L'Eleganza del Riccio di Muriel Barbery PDF Stampa E-mail

RICCIO

 

Sulle copertine dei libri più venduti capeggia sempre più spesso la scritta "un successo del passaparola". È brutto infrangere i sogni di un mondo perfetto ma il passaparola è quasi sempre messo in giro ad arte dalle stesse case editrici per raggiungere l'unico obiettivo che si prefiggono: vendere. Fa leva sul desiderio inconscio di ogni lettore di contribuire all'affermazione di un nuovo talento (attribuendosene così una briciola del merito), ma è solo un'illusione su cui l'utilizzo del marketing editoriale lavora al fine di piazzare il proprio prodotto.

La Strategia del riccio di Muriel Barbery è un successo del passaparola. Già questo dovrebbe insospettire e suggerire con saggezza di evitarlo. Solo che poi di cosa si parla in treno o sotto l'ombrellone? Allora lo si legge per scoprire che non si parlerà di nulla.

Non della filosofia da Bignami, messa lì tanto per porre il lettore in difficoltà di fronte a un argomento che non conosce o conosce poco. Lo stesso risultato, un po' meno intellectuel-chic, lo si otterrebbe narrando le peripezie amorose del famoso sarchiapone nord europeo a pelo lungo. Una filosofia buttata lì e che non lascia nulla (e già questo per un libro è un fallimento), tanto per far capire che è un libro intelligente  e colto e che se non ci arrivi non è colpa sua quindi, per la proprietà transitiva, è meglio che non lo sbandieri troppo in giro.

Non dei personaggi: Renée la portinaia, Paloma e monsiueur Ozu sono così stereotipati e talmente presi a descrivere se stessi più che ad agire (che fine ha fatto il famoso "non spiegare mostra" primo passo di ogni corso di scrittura?) da non essere riciclabili neanche in una telenovela (ma in un film sì e questo dovrebbe far riflettere sullo stato della settima arte. E sul concetto economico di curva di prodotto che tanto poco dovrebbe avere a che fare con il libro e la cultura).

Non della trama in saldo: non c'è phatos, zero coinvolgimento, solo tanta noia e monotonia con un finale da Pretty Women in salsa Traviata (questa non è mia, l'ho sentita in giro ma l'ho trovata fantastica).

Solo lo stile della scrittura può essere salvato. Pulito e asettico, da sala operatoria.

Due commenti rubati su Anobii (www.anobii.com) che mi hanno risollevato dalla depressione post lettura: "Un luogo comune a forma di libro. Con l'aggravante della supponenza" e "Classista e supponente. Per filosofi da Autogrill".

Wow, c'è ancora qualche forma di vita su questo pianeta.

 
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