XXII Edizione Premio Nazionale "Trichiana paese del libro" - Secondo classificato Occhi Luca Stampa
Dell'attimo esatto in cui le vite di Enrique Lupito Matamoros Valdez

e Isidoro Saria s'incrociarono al Caffé La Perla de Caminito

 

"Qualunque destino, per lungo e complicato che sia,

consta in realtà d'un solo momento: il  momento

in cui l'uomo sa per sempre chi è."

(J.L.Borges - L' Aleph)

 

Enrique Lupito Matamoros Valdez degustava senza fretta un bicchiere di Quarà, Cabernet Sauvignon patagonico dal carattere scontroso. Seduto a un tavolino dello storico Cafè La Perla de Caminito, lasciava che il fluire incessante dei turisti estirpasse un po' alla volta dalla sua testa ogni preoccupazione. In quella giornata di calma solo due pensieri resistevano a colmare con tenacia il vuoto: che quel vino era sì scorbutico ma generoso e che doveva chiamare Ramon per noleggiare la barca che avrebbe portato lui e Agneta in gita al solito isolotto nel delta del Rio de la Plata. L'indomani, infatti, sarebbe stato l'anniversario del loro matrimonio e Agneta adorava i ravioli di pesce della posada di Doña Carmen.

Enrique Lupito Matamoros Valdez bevette un altro sorso, mentre da lontano giungevano le note di un tango. Per un attimo la mente seguì la melodia accennando qualche passo e nell'improvvisa assenza di sé, lui si colse felice. Poi, a tradimento, di ritorno dal passato lo colpì alle spalle una risata.

***

Aveva conosciuto Agneta una decina d'anni prima. Era stato Borges a farli incontrare. No, non lo scrittore in persona, ma una sua raccolta di racconti: El Aleph. Enrique Lupito Matamoros Valdez, nella solitudine del tempo lasciato libero dal lavoro, era un vorace lettore. Preso in prestito il libro in una piccola biblioteca del barrio Palermo non si decideva a restituirlo. L'aveva riletto più volte, ma ancora non si sentiva pronto a separarsene, non era sicuro d'essersi appropriato nel suo immaginario delle emozioni di tutte quelle storie. Era così rimasto sorpreso, una mattina, trovando nella buchetta della posta un biglietto vergato in una calligrafia minuta, tondeggiante e appena un po' inclinata verso destra:

Gentile Signore, esordiva, mi chiamo Agneta Sofia Ricucci Lewis e aspetto da mesi, paziente e ansiosa, che lei restituisca la copia della raccolta del mio autore preferito. Lungi da me porle fretta in ciò che è di suo diritto, la prego solo di contattarmi il giorno in cui intenderà restituirla in modo che possa essere presente in biblioteca evitando il rischio che qualche altro spassionato ammiratore del nostro se ne impossessi prima di me, condannandomi a un'ulteriore estenuante attesa che non sono certa di poter sopportare. La ringrazio sentitamente.

Seguiva firma e indirizzo.

Enrique Lupito Matamoros Valdez sorrise e provò un moto d'ammirazione per una tale sfrontatezza ed esibizione di carattere. S'interrogò solo un attimo su come fosse riuscita a ottenere il suo indirizzo, poi decise che quella storia lo divertiva troppo. Prese carta e penna, e le rispose:

Gentilissima, e qui esitò incerto fra signora o signorina, Signorina Ricucci Lewis faccio ammenda per la mia sconsiderata passione per il nostro autore. Le assicuro che la raccolta è bellissima e incapace di continuare a infliggerle una tormentata attesa, la informo che domani pomeriggio alle diciassette sarò in biblioteca per riconsegnare il libro. Sia chiaro che non intendo correre rischi che finisca in mani altrui, per cui mi riconoscerà per il garofano rosso all'occhiello della giacca. La parola d'ordine per lei sarà il titolo della raccolta.  A domani allora.

Chiamato un garzone, gli aveva affidato il biglietto con qualche pesos di mancia.

Era così che l'aveva conosciuta dunque, proprio grazie a Borges. E nonostante la notevole differenza d'età era stato amore, se non proprio a prima, a seconda vista. Forse non quello passionale e folle dei vent'anni, a volte traditore, ma quello affidabile e disincantato di un sopravvissuto ai troppi disastri del cuore. Dopo un anno si erano sposati. Ed Enrique Lupito Matamoros Valdez aveva deciso che era giunto il tempo di ritirarsi dagli affari per dedicarsi con serenità al quieto vivere.

***

Alle sue spalle, seduto al tavolino, esplose un'altra risata. Solo allora percepì ciò che per consuetudine aveva imparato a ignorare: il revolver nella fondina ascellare sotto la giacca di panno leggero. Negli anni che avevano preceduto l'incontro con Agneta, aveva esercitato con un discreto successo la professione d'assassino a pagamento. Un mestiere simile a tanti altri, quasi impiegatizio nella sua routine. Quando stipulava un contratto, si alzava la mattina presto per studiare con cura le abitudini quotidiane della persona da eliminare. Redigeva prima un rapporto e poi un dettagliato piano d'azione, tenendo conto di tutte le informazioni raccolte, e lo metteva in pratica. Rari gli imprevisti e del tutto trascurabili. Un solo colpo al centro della fronte era la sua firma. Poiché Dio, o chi per lui per ragioni imperscrutabili, l'aveva dotato del talento di una mira infallibile. Per riconoscenza e devozione non aveva mai accettato incarichi riguardanti preti, donne o bambini. Gli altri, del resto, erano più che d'avanzo.

Enrique Lupito Matamoros Valdez, in anni d'intenso e onesto lavoro, aveva messo da parte una discreta fortuna. Anche se i danari non erano per lui così importanti. Poiché dopo quindici anni scontati nel penitenziario di Ushuaia, aveva imparato che l'unica cosa che contava davvero era restare vivi.

***

Nel varcare per la seconda volta il portone del penitenziario, si bloccò incapace di muovere un solo passo verso l'infinito del mondo che di nuovo lo attendeva.

"Non è niente, capita a tutti" disse una delle due guardie che lo accompagnavano.

"Siete come cani da troppo alla catena, non sapete più che farvene della libertà, vi fa paura" lo canzonò l'altra.

Presolo sottobraccio, lo trascinarono quasi a forza giù per la scalinata che portava all'approdo del piroscafo che faceva la spola con la terraferma.

Quei quindici anni erano trascorsi interminabili se presi in ogni singolo minuto, ma rapidi come uno schiocco di dita nel loro insieme. Di tutti i giorni, macinati e resi uniformi dal tempo, uno solo meritava d'essere ricordato. Quando un meticcio di Chiloè, durante la camminata mattutina, gli aveva raccontato di come lo avevano catturato mentre trafficava alla frontiera col Cile, e della stupida fine del suo socio, tale Rafael Ocampo originario d'Entre los Rios, che piuttosto che finire laggiù a marcire aveva preferito farsi ammazzare dalle guardie di frontiera in un tentativo di fuga disperato.

Isidoro Saria, che ora conosciamo come Enrique Lupito Matamoros Valdez, quella mattina vide dimezzarsi di colpo la sue speranze di vendetta, la sola cosa che lo forzava a sopravvivere in quell'inferno alla fine del mondo.

***

Alla terza risata non poté sopportare oltre. Si alzò di scatto e tutto quello che seguì, lo rivisse nel solo, semplice gesto di girarsi ed estrarre il revolver.

Rivide una a una tutte le banche che con Rafael ed Evita avevano rapinato: Villareal, Neuquen, San Pedro, Bahia Blanca e tante altre. Ricordò le geometrie di un amore un po' troppo affollato, le sbronze e le corse lungo le strade senza fine della Pampa. Ricordò una stanza in una topaia, appena fuori Vincente. Il sonno reso pesante dal troppo pisco interrotto dai gendarmi che facevano irruzione mentre Rafael, Evita e i soldi erano spariti nel nulla. Non aveva mai saputo se l'avevano tradito o fossero solo riusciti a fuggire e negli anni si era accontentato di un dubbio rancoroso anziché cercare una risposta.

La donna, seduta a un tavolino con dei conoscenti, lo riconobbe subito a dispetto di come il tempo l'avesse cambiato. Riconobbe gli occhi e gran parte di ciò che v'intravide dentro. Non le sfuggì l'agitarsi nervoso delle dita della mano sinistra rimasta inerte lungo il fianco, in un piccolo gesto meccanico dovuto alla tensione, come prima di ogni rapina.

Pure lui la riconobbe subito, a dispetto del tempo trascorso. Perché anche i suoi occhi, quegli occhi in cui tante volte si era smarrito, non erano mutati di un nulla e vi si potevano ancora scorgere le foto ingiallite di un'altra vita.

Patricia Stone, che noi soli sappiamo essere Evita, notò il revolver ma non tentò di fuggire. Si limitò a lanciargli con un gesto della mano un bacio, scoppiando in un'ultima risata. Isidoro Saria ripensò al suo passato, Enrique Lupito Matamoros Valdez al futuro.

Infine, un colpo di pistola chiuse la storia.

***

El Clarín e gli altri principali quotidiani il giorno dopo riportarono fra le pagine di cronaca il resoconto del misterioso attentato a una turista americana uscita miracolosamente indenne dal colpo sparato a pochi passi da un folle sfuggito alla cattura. La donna, una ricca ereditiera a Buenos Aires per una breve vacanza, aveva voluto chiudere in fretta l'incidente con le autorità locali rientrando in patria e tutti si felicitavano per la scarsa mira dell'aggressore. Nessuno, a parte due sole persone, seppe mai la verità. Che quel giorno, al Cafè La Perla de Caminito, non fu una mano a tremare. Ma il cuore.

Luca Occhi

 
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