L'età dei lupi di Maria Silvia Avanzato PDF Stampa E-mail

 

L'età dei lupi di Maria Silvia Avanzato

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Il travagliato percorso attraverso le difficili tappe dell'adolescenza, raccontato una decina di anni dopo.

Questa è, in estrema sintesi, la trama del romanzo intitolato "L'età dei lupi". Ma chi sono i lupi? Siamo noi, quando non ci riconosciamo attraverso i cambiamenti che avvengono così rapidi (del tipo: un giorno giochiamo con le Barbie e il giorno dopo siamo alle prese con trucchi e discoteche, per non parlare delle trasformazioni fisiche), oppure i lupi sono le persone che ci circondano, le quali non si rendono conto di quanto per noi sia duro questo periodo, quindi minimizzano i nostri problemi o peggio, approfittano della nostra momentanea debolezza per ferirci a morte?

 

In ogni caso, nessuno di noi tornerebbe volentieri a quel periodo, in cui tutto sembra ostile. La scuola, gli insegnanti, gli stessi coetanei, anche e soprattutto quelli che fino a pochi giorni prima erano i nostri migliori amici. Per non parlare dei familiari, all'improvviso distanti e concentrati  sui loro problemi, che paiono ricordarsi di noi solo per imporci la loro volontà con veri e propri abusi di potere.

Nonostante questa premessa, "L'età dei lupi" è un romanzo davvero divertente. Il tono è leggero e ironico, le descrizioni degli stati d'animo della protagonista sono realiste ma non scadono mai nel cosmico pessimismo esistenziale.

Perché, anche se è vero che nessuno di noi vorrebbe riviverla, l'adolescenza va comunque ricordata.  Con affetto verso chi ci stava vicino, e ci ha sopportati con tanta pazienza, e verso noi stessi, che abbiamo gioito, sofferto, sperimentato, amato, scelto.  Poi abbiamo affrontato prove difficilissime, a volte superandole, altre volte no, ma senza perdere mai la volontà di tentare.

Giustissima la scelta di raccontare il tutto dopo un decennio. Perch√© il numero degli anni √® sufficiente a sorridere di problemi ormai superati, che consistevano per lo pi√Ļ in cosa indossare per la serata in discoteca e, al tempo stesso, le passate tribolazioni adolescenziali sono abbastanza recenti da poter essere ricordate con precisione.

Per un giro turistico attraverso la Bologna di 10 anni fa, con ricordi fotografici e un po' nostalgici, dove l'unica licenza poetica è il nome della scuola superiore, ottenuto da un'ingegnosa trasformazione del nome di un istituto che esiste realmente (e si trova esattamente nello stesso posto dov'è ubicato nel romanzo) .

E' una storia al femminile, di ragazze e per ragazze, ma la lettura è consigliata anche ai maschietti, perché capiscano quanto le donne siano sensibili, e quanto sia possibile ferirle anche senza volerlo.

Consigliata anche alle mamme, perché con gli anni si tende a dimenticare, invece è d'uopo tenere bene a mente alcuni momenti particolarmente difficili, tipo accettare le troppo rapide metamorfosi, fisiche e psichiche, per non parlare dei primi turbamenti amorosi.

Dovrebbero leggere questo libro anche i papà, e tutte le figure educatrici in genere, per poter tenere ben presente che  trasmettere valori come l'educazione e sani ed onesti principi non equivale ad imporre l'obbedienza ad ogni costo.

Per divertirsi e riflettere nello stesso tempo. Perché è giusto non smettere mai di sorridere, esattamente come è doveroso non smettere mai di crescere. Ma questo non tutti lo sanno.

Cristina Orlandi

 
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