SANGU -Racconti noir di Puglia PDF Stampa E-mail

SANGU - Racconti noir di Puglia

Autori: Cosimo Argentino, Rossano Astremo, Piero Calò, Carlo D' Amicis, Omar di Monopoli, Donpasta, Elisabetta Liguori, Piero Manni, Livio Romano, Enzo Verrengia.


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Manni Editore (139 pagine)

 

Una raccolta di dieci racconti, dieci autori diversi per dieci storie, tutte affascinanti e terribili allo stesso tempo. Storie diverse per trama, argomento, narrazione, unite tra loro da un comune denominatore: la Puglia.

Pugliese è il clima, mite ma non troppo, oppresso dall'incessante scirocco. Pugliese è l'ambientazione, così come pugliesi sono la cultura e la tradizione, a far sì che la reazione a determinati, terribili eventi sia il frutto di un determinato modo di concepire la vita. O la morte, o entrambe le cose.

Il titolo da sé la dice lunga. "Sangu", senza la "e" finale, è solo la prima delle tante espressioni dialettali che incontriamo durante la lettura. Perché "sanguinari" e crudi sono i racconti. Racconti noir, appunto, come dice il sottotitolo, e sottolinea "di Puglia", perché forte è il legame delle persone alla terra, anche quando quest'ultima si tinge di rosso-sangue.

In molti  racconti ci sono tematiche in grado di sollevare più di un polverone.

Per esempio, "Esercizi di stile su un uomo, una donna, un malvivente, un clandestino" parla dello sfruttamento degli immigrati. Ogni tanto salta fuori, nelle pagine di cronaca, un articolo sulle condizioni di vita di queste persone che lavorano in campagna, trattati peggio degli schiavi delle piantagioni di cotone all'epoca delle colonie d'America, durante la guerra di secessione.

Ma il tono narrativo è lieve, mai tragico. Non è, e non vuole essere un'imitazione di "Radici".

Così come viene descritta l'omertà propria anche delle cosiddette istituzioni... ma sempre in tono volutamente lieve. Non rifà il verso nemmeno a "Gomorra".

In questo stesso racconto si narra inoltre di un amore struggente, destinato a soccombere, ma senza melodramma.

Questa, come le altre, è una storia affascinante e terribile allo stesso tempo, ma da leggere assolutamente con gli occhi asciutti.

Proseguendo con la lettura, troviamo argomenti come la necrofilia, la non illuminata caccia alle streghe, la pedofilia, i vizi proibiti dei religiosi, varie sfaccettature della delinquenza. Interessante è l'atteggiamento ambivalente dei personaggi, inclini per tradizione e cultura a gridare la propria disperazione, ma nello stesso tempo vincolati da un tacito patto volto al silenzio in merito agli eventi.

Silenzio spinto all'estremo, fino a fingere di non sapere nulla di un terribile delitto, la cui unica testimone è una bambina, che si trova ad avere a che fare con una responsabilità  dal peso enorme, quella di dover raccontare in tribunale ciò che vide in una particolare notte. E' quello che avviene in "Hollywood", l'unico racconto  che coinvolge fino a commuovere: per esorcizzare la propria situazione schiacciante, la protagonista si cala in una giocosità volutamente ossessiva. Non fanno sorridere i tentativi della bambina di convincersi che va tutto bene, è tutto normale, e lei è una spensierata ragazzina come tutte le altre: la sua è una spensieratezza inquietante e disperata.

La narrazione è cruda, oggettiva, di stampo verista, così come lirico e verghiano è lo stile di molti racconti. Non mancano qua e là i termini dialettali, volutamente non tradotti, per 2 motivi: innanzitutto, chi riconosce la Puglia come la propria terra di origine, sarà piacevolmente sorpreso di questa lettura, in cui spiccano evidenti i richiami alla cultura e alle tradizioni.

Inoltre, non è indispensabile comprendere il significato di tutti i termini: ad esempio,  il monologo della vecchia, riportato nell' "Inverno del diciotto", è giusto che rimanga così: affascinante e misterioso, che rispecchia un incredibile mix di saggezza e ignoranza, una tradizione antica e senza tempo, così come senza tempo, senza luogo eppure presente è la dignità, da difendere a qualunque costo. Meglio perdere la vita che la "liri", è l'aforisma conclusivo di "Ammazzare i morti", e attorno a questa frase si può costruire il principio di una vera e propria filosofia di vita.

 

Cristina Orlandi

 
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