Capitolo I di Elisa Pederzoli PDF Stampa E-mail

Capitolo I di Elisa Pederzoli

 

- Se muovi solo un dito, ti ordino un vestitino di legno.

- Ma la pianti.

Coliandro appallottola il fax arrivato prima dalla casa editrice con l'ora dell'incontro e il referente e, con una parabola perfetta, centra il cestino accanto alla scrivania. - Libri... mah! Quelli non sanno niente, te lo dico io.

È stato lo stesso caporedattore di Einaudi Stile Libero a contattare la polizia, non appena quegli sciacalli scribacchini hanno sbattuto in prima pagina la notizia. Alza gli occhi al muro, dove campeggiano foto, articoli di giornale, appunti, in una sorta di mosaico alla CSI.

Noto scrittore di noir trovato morto nella sua abitazione, a Mordano: Carlo Lucarelli protagonista dell'ultimo giallo della sua carriera.

Non crede che Lucarelli avrebbe apprezzato l'ironia dei giornalisti.

O forse sì?

Sono una strana razza, 'sti scrittori. Non che lui ne avesse mai frequentati, per carità.

Misura l'ufficio vuoto a grandi passi e intanto osserva, di sottecchi, la donna davanti a lui.

 

Anche l'ispettore Grazia Negro si era ritrovata in quella stanza semibuia, con ancora nell'aria l'odore del ragù appena scaldato, senza sapere come.

Proprio come lui. Un attimo prima era in compagnia di Gargiulo, a sparare cazzate e mettere in ordine alfabetico una pila di scartoffie; un attimo dopo eccolo lì, davanti allo scrittoio ingombro di carte e libri e appunti, a fissare lo sguardo vacuo dello scrittore. Il cuore gli aveva mancato un battito e, prima che potesse riprendersi dalla visione, ecco che accanto a lui era comparsa questa donna minuta, dai capelli scuri e gli occhi grandi.

Doveva darle atto: non aveva gridato, né sclerato come avrebbe fatto una donna qualunque. Non era fuggita a gambe levate, né aveva vomitato sul tappeto. Era rimasta un istante interminabile con gli occhi inchiodati alla sagoma riversa sulla poltroncina, prima di voltarsi ad incontrare il suo sguardo, specchio di identico sconcerto.

In quel momento, prima che uno dei due potesse aprire bocca, la polizia aveva fatto irruzione nell'appartamento, insieme alle tute bianche della scientifica.

Coliandro e la Negro erano rimasti confinati nell'angolo mentre gli uomini fotografavano, analizzavano, raccoglievano.

Un tizio con gli occhiali dalla montatura squadrata aveva aggirato il corpo, urtando la sedia girevole: la testa dello scrittore era scivolata qualche centimetro più giù.

La donna aveva avuto un sussulto. - Ehi. le era sfuggito - Attento.

Il maldestro si era limitato ad allontanarsi, senza fare una piega. Per lui, dopotutto, era solo un'altra scena del crimine. E i morti non se la prendono, per queste cose.

La donna si era passata la mano tra i capelli, più volte, il viso una maschera di perplessità.

Non l'aveva sentita.

 

Non ci vedono, pensa Coliandro. Nessuno di loro. Per quanto assurdo possa sembrare.

A Callaghan una cosa così non è mai capitata, cazzo.

- La smette di girare avanti e indietro? Mi fa innervosire.

- Oh scusa tanto.

- Scusi.

- Sì, vabbé.

- Dobbiamo mettere le mani sul computer, Coliandro.

- Perché il computer?

- Non ha sentito cosa ha detto l'ispettore Demetri? Pare che Lucarelli stesse lavorando su un nuovo libro. Per questo la Casa Editrice ha chiesto di parlare con la polizia.

- Quelli vogliono solo sfruttare la morte della loro gallinella per ottenere l'ultimo carico di uova d'oro. Vogliono pubblicità, Grazia. Solo pubblicità.

La donna gli lancia un'occhiata di traverso. - Dobbiamo tenere aperte tutte le piste. Arrivare dove loro apre le braccia, ad indicare l'intero ufficio della Questura di Bologna - non arrivano.

- E cosa cambia? Non so se l'hai notato, ispettore carica la parola di tutto il sarcasmo di cui è capace - ma qui nessuno ci vede o ci sente.

La Negro si morde il labbro.

 

La scientifica aveva fatto pulizia di tutti i possibili indizi, senza considerare i due nell'angolo, seduti sul divano di pelle scura. Era come se non esistessero, se non fosse che c'erano. Grazia sentiva il suo cuore sussultare nel petto, come un uccellino intrappolato. Sentiva l'aria entrare e uscire dai polmoni in risucchi convulsi. Com'era possibile?

Un attimo prima era nella sua casa, a Palermo, la brezza che entrava dalla finestra aperta portando il profumo del mare. Stava leggendo ad alta voce i nomi femminili che aveva segnato, per Simone. Ricordava ancora gli ultimi.

Claudia. Giada. Marina. Sofia. Zoe.

Dovevano scegliere insieme il nome per la bambina.

E poi...

Poi la stanza buia e l'odore dolciastro della morte tutto intorno, sovrastato da quello più forte del ragù di carne, ma inconfondibile.

Poi il ragazzo, accanto a lei. Mai visto.

Poi il cadavere dello scrittore, e tutto il resto.

Com'era possibile?

 

- Non possiamo darci per vinti. continua Grazia. - Glielo dobbiamo.

- Sì ma... che facciamo?

- Andiamo.

- Dove?

- All'Einaudi.

- Ma...

- Oh, andiamo. Non avrà mica paura di una manica di redattori e correttori di bozze? E poi, come dice lei, non ci vedono, no?

- Io non ho paura.

- Allora si muova.

 

L'ispettore Andrea Demetri porta alle labbra il bicchierino di plastica. Il caffè è quello della macchinetta, che non sa di niente.

Di fronte a lui, la responsabile di redazione della collana Stile Libero, che ha pubblicato gli ultimi lavori di Carlo Lucarelli, si sistema il foulard al collo con gesti nervosi.

- Ho letto i giornali. Non è un omicidio, quindi?

- Cos'è che ha letto, esattamente?

- Che non ci sono segni di effrazione, né tracce di polvere da sparo, bossoli di proiettile, ferite da arma da fuoco. Niente.

- Se sa già tutte queste cose, perché ha voluto vedermi?

L'ispettore posa il bicchierino vuoto sulla scrivania. Un gesto definitivo, spazientito. Con tutto il casino che ha in centrale, tra le indagini e i giornalisti che si intrufolano da ogni parte e le telefonate dei fan dello scrittore che gridano al complotto di governo, figuriamoci se ha tempo di stare a discutere con questa tizia. Figa, è figa, con la sua gonna a tubino, la camicetta bianca e il profumo costoso. Però, a meno che non sia disposta a farsi portare a letto, Demetri non vede come possa essergli d'aiuto.

L'espressione della donna cambia all'istante. Gli occhi si fanno gravi, duri.

- So come sono i giornalisti. Voglio sapere la verità da lei, ispettore. È un omicidio?

Demetri ribalta la domanda. - Perché, ha motivo di pensare che lo sia?

- Lei è proprio un poliziotto.

- Faccio il mio lavoro come posso.

- So che crede di stare qui a perdere tempo...

Demetri non smentisce, resta in silenzio e osserva la donna senza battere ciglio.

Miranda Altieri, sta scritto in stampatello sulla targhetta di ceramica accanto a un vaso di fiori, sulla scrivania.

- ...ma si sbaglia.

- Mi sbaglio?

- Sì. Lucarelli stava lavorando a un nuovo progetto.

- E...?

- Era top secret. Ne aveva parlato solo con il suo editor.

- Che non è lei, presumo.

- No.

- E allora chi è?

- Jadel Cenni.

- Che in questo momento si trova...?

- A casa sua. Le farò avere i recapiti. Il progetto a cui stavano lavorando era qualcosa di nuovo. Di scottante. Già. Carlo ha usato proprio questa parola. Scottante.

Miranda Altieri si sporge verso il suo interlocutore, i gomiti poggiati sul tavolo e i grandi occhi castani concentrati su di lui.

Demetri si sposta sulla sedia, a disagio.

Forse il suo istinto ha fatto cilecca, questa volta. Forse sotto la massa di capelli biondi, il trucco impeccabile e il completo firmato c'è più sostanza di quello che sembra.

- E tutto questo cosa c'entra con la mia indagine, signorina Altieri?

- Quando la materia è scottante, spesso c'è qualcuno disposto a tutto pur di evitare di bruciarsi, ispettore.

 

Nell'angolo tra la libreria e la finestra, qualche metro più in là, la Negro e Coliandro osservano il dialogo tra i due. Coliandro saltella da un piede all'altro, impaziente. Sa che non possono essere visti; nessuno dei poliziotti in Questura, o dei RIS, ha dato segni di riconoscimento, o di aver sentito una sola parola uscita dalla loro bocca. Eppure questa situazione da Grande Fratello lo mette a disagio: è come spiare la camera dei tuoi, di notte, dal buco della serratura.

- Cosa speri di scoprire, qui, Grazia?

- Non lo so. Ma quella donna sa qualcosa, è chiaro.

- Non saprei. Potrebbero essere tutte chiacchiere. Paranoie da romanzo giallo.

Grazia scrolla le spalle. - Insomma Coliandro, vogliamo scoprire cosa è successo a Lucarelli, oppure no?

- Certo.

- Allora la smetta di contraddirmi ogni volta.

- Non potrebbe darmi del tu, a questo punto, ispettore Negro?

- Ok. Chiudi il becco e andiamo a trovare questo Jadel.

- E che razza di nome è, poi, Jadel?

 

Ignaro del battibecco alle sue spalle, l'ispettore Demetri si alza dalla sedia, spostandola con uno stridio fastidioso. Miranda Altieri lo studia, dall'altro lato della scrivania, per vedere se le sue parole hanno risvegliato in lui un qualche interesse.

 

L'ispettore fa vagare lo sguardo da lei al biglietto con l'indirizzo dell'editor di Lucarelli. Tutto in lui - la postura rigida, la fronte aggrottata, la mano che tormenta l'angolo del biglietto - trasuda sospetto, cautela.

- Io voglio solo aiutarla a risolvere questo caso, ispettore. Carlo era una brava persona. Eccentrico, ma rispettabile.

- È mio compito tenere aperte tutte le piste possibili. si limita a dire Demetri, tono il più possibile neutrale - Per il momento, grazie per la sua collaborazione.

- Dovere.

- Arrivederci, signorina Altieri. l'ispettore allunga una mano e lei la stringe, mettendo nella stretta una buona dose di energia. La prima cosa che devi imparare, quando fai un lavoro come il suo, è come dare una buona stretta di mano. Sicura, decisa.

- Arrivederci ispettore. Le auguro buona fortuna.

 
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