là con Mec, Luigi, i colleghi, la concorrenza e la soffocante ansia da prestazione di lui:
“Dai su, un ultimo sforzo.”
“Ancora questo, dai che siamo i migliori!”
Ma chi me lo faceva fare? Feci fatto tutto il possibile, credo di essermi sforzata ben oltre quello che era il mio dovere, ma alla fine non ressi
più: mi ero rotta.
 
IMOLA. Gara combattuta ieri al Dino Ferrari di Imola. Prime e seconde le Ducati di Smart e Spaggiari, terzo Villa. Agostini costretto al ritiro,
tradito dalla moto nel corso di una spettacolare rimonta.

Erik Dall'Osso
 
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