Luca Occhi - Peace® PDF Stampa E-mail

Peace®

                       Quando i gringos avevano scoperto che Castro, morto da oltre un ventennio, veniva scongelato in occasione delle feste nazionali solo per mettere loro addosso ancora un po' di paura, Cuba era diventata l'ennesima anonima stellina persa sulla stars and strips e di sigari così non ne trovavi più in giro. Tabacco di primissima qualità, coltivato in maniera biologica nella riserva integrata che da Guantanamo si estendeva fino alla Baia dei Porci. Foglie selezionate con cura, coccolate, arrotolate a mano sulle cosce dalla pelle ambrata e profumata di cannella d'altrettanto introvabili creole verginelle.

Mr Dove aspirò con voluttà il fumo denso e prese a disegnare con maestria cerchi perfetti nell'aria tentando di scacciare le preoccupazioni. Che aroma meraviglioso! Puro, genuino tabacco senza nessuna di quelle schifezze aggiunte di proposito al fine di procurare una remunerativa dipendenza. Fidelizzare il consumatore, era chiamata quella moderna forma di schiavitù. Ti capitava d'ingozzarti di zuppa di fagioli in scatola e da quel momento se non ne mangiavi almeno un paio di volte al mese, cominciavi a star male e a diventare nervoso. C'era chi, nell'indifferenza generale, aveva sterminato la famiglia per un sacchetto di patatine. Cose che succedono, era il commento più diffuso.Perché così girava il mondo, anche se tutti facevano finta di non vedere. Business is business e fuori dal giro degli affari finivi con l'essere solo un consumatore, nient'altro che merda. Ma per quanto quei sigari potessero essere costosi a J.C. Dove la cosa non importava, tanto che non sapeva neppure quanto potesse costare la scatola da duecento pezzi che ostentava sulla scrivania. E non gli interessava saperlo. Essere l'uomo più ricco del mondo presentava degli innegabili vantaggi. Una fortuna costruita dal nulla e tutta da solo. Provava ancora emozione al ricordo di quando, sconosciuto e poco brillante biologo dalla laurea vinta all'asta su E-Bay per 21.00 $ più spese postali, lavorava in un laboratorio di ricerca per una nota casa di prodotti d'alta cosmesi. Due pasti al giorno tutto incluso, qualche pacca sulle spalle, molti calci nel sedere e la scopata mensile il giorno dello stipendio con una delle puttane nello squallido bordello del villaggio Manananaguas ai margini di ciò che ancora restava della foresta amazzonica, su quella fogna a cielo aperto del rio Urinoco. Perché fin d'allora certi esperimenti andavano condotti con molta discrezione e, se possibile, lontano da occhi indiscreti. Testare i prodotti sugli indios e i desesperados alla deriva in quel buco del culo del mondo era comodo e nessuno rompeva troppo i coglioni se di tanto in tanto ne spariva qualcuno. Là, fra zanzare elefante e sudore tropicale che ti faceva puzzare come delle fette di salame rancido, in preda a un devastante attacco di sciolta e col tubetto delle pillole contro la dissenteria vuoto stretto in mano, gli era venuta la geniale idea che aveva cambiato il corso della sua esistenza. E di milioni di poveri sventurati.

A venticinque anni, con un risibile capitale, aveva fondato una piccolissima casa farmaceutica sul cui futuro nessuno sarebbe stato disposto a investire neppure una manciata di soldi del monopoli. Invece sbalordì tutti scoprendo e brevettando un vaccino contro la terribile pandemia di febbre del KuloKulo che in poco tempo aveva causato migliaia di morti in giro per il mondo. Il virus si trasmetteva per via aerea, scoreggiando, e una volta inalato s'insediava, comodo, comodo, nell'intestino dove si moltiplicava a scapito di chi lo ospitava. Al momento giusto... puff, via alla ricerca di nuove vittime in cui riprodursi e prosperare. Fino alla conquista dell'intero pianeta. Gli ospedali erano pieni d'ammalati e i forni in funzione ventiquattro ore al giorno nel tentativo di eliminare i cadaveri e ogni possibile forma di contagio. Inutile raccontare le cose raccapriccianti che potevano accadere a chi, del tutto sano, si lasciava sfuggire in pubblico la più piccola flatulenza. Per non parlare dei cretini che si divertivano a fare pernacchie con la bocca per poi dare la colpa allo sventurato di turno che finiva puntualmente linciato dalla gente.  Le vendite del farmaco avevano in ogni modo fatto lievitare il valore delle azioni in borsa dell'azienda che nel giro di un anno avevano guadagnato oltre il 600%. In tutta questa storia Mr Dove aveva solo tenuto nascosto un trascurabile dettaglio. Il virus l'aveva creato lui in laboratorio e il vaccino era già pronto prima ancora che la gente iniziasse a scoreggiare e a morire. La cosa non era bella, ma si trattava in fondo d'affari, nient'altro che affari. Business is business, e lui continuava a dormire sonni tranquilli con la coscienza a posto. All'incirca ogni quattro anni scoppiava puntuale una nuova terribile epidemia e la sua azienda, sempre all'avanguardia nella ricerca, riusciva a battere la concorrenza nello scoprire la cura, a conferma della tecnologia e del capitale umano d'eccellenza di cui poteva disporre. In verità molte voci dubbiose s'erano levate sul suo operato, ma un incidente d'auto là un incendio qua, avevano messo a tacere ogni offensiva accusa. A parlare male di Mr Dove non esisteva ancora farmaco al mondo capace di salvarti la vita. Così, a dispetto della giovane età, per due volte gli era stato assegnato il premio nobel per la medicina e avrebbe potuto continuare con quel tranquillo giochetto per tutta la vita se non fosse rimasto nell'anima, nonostante i successi, un avido uomo d'affari incapace per natura d'accontentarsi. Per quanto guadagnasse non era mai abbastanza. Eliminati da tempo i concorrenti, doveva riuscire a superare sempre e solo se stesso. Mise così in piedi un'interminabile sequela d'ignobili quanto geniali speculazioni: dalla modifica del clima, per cui chi voleva la pioggia o il sole doveva comprarli da lui prenotandoli con largo anticipo, alla molecola con cui aveva avvelenato tutta l'acqua potabile del pianeta dandole un sapore nauseabondo e che solo la sua polverina magica venduta nei supermercati a bassissimo prezzo riusciva a neutralizzare. "Con Idrolona l'acqua è più buona", continuava a ripetere senza sosta la pubblicità alle masse più povere e quindi più assetate del pianeta. Fino al suo autentico capolavoro: PEACE®

 Registrò il marchio brevettando la pace così, chi la voleva, doveva per forza comprarla da lui. E non era difficile: un braccialettino con microchip dal colore e design inconfondibile ti metteva a posto con il mondo. Se lo potevi esibire, la pace era con te. Chi non l'aveva era guardato con disprezzo dagli altri, anche se non faceva nulla di male, e chiunque poteva percuoterlo o discriminarlo o insultarlo fino ad ucciderlo ma in regola con la legge e la propria coscienza: chi non aveva comprato la pace., difatti, non ne aveva diritto. Certo c'erano stati, soprattutto da parte dei paesi più poveri, degli sfacciati tentativi di pace illegale, ma erano stati soffocati nel sangue con la giusta dose di violenza: stragi, colpi di stato, calamità innaturali. Le agenzie per la protezione della pace sparse per il mondo erano molto efficienti nel reprimere e punire ogni abuso o tentativo di falso. Chi non era disposto a comprare la pace, voleva e si meritava la guerra. J.C. Dove grazie a questa geniale intuizione s'aggiudicò anche un premio nobel per la pace. E fu proclamato ancora in vita santo, grazie alle cospicue somme versate, con poca devota fede, ai cinque pontefici sparsi per il mondo che alla sua PEACE® facevano da testimonial, e un bel po' di pubblicità. Poteva considerarsi orgoglioso di quello che era riuscito a costruire eppure... Eppure Mr Dove si sentiva infelice. Perché per quanto si sforzasse, non gli veniva più da tempo in mente nessun'altra geniale idea per espandere il giro dei propri affari. I profitti restavano immensi, ma desolatamente stabili.

 Cacciò la segretaria da sotto la scrivania. Era troppo preoccupato per riuscire a concentrarsi. Il suo impero rischiava di non riuscire più espandersi e lui si sentiva così impotente! Per la prima volta temette di intuire cosa dovesse significare una sconfitta. Poi la musica soffusa che aleggiava in tutta la nazione, interrompendo di tanto in tanto il flusso continuo di consigli per gli acquisti, accennò all'ultimo successo di G.W. Bush III che stanco di fare il Re degli United States of World, incarico onorifico e senza alcun effettivo potere decisionale, aveva abdicato in favore del figlio G.W. Bush IV dedicandosi con successo alla vera passione di famiglia: fare il cantante. Era una cover di una vecchissima canzone di quattro giovanotti inglesi che avevano conosciuto in un passato lontano il loro momento di gloria prima di finire nel dimenticatoio. Faceva: "... all you need is love... tattatatà.... all you need is love... tattatatà all you need is love, love, love is all you need! " Love!? J.C. Dove spiccò un salto sulla poltrona. Ma certo! Come aveva fatto a non pensarci prima. Stava proprio invecchiando. Richiamò la segretaria perché si rimettesse subito con impegno al lavoro la scrivania. Tutto filava a gonfie vele. La vita era meravigliosa.

PEACE®&LOVE® a tutti.

 

 
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