Vicolo dell'acciaio di Cosimo Argentina PDF Stampa E-mail

Vicolo dell'acciaio

Autore: Cosimo Argentina

Editore: Fandango

260 pagine

 

"Vicolo dell'acciaio" è un romanzo "corale", simile per alcuni aspetti alle opere di Vasco Pratolini, a loro volta ambientati in una strada, o in un quartiere, di cui descrivevano lo spaccato di vita.

Tuttavia, siamo ben lontani dalla dolce lirica toscana di Pratolini. Lo stile di questo romanzo è, al contrario, secco, rabbioso, spesso farcito di termini dialettali (e incomprensibili  per chi in Puglia non ha mai messo piede). Il nostro "Vicolo dell'acciaio" si trova a Taranto e viene così rinominato perché praticamente in ogni appartamento dei suoi abitanti si trova un lavoratore dello stabilimento Ilva.

 

Fortissimo è il legame dei personaggi con la fabbrica, che dà loro da sopravvivere con lo stipendio ma, contemporaneamente, li uccide. C'è infatti una percentuale altissima di incidenti, spesso mortali, sul lavoro, per non parlare del pericolo di malattie respiratorie o da intossicazioni da inquinamento.

Gli operai della fabbrica sono destinati, ad uno ad uno, a cadere vittime di questo vero e proprio inferno, con i turni da massacro e l'ambiente lavorativo simile ad un girone dantesco. Ma senza poesia. Qui ci sono rulli compressori che possono ridurre un uomo di pi√Ļ di un quintale ad una poltiglia, o pesi di 3 tonnellate che possono improvvisamente cadere da una gru, rendendo un ricordo le gambe di un capo famiglia. Perch√©, dice Mino, la voce narrante, abitante nel vicolo e figlio di uno degli operai, "Dio, qualora esistesse, dovr√† pure passarsi il tempo in qualche modo, e schiacciare quello che per Lui non √® altro che una mosca pu√≤ gi√† costituire un passatempo".

I turni di lavoro vengono visti come vere e proprie battaglie, gli operai sono sempre chiamati "prima linea", come soldati in trincea. Ogni donna convive con la preoccupazione che possa succedere qualcosa al marito o al figlio. Ogni suono di campanello o di telefono è un colpo al cuore.

Il romanzo si svolge in una spirale senza fine di incidenti e morti di malattie da intossicazione, in questo vicolo dove ogni personaggio ha ottimi motivi per essere arrabbiato.

Tuttavia, nonostante la trama e le frequenti, crude descrizioni di terribili infortuni sul lavoro, la narrazione non scivola mai nel patetico. Incredibile come, nonostante la tragicità degli eventi, lo stile si mantenga sempre dinamico, vivace, da cui traspare un'ironia franca e diretta quanto la rabbia.

I personaggi sono ben lontani dall'adagiarsi in una mesta rassegnazione: non perdono mai la voglia di lottare contro il loro crudele destino, pur sapendo benissimo che non avranno mai migliori condizioni di vita e di lavoro.

La fidanzata di Mino, Isa, è l'unica a scegliere l'affrancamento, studiando per diventare avvocato. Riuscirà Mino a portare a termine gli studi e a sciogliere i legami di vita e di morte con l'ambiente in cui è nato e cresciuto, affiancando Isa in un percorso di vita totalmente diverso?

Ovviamente, non rivelerò il finale di questo romanzo che, con la sua efficacia, colpisce al cuore. Senza voler essere una denuncia sociale, senza nessuna fiducia nella provvidenza divina o tantomeno in una lotta sindacale. Un semplice e crudo spaccato di una vita difficile, anzi, di tante vite difficili, di persone che nonostante le terribili disgrazie subite, non perdono mai il rispetto per se stesse.

Cristina Orlandi


 
Valid XHTML & CSS | Template Design the science | Copyright © 2009 by officinewort