La Guerra delle Salamandre di Karel Capek PDF Stampa E-mail

La Guerra delle Salamandre di Karel Capek




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Editore: UTET Libreria
Titolo: "Vàlka smloky" (in Italia "La guerra delle salamandre")
Autore: Karel Čapek (1890-1938), giornalista e scrittore ceco.
Traduzione: Bruno Meriggi.

"La guerra delle salamandre" uscì nel 1936, non è quindi un prodotto di prima freschezza, e alla fine del suo lungo viaggio è finalmente giunto sugli italici scaffali per opera della UTET Libreria, che ne prevede nove ristampe tra 2009 e 2013.
Chi scrive sa poco o nulla di Karel Čapek, autore ceco noto agli appassionati di fantascienza (cito dalla terza di copertina) per essere il coniatore del termine "robot" nel suo dramma "R.U.R (Rossums Universal Robots)", le opinioni che seguono sono perciò basate sulla semplice lettura del romanzo, senza la pretesa perciò d'essere altro che impressioni.

Čapek narra della nascita di "Vàlka smloky" nella breve ma utile prefazione che introduce il romanzo: stava lavorando ad un idillio che narrasse la vita del padre, medico di campagna, e quella dei suoi pazienti. Il progetto non poté tuttavia sopravvivere alle pressioni che il grave momento storico esercitava sulla vita e sulla fantasia dell'autore naufragò; dalle sue ceneri nacque un essere in cui al buon dottore, l'uomo semplice, buono e generoso che compare sotto varie spoglie nel corso della storia, vengono innestate tutte le piccole debolezze, viltà e desideri della vita reale. Questo nuovo essere, assai più credibile, viene poi calato nel vero mondo del 1936 tra imperialismi coloniali ed economici, capitalismo selvaggio, crisi economica e corsa agli armamenti. A questo punto la storia sarebbe potuta proseguire con l'esatta cronaca di ciò che poi avvenne nella realtà, salvo che Čapek non lo vide, a causa della propria morte. Accade invece qualcosa di strabiliante.

In una remota baia del sud-est asiatico il capitano van Toch rinviene una misteriosa specie di salamandra, della grandezza di un cane, la cui docilità ed intelligenza si rivelano subito utili all'uomo. L'abilità di queste bestie è prima sfruttata nella pesca alle perle e in seguito in numerose altre attività. La loro prodigiosa utilità porta le industrie a moltiplicarne il numero in modo smodato e gli stati ad utilizzarle in settori sempre più vasti, dalla manutenzione delle coste fino all'uso militare. Nel frattempo la grande intelligenza delle salamandre le porta a bruciare le tappe dello sviluppo tecnico e politico, fino a che non divengono in grado, guidate dal misterioso "Chief Salamander", di contendere agli uomini il dominio del pianeta.

Raccontata così, questa storia potrebbe sembrare il classico polpettone di mostri mutanti, tanto caro al cinema di fantascienza del passato e, ainoi, del presente. Invece Čapek fa una scelta più difficile: scompare. Ne "La guerra delle salamandre" non ci sono eroi salvifici o provvidenziali colpi di scena orchestrati dall'autore. Non c'è neppure satira, solo la fredda successione degli eventi, l'inevitabilità dei processi storici e l'inarrestabile equilibrio degli interessi che crescono e si autotutelano, passando sopra a tutti e tutto, anche alla propria sopravvivenza.
Come ho detto l'autore scompare. I suoi alter ego romanzeschi sono da principio attivissimi, anche se inconsapevoli, nel dare il via alla storia ma col proseguire delle vicende le singole persone divengono sempre più lontane e impotenti, la loro voce è sempre più flebile e inascoltata, ridotti come sono a semplici spettatori della Storia. Sono eroi che non agiscono o che sono comunque via via più impotenti davanti a meccanismi più grandi di loro. Il lettore osserva con apprensione crescente la lenta deriva della propria capacità d'azione e il crollo della situazione che avviene scopertamente, con una freddezza crudele.
E' un libro molto bello e, soprattutto oggi, attuale. Non si trata forse di un capolavoro assoluto ma è di sicuro un romanzo che centra in pieno la "ragione sociale" della fantascienza: la costruzione di un altro mondo assolutamente "reale" nella sua compiutezza, grazie alla fredda decostruzione di quello in cui viviamo e, in ultima istanza, un raffinato strumento di analisi.

Erik Dall'Osso

 

 
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