Il travagliato percorso attraverso le difficili tappe dell'adolescenza, raccontato una decina di anni dopo.
Questa è, in estrema sintesi, la trama del romanzo intitolato "L'età dei lupi". Ma chi sono i lupi? Siamo noi, quando non ci riconosciamo attraverso i cambiamenti che avvengono così rapidi (del tipo: un giorno giochiamo con le Barbie e il giorno dopo siamo alle prese con trucchi e discoteche, per non parlare delle trasformazioni fisiche), oppure i lupi sono le persone che ci circondano, le quali non si rendono conto di quanto per noi sia duro questo periodo, quindi minimizzano i nostri problemi o peggio, approfittano della nostra momentanea debolezza per ferirci a morte?
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In ogni caso, nessuno di noi tornerebbe volentieri a quel periodo, in cui tutto sembra ostile. La scuola, gli insegnanti, gli stessi coetanei, anche e soprattutto quelli che fino a pochi giorni prima erano i nostri migliori amici. Per non parlare dei familiari, all'improvviso distanti e concentrati  sui loro problemi, che paiono ricordarsi di noi solo per imporci la loro volontà con veri e propri abusi di potere.
Nonostante questa premessa, "L'età dei lupi" è un romanzo davvero divertente. Il tono è leggero e ironico, le descrizioni degli stati d'animo della protagonista sono realiste ma non scadono mai nel cosmico pessimismo esistenziale.
Per un giro turistico attraverso la Bologna di 10 anni fa, con ricordi fotografici e un po' nostalgici, dove l'unica licenza poetica è il nome della scuola superiore, ottenuto da un'ingegnosa trasformazione del nome di un istituto che esiste realmente (e si trova esattamente nello stesso posto dov'è ubicato nel romanzo) .
Dovrebbero leggere questo libro anche i papà , e tutte le figure educatrici in genere, per poter tenere ben presente che trasmettere valori come l'educazione e sani ed onesti principi non equivale ad imporre l'obbedienza ad ogni costo.