"Nemmeno a Natale la gente è più buona" di Giorgio Ottaviani Stampa

Nemmeno a Natale la gente è più buona

"Ma sto cazzo de Babbo Natale nun se poteva pià un giaccone co' le tasche?"
Il freddo di una giornata passata a chiedere soldi ai passanti, facendo tintinnare la campanella, se lo sentiva dentro, fra le ossa e la carne.
Rocco si alitò sulle mani per scaldarle, poi le infilò sotto le ascelle e continuò a camminare intirizzito tra i capannoni della zona artigianale. Un sottile strato di neve ghiacciata ricopriva la strada come un foglio di plastica trasparente, spiegazzato da migliaia di impronte.
"Dì che è per gli orfani bosniaci. È una cosa che fa pena" aveva detto er Mignatta ghignando. "A Natale la gente è più buona, vedrai che si tira su un bel po' di grana"
Gli aveva mollato un costume da Babbo Natale, rubato in un grande magazzino e lo aveva spedito davanti alla stazione delle corriere, al freddo. Er Mignatta di mestiere sfruttava gli altri. Nel campo rom faceva il bello e il cattivo tempo e se Rocco voleva continuare a vivere lì era meglio che, come tutti, facesse quello che diceva lui
Aveva passato tutto il pomeriggio a camminare sulla neve, al freddo, però ne era valsa la pena e non solo per i soldi. Quello stronzo di vigile urbano che due giorni prima l'aveva fatto sloggiare in malo modo dal semaforo di corso Umberto, dove lavava i vetri, ora s'era avvicinato dicendo: "Ci vorrebbe più gente come lei, che fa qualcosa per gli altri, voglio dire" e gli aveva fatto scivolare una banconota nella bisaccia appesa al collo. Per cinque euro s'era comprato il diritto di sentirsi buono almeno la notte di Natale. Un vero affare. Dietro la barba bianca, a Rocco, avevano riso anche le budella
Una stella cometa di lampadine colorate appesa al braccio della gru d'un cantiere, gli fece sollevare lo sguardo. Il cielo era un grumo di nuvole, come pagine di giornale accartocciate, buttate alla rinfusa al di sopra delle luci gialle dei lampioni. Una maligna polverina ghiacciata turbinava tutto attorno. Un brivido di freddo gli percorse la spina dorsale. Pensò che prima di dare i soldi ar Mignatta e aspettare che questi gli lasciasse la sua parte, si sarebbe trattenuto quanto bastava per un paio di bottiglie. Era stato al freddo, gli spettava di diritto.
Udì il rombo di un motore che si avvicinava, mentre la sua ombra proiettata dai fari sulla neve sporca si faceva sempre più corta. Quando l'auto gli fu a fianco, rallentò e dal finestrino qualcuno urlò: "Babbo Natale, le renne te le sei vendute?"
"Fottiti" gridò ai fanali mentre si allontanavano. Poi i due puntini rossi brillarono più intensi e rimasero fermi per un po', prima di muoversi di nuovo e sparire nel pulvinio ghiacciato che riempiva l'aria.
Fu allora che scorse la ragazza.
"Anche se è la notte di Natale, qualcuno che ha voglia di andare a puttane c'è sempre. Forza, vai e non tornare se non hai tirato su almeno un centone! " Il tono del pappa non ammetteva repliche. Smila s'era vestita, aveva preso la borsetta ed era andata. Era andata a battere il marciapiede la notte di Natale.
Stava lì da un paio d'ore, con le suole degli stivali diventate una carta assorbente, a passeggiare attorno a quel lampione a ridosso della rete metallica di una fabbrica dismessa. Sotto il cono di luce del lampione che illuminava quella polverina ghiacciata mulinante nell'aria, sembrava una figurina disegnata su un cartoncino d'auguri, di quelli con i brillantini incollati sopra.
Felice Natale!
Rocco soppesò la borsa con i soldi raccolti: era un bel gruzzoletto. Magari gli sarebbe costata di più di un paio di bottiglie, ma era di sicuro molto meglio per scaldarsi. Affrettò il passo.
"Ohi, bella bimba, è arrivato il tuo Babbo Natale" le gridò avvicinandosi, poi aggiunse" c'ho un bel pacco regalo per te" e scoppiò a ridere sguaiato.
Smila si voltò e vide quel Babbo Natale intirizzito, con la barba bianca e le sopracciglia nere, avvicinarsi.
"Ah, sei un Babbo Natale. Meno male, ho avuto paura che fosse un cliente. Non so perché ma stanotte...non lo so, ma l'avrei voluta passare in modo diverso"
Poi aggiunse con un sorriso: "E io che pensavo d'essere l'unica sfigata a passare la notte di Natale per strada." Due occhi chiari da bambina cresciuta troppo in fretta lo guardavano quasi divertiti. Quella frase e il sorriso caldo che gli rivolse la ragazza, fecero a Rocco uno stano effetto. Era la notte di Natale, che cazzo. Magari un po' di bontà certe volte scalda più d'una bottiglia o una scopata a pagamento.
"No, non sei sola, c'è anche Babbo Natale" rispose Rocco. Si sfilò da tracolla la sacca e la porse alla ragazza. "Tieni, è il tuo regalo. Vai a casa che io continuo il mio giro...sai, è il mio mestiere."
Smila guardò dentro la sacca, incredula.
"Ma chi sei, un pazzo?"
Risollevò lo sguardo. Rocco era già sparito, inghiottito dal buio. Smila gridò: "Grazie, grazie mille Babbo Natale" e si allontanò a piccoli passi, diretta verso casa.
Mentre tornava intirizzito al campo rom, dove er Mignatta lo aspettava, Roco aveva già la risposta pronta da dare a quello sfruttatore quando gli avrebbe chiesto i soldi: "Non ho tirato su un cazzo! Nemmeno a Natale la gente è più buona."
Conoscendolo, sapeva che lui gli avrebbe creduto.

Racconto di G.Ottaviani

 
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