Paola Gallegati - "Turno di Notte" 2010 PDF Stampa E-mail

 

Vedi quale grosso privilegio ti concedo mica tutti conoscono il motivo della loro morte!
Aveva gli occhi verdi come l'erba fresca del mattino ed i capelli neri come una nuvola carica di pioggia nel meriggio, in piena estate. La vedevo passare tutti i giorni alla stessa ora, mi porgeva i soldi del giornale e se ne andava. Non uno sguardo non una parola. Mai. Poi un giorno si sporse più del solito, la sua mano sfiorò la mia mano ed una raffica di vento mi portò il suo sapore. Una suono assordante riempì le mie orecchie, una luce accecante invase i miei occhi, in quel preciso istante capii che lei mi avrebbe dato la vita. Il giorno dopo la seguii, non appena ebbe svoltato l'angolo, uscii dall'edicola, mollai tutto e mi precipitai dietro di lei. Volevo sapere, il più possibile, per capire se potevo, in qualche modo, riuscire, non so come ad intrufolarmi nella sua esistenza. Mentre correvo, pensavo fosse tutto inutile e che mai sarei riuscito ad incrociare anche solo un suo passo, ma non riuscivo a fermarmi. La tenevo nel mio sguardo, seguendola tra la gente, attratto a lei, bramandola ad ogni passo ed ad ogni passo perdendola. Dopo un paio di isolati entrò in un edificio da una grande porta di vetro girevole. C'era una targa accanto, sul muro e mi avvicinai per leggere. Diceva International Bank.Una banca, non ero mai entrato in una banca prima, quasi mi vergognavo, io in una banca. Ma dovevo entrare, lei era là, dentro insieme alla mia vita ed io dovevo almeno vederla, per poi andarmene, ma vederla. No, non agitarti, non essere impaziente, non è poi così lunga la storia, ma voglio che tu capisca, tu capisca bene. Non voglio lasciare nella tua mente un solo dubbio.
Dentro c'era un mormorio assordante, che rimbombava nel marmo delle pareti, che riflettevano la luce che entrava da due grandi vetrate, rendendo l'atmosfera irreale. Le persone tutte ordinate in file ad ogni bancone a cui si affacciava da una apertura un funzionario. Vedevo parlare, leggere, scrivere, firmare, poi avvicinandomi ancora di più riuscii a distinguere un rumore, prima quasi impercettibile poi sempre più forte sino a diventare dominante su tutto. Quel rumore solo per quel rumore oggi tu morirai. Era il fruscio delle banconote che il cassiere maneggiava con forza e delicatezza assieme, prendendole dalla propria mano sinistra ed impilandole sul banco con la mano destra. Spacchettandole per poi unirle nuovamente, dividendole ad una ad una, formandone tante pile, sino poi a ricomporne una sola. Tutto quel gioco di mani sprigionava un fruscio intermittente, un suono armonico, una musica leggera, poi sempre più forte e coinvolgente. Non riuscivo, non riuscivo proprio a staccare gli occhi da quelle mani, dalla cartamoneta che sembrava danzare emettendo quel suono.
Ci si può innamorare di una persona di un'immagine, io quel mattino mi innamorai di un suono, che per me divenne la musica, l'armonia della mia esistenza. Ne uscii frastornato, ma pieno di una gioia che mi invadeva la mente e l'animo. Adesso sapevo cosa dovevo fare. Non avrei avuto bisogno di null'altro nella vita se solo fossi stato accompagnato da quella melodia inebriante. La prima volta è stato semplice, ero incosciente ed impaziente insieme, ma sicuro fermamente sicuro che sarei dovuto arrivare fino in fondo. Era nella tarda mattinata, verso l'ora di chiusura, la banca era quasi vuota ed io mi avvicinai al cassiere a viso aperto, mi ero messo in tasca un grosso sasso che avevo raccolto prima di entrare, lo stringevo forte, per darmi coraggio. Porsi al cassiere una borsa di cuoio, che aveva trovato fuori dall'edicola un giorno, gli dissi di riempirla. E' stato facile. Come tutte le altre volte. Poi sei arrivato tu, con tutte quelle domande. Non posso perderla. Non posso lasciarti andare. Ma adesso almeno sai che ti ucciderò per amore.
 
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