Mauro Gnugnoli Basterebbe solo un pò d'amore PDF Stampa E-mail

Basterebbe solo un po' d'amore.

"Non si poteva sperare in un giorno migliore per rinascere." Pensava l'uomo guardando fuori la finestra. In piedi davanti alla grande vetrata, contemplava il debole preludio di primavera. Mancava ancora un mese allo sbocciare delle prime margherite sul prato che circondava l'antico palazzo. Ma pareva già di percepirne il profumo.

Increduli gli ospiti della struttura, attratti dall'insolita mattinata, si stavano riversando nel giardino per godere del calore di quel pallido sole. Quando una voce alle spalle lo riportò alla realtà.

«Mi scusi professore. È arrivata la signorina Beatrice Antonelli.»

«Molto bene Valentina, falla accomodare.»

Entrò nella stanza quasi volteggiando. La grazia dei movimenti lo colse impreparato, non se la aspettava certo così. Gliela avevano descritta come una eccentrica zitella di mezza età. Impacciato dallo stupore le andò incontro balbettando un timido saluto.

«Kalimèra, dhespinìda Antonelli.»

«Buongiorno a lei professore. Lasci stare la lingua degli Dei, sono passati tanti anni ma ricordo ancora bene l'Italiano.»

La bellezza della donna, seduta all'altro lato della scrivania, lo intimoriva, ma non riusciva a togliere lo sguardo da quella silhouette. Movenze seducenti mettevano in risalto una femminilità che non passava certo inosservata. La testa lievemente reclinata da un lato e una mano passata tra i lunghi capelli castani, lo bloccarono ed il discorso, da tempo preparato, stentò ad arrivare.

«Allora professore. Non ho fatto tre ore di volo solo per guardarla negli occhi. Non ha niente da dirmi?»

Vistosi scoperto, con le mani nella marmellata, arrossì come non gli succedeva da tempo. Si aggiustò gli occhiali sul naso alla ricerca di un contegno e fingendosi interessato alle poche scartoffie sparse sulla scrivania, esordì scusandosi.

«Non si offenda signorina, ma dai dati che avevo di lei, mi aspettavo una persona, diciamo così... diversa ma, sinceramente devo ammettere che sono contento di essermi sbagliato.»

«Via professore, non siamo più dei bambini. Spero piuttosto che sia un buon motivo quello per cui mi trovo qui. Non bastano più i soldi per la retta forse?»

«No, non è questo» disse il medico togliendosi le lenti e stropicciandosi gli occhi «è che credo di poter affermare in assoluta sicurezza che sua sorella è completamente guarita per cui...»

«Piano, piano. Non starà cercando di dirmi che può tornare a vivere da noi?» Disse la donna muovendosi come seduta su delle braci.

«Il mio, non può essere che un consiglio. Dal punto di vista della terapia credo che sia l'ultimo tassello verso il completo reinserimento della persona nella società» disse con voce ferma il professore che aveva riacquistato il controllo della situazione «perciò, mi sono permesso di organizzare questo incontro, tra lei e sua sorella.»

"Lurido bastardo" pensò la donna che perso ogni ritegno esplose.

«Un consiglio un cazzo! Ma chi le ha detto che io la voglia incontrare? Mi sembra di fare già abbastanza per lei!»

«Per lei fare abbastanza è pagare la retta?»

La donna sgranò gli occhi, si alzò in piedi e minacciosa si avventò come una tigre sulla scrivania aggredendo il professore.

«Senta, non sono venuta fin qui per sentire lezioni di moralità e proprio da lei, che vive di queste rette!»

«No, lei non è venuta qui apposta. Ho preso informazioni anch'io ed ho saputo che sarebbe giunta in Italia per affari, per cui non l'ho raggirata chiamandola in clinica.»

Il volto della donna perse ogni grazia e si trasformò in un ghigno rabbioso.

«Consideri l'incontro concluso professore. Ora lei, mi chiama un taxi, ed io me ne torno nella mia isola facendo finta che non sia successo nulla.»

Il medico non si lasciò impressionare dai metodi bruschi della donna, si piegò in avanti verso l'interfono, spinse un tasto e parlò come fosse solo nella stanza.

«Scusa Valentina, puoi dire al dottor Germani di prepararsi ad accompagnare la signorina Antonelli nel mio ufficio?»

«Ma insomma, c'è proprio bisogno di questo incontro? E se io non avessi intenzione di farlo?»

Il professore raggiunse la porta dell'ufficio e la spalancò.

«Prego, può uscire, non la trattengo oltre. Ma si ricordi che stà gettando al vento un'occasione» e tornò a sedersi lasciando la porta aperta.

La donna si mosse con esitazione e fatto pochi passi si bloccò per tornare alla finestra, una forza ignota la tratteneva in quella stanza. A braccia conserte, guardava i prati verdi del parco animarsi di ospiti della struttura accompagnati dai tutori che vestiti con una sfolgorante divisa gialla, rendevano piacevole la vista di quel contrasto cromatico.

«Non sono matti quelli che lei vede» disse a bassa voce il medico «sono persone che hanno smarrito l'orientamento e nostro compito è cercare di riportarle verso la giusta rotta.»

«Mia sorella la rotta l'ha persa tanti anni fa.» rispose continuando a guardare i prati.

«Mi racconti cosa è successo» la esortò il medico mentre tornava a chiudere la porta.

«Dottore lei sa già tutto, non c'è bisogno che rinvanghi il passato» la voce della donna era tornata calma.

«Magari può servire a lei rammentare» e, come se il medico avesse premuto il tasto giusto, la donna cominciò a parlare in uno stato di trance.

«Vivevamo in una grande casa, alle porte della città, quasi in campagna. La nostra famiglia poteva definirsi, se non ricca, benestante. Io ero la "cocca" del babbo e questo a Matilde non è mai andato giù, ma è sempre riuscita a nasconderlo.»

«La "cocca" del babbo?» chiese il dottore.

«Si, io ero la figlia che aveva sempre desiderato, mia madre faceva l'attrice ed era una donna bellissima. Mentre dalle prime nozze era nata mia sorella in seguito ad un parto dove aveva perso la vita la madre nel metterla alla luce.»

«E questo poteva aver generato un senso di colpa in Matilde?» Azzardò il medico.

«Non lo so, ma qualcosa non ha mai funzionato tra noi.»

«E crescendo? Non siete riuscite a riavvicinarvi»

«No. I ragazzi frequentavano casa solo perché c'ero io, la più bella, e così la situazione peggiorò, fino ad arrivare a quel giorno... » la voce prese a tremare, gli incubi stavano tornando ad affacciarsi impietosi nella mente della donna che si portò le mani alla testa alzando il capo al soffitto.

«Quale giorno?» chiese l'uomo ormai conscio di aver toccato le corde giuste.

«IL GIORNO DELLE MIE NOZZE» urlò la donna in procinto di un attacco isterico. Poi, dopo aver tratto un lungo sospiro, continuò ritrovando la calma. «Stavamo entrando in chiesa, quando è arrivata lei con un coltello da cucina ed ha colpito al cuore il mio sposo uccidendolo sul colpo. Ecco quale giorno dottore.» Finì la frase cadendo spossata sulla poltrona di fronte alla scrivania.

«E' arrivato il momento di darle questa signorina Antonelli» l'uomo si avvicinò alla donna e le porse una busta «me l'ha consegnata suo padre una decina di giorni prima di morire.»

La donna incuriosita l'aprì, estrasse l'unico foglio che conteneva e si immerse nella lettura. Dopo poche righe del testo alcune lacrime cominciarono a rigarle il viso ed in breve un pianto sommesso la travolse.

«Ciao Beatrice... » disse una voce.

Quel giorno di emozioni ne aveva avute fin troppe ma sapeva che non erano finite.

Alzò lenta lo sguardo fino ad incrociare gli occhi della persona in piedi di fronte a lei.

Si fissarono in silenzio per alcuni interminabili secondi. Trentacinque anni da quel giorno e nessuno potrà mai dire se possano essere sufficienti per espiare una colpa.

«Ciao Matilde» rispose alzandosi e scoppiando a piangere gettò le braccia al collo della sorella che rispose all'abbraccio rimanendo in silenzio adagiandole il capo sulla spalla.

«Ho bisogno di tempo Matilde» disse tra i singhiozzi Beatrice «ho bisogno di tempo.» continuò volgendo lo sguardo al dottore che annuì silenzioso guardandole uscire.

 

Il professore, nella tranquillità del suo studio, lesse la lettera del padre delle due donne e ne condivise il mea culpa.

Addossandosi tutte le colpe di quanto accaduto, si considerava l'unico vero responsabile del comportamento della figlia maggiore, senza peraltro pretendere che bastasse quello scritto a rimettere le cose a posto ma, in cuor suo, un passo verso una possibile riconciliazione sperava potesse avvenire.

"Quando imparerà l'uomo a volersi bene veramente" pensò il medico e pensare che "basterebbe solo un po' d'amore."

Mauro Gnugnoli

 
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