La Baracca dei Tristi Piaceri di Helga Schneider PDF Stampa E-mail

Due donne, l'anziana Frau Kiesel e l'ambiziosa scrittrice Sveva, di cui l'autrice abbozza appena le rispettive biografie. Poche sapienti pennellate per delineare le due voci narrative del romanzo: una racconta, l'altra incalza. Dialoghi, di tono grave ma talvolta con guizzi sagaci, che vanno oltre le parole, in cui respira commozione, rispetto, complicità sofferta.

 

baracca

La vera protagonista è la Storia, suggerita dal titolo perfetto e dal sottotitolo sfacciato: la baracca (siamo in una "stanza di servizio" di un lager) dei tristi piaceri (cosa può esserci di triste nel piacere? Tutto, in un bordello a Buchenwald). Il sesso forzato come strategia del nazismo: un dramma che ha segnato molte giovani donne, ebree e non, forzate alla prostituzione col miraggio della libertà ("Tre anni e saremo fuori, riscattate") e minate per sempre nell'animo e nel fisico; un dramma nascosto e taciuto, a guerra cessata, per vergogna e timore dell'emarginazione. Questi bordelli istituiti per legge dal regime con lo scopo ipocrita di limitare l'omossessualità tra i deportati serviva in realtà a poter dar libero sfogo al sadismo delle SS, quando la brutalità giovanile era incitata come prova di forza e valore; a prostrare ancor di più gli internati, che arrivavano a barattare il misero tozzo di pane per pochi minuti di sesso e spesso non riuscivano ad approfittarne; a creare delle deportate a vita, anche fuori dai lager, quando questi sono stati chiusi.

Un coraggioso omaggio alle donne che hanno subito o che subiscono violenza addirittura "per legge", una lucida e sofferta testimonianza di cui ancora una volta la Schneider rende partecipe il mondo, trasmutando un capitolo di storia personale in  memoria collettiva, affinché tragedie simili non debbano ripetersi mai più.

Anna Calamelli

 
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