Capitolo III di Fabrizio Leonardi PDF Stampa E-mail

Capitolo III di Fabrizio Leonardi

 

"Coliandro? Si sarà cacciato in qualche guaio, come suo solito", risponde De Luca.

Fanno per salire in macchina, quando li raggiunge nuovamente il maresciallo Ricchiuti. "Scusatemi, ma mi è venuta in mente un'altra cosa. Poteva trattarsi di infarto, oppure indigestione, oppure chissà cosa ed invece, come per magia, sbuca la tetradossina. Non vi sembra tutto molto strano? Non credete che ci sia qualcosa di anomalo, in fondo si tratta solo di un'intuizione del dottore. E  poi Coliandro..."

Il commissario de Luca solleva una mano per interrompere il maresciallo. "Coliandro ha avuto fortuna, come sempre". Fa una breve pausa, poi dice:"Io la penso come lei. Non salterei subito alla conclusione che si tratti di omicidio anche perché mancano movente e potenziale assassino, però se dovesse scoprire qualcosa mi informi immediatamente, la massima collaborazione è fondamentale in questi casi".

"Va bene".

Il maresciallo Ricchiuti si allontana di qualche passo, poi si ferma e si volta. De Luca chiude la portiera mentre Grazia Negro gira la chiave d'accensione.

"Un'ultima cosa, commissario".

"Sì?"

"Forse dovremmo cercare tra le inchieste televisive sulle stragi irrisolte".

"Mi sembra una pista promettente", dice il commissario De Luca.

L'automobile si stacca dal marciapiede. Mentre l'auto si immette nel traffico, Grazia Negro e De Luca sentono l'ultima frase di Ricchiuti: "E se fosse tutto un trucco? Sì commissario, un abile gioco di prestigio a cui abbiamo abboccato?"

L'auto non rallenta perché gli occupanti preferiscono non rispondere a quella domanda.

* * *

Se non trovi la soluzione di un problema, allora tu fai parte del problema. Questo era quello che pensava Gelsomino Gocciadoro mentre chiudeva il box e si avviava verso l'ascensore.

In ascensore non fece altro che rimuginare sugli eventi della mattina. Era stato precipitoso nel saltare alle conclusioni. Troppo precipitoso. Se solo Coliandro fosse stato zitto! Nulla era andato come previsto, tranne la morte di Lucarelli e quella dannata lasagna alla bolognese.

Immerso nei suoi pensieri, Gocciadoro aprì la porta ed entrò in casa. Era troppo assorto per notare che la presenza di un ospite in salotto, un uomo elegante, vestito di nero che, seduto sulla poltrona singola, attendeva la sua vittima immobile come un pitone. Non lo notò subito, perché se lo avesse notato sarebbe scappato immediatamente; perché la vita è fatta di decisioni da prendere su due piedi, di intuizioni corrette, di previsioni sbagliate. Certo, poi c'è la fortuna, altro capitolo importante di ogni esistenza. Ma a Gocciadoro, in quel momento, vennero a mancare tutte e tre in un sol colpo.

Così, quando i suoi occhi incontrarono quelli dell'estraneo, non ebbe nemmeno il tempo di comprendere cosa stesse accadendo, perché l'uomo vestito di nero abbozzando un sorriso amichevole gli sparò.

 * * *

"Potrebbe essere una pista promettente", dice Grazia Negro, scuotendo leggermente la testa. Guarda stizzita De Luca, che la ignora, tutto preso dal cercare le news su una qualsiasi emittente radio. "Lo sappiamo tutti e due che è un vicolo cieco", continua l'ispettore, il tono di voce molto secco. "Le cose non stanno andando per il verso giusto", ribadisce, scuotendo la testa con maggior vigore.

Si fissano negli occhi. Il silenzio viene interrotto solamente dalla pioggia e dal rumore dei tergicristalli.

"Sta arrivando una tempesta", dice l'ispettore, quando l'atmosfera dentro quella macchina sta cominciando a farsi troppo pesante. Entrambi sanno che non si sta riferendo alla pioggia.

Il radiogiornale si apre con la notizia della morte dello scrittore.

"La notizia della morte di Lucarelli nel giorno del suo cinquantesimo farà il giro del mondo".

"Non esagerare commissario. Era un giallista, non Tolstoj. Non so cosa rimarrà di lui tra dieci anni."

"Sarà la Storia a deciderlo", risponde De Luca.

"Davvero?", domanda l'ispettore Negro, ma De Luca volge lo sguardo altrove. Sa dove vuole arrivare l'ispettore e preferisce non toccare l'argomento.

"Un personaggio scomodo", prosegue la giornalista. I due ascoltano in religioso silenzio, mentre vengono fatti brevi cenni ai casi Sindona e Mattei trattati da Lucarelli nelle sue trasmissioni.

Finito il servizio, De Luca dice: "Il caso si sta gonfiando, proprio come un pesce palla". Sorride pensando al cinismo di quella battuta.

"Nessuna allusione all'avvelenamento da Pseudoalteromonas. Niente Fugu. Solo un accenno alla porta di casa chiusa dall'interno", rileva l'ispettrice Negro.

"Se avviano un'indagine per omicidio forse scopriranno amanti, figli illegittimi, perversioni oscure e crimini terribili commessi dall'Autore, perché nessuno crederà mai ad una fatalità".

Grazia Negro annuisce. "Il dubbio si insinua nell'animo di ognuno di noi e procede lentamente, come un boa constrictor avvinghiato attorno alla sua preda. Gira, gira lentamente e le spire si stringono finché non sei morto per soffocamento". 

De Luca spegne la radio.

"Posso indovinare quale sarà il taglio dei telegiornali questa sera. Le immagini dei suoi programmi televisivi che si alternano alle interviste di conoscenti improvvisamente diventati amici addolorati dell'ultimo minuto".

"Ma la cinica non dovrei essere io?", ribatte l'ispettore Negro.

"Tu fingi di esserlo".

"Basta parlare di me e di te. Torniamo a ragionare sul caso. Dovremmo partire da Lucarelli".

"Va bene".

"E dovremmo chiederci come ha fatto l'assassino ad ucciderlo con quel batterio".

"Oppure dovremmo chiederci perch√© l'ha messo nelle lasagne al rag√Ļ. Stona eccessivamente, non trovi?"

Grazia Negro annuisce.

"E resta in sospeso anche la faccenda della porta chiusa dall'interno".

"Piano Grazia! Piano. Una questione alla volta. I Carabinieri non parlano di omicidio. Del resto non siamo così sicuri che si tratti di omicidio. Potrebbe trattarsi di una tragica fatalità".

"Non fare l'innocente. Lo sappiamo tutti e due che questa tragica fatalità è stata pianificata a tavolino", dice l'ispettore Negro. Poi fissa negli occhi De Luca. "O vuoi che ti ricordi che..."

"Non ce n'è bisogno", dice secco il commissario, interrompendola.

Tra di loro nuovamente un lungo silenzio.

"Dobbiamo affrontare il problema del Carabiniere. Mi sembra troppo sveglio".

Grazia Negro annuisce senza dar l'idea di voler aggiungere nulla, così De Luca continua nelle sue riflessioni. "Non possiamo depistarlo per sempre e appena comprenderà che il dottore e Coliandro conoscevano cose che nessuno poteva sapere, gli salterà la mosca al naso. E allora ce lo avremo addosso".

"Pensi che Coliandro sia l'anello debole?"

"Lui? Oh, lui no. Lui √® un cucciolo di american pitbull: corre, fa baccano, gioca e si caccia nei guai, ma poi se la cava sempre. No, secondo me l'anello debole √® il dottore e dovremmo trovare una soluzione il pi√Ļ presto possibile".

De Luca lascia cadere nel vuoto anche quel problema. √ą troppo presto per prendere delle decisioni definitive. Mancano molti tasselli in quell'insolito puzzle. In testa l'immagine dello scrittore morto. Teme la piega che sta prendendo quella conversazione, ma fortunatamente squilla il cellulare dell'ispettore.

 * * *

"Adesso capisci Gargiulo?"

Gargiulo non ha ben capito, per questo motivo lo guarda inebetito. "Io non c'ho capito niente!", confessa candidamente. "Una cartolina che Lucarelli spedisce a tutti e tre con riportata una frase di un poeta di cui non ricordo il nome... Cosa diceva? Tu sei chiuso in una prigione?"

"Tu sei diventato, o pessima prigionia, il carcere di te stesso", puntualizza Coliandro, spazientito. "E il poeta si chiama Milton".

"Ah, non lo conosco".

"Lasciamo perdere", dice Coliandro. Poi, dopo un attimo di riflessione, mentre sta cogitando chissà cosa, rimestando chissà quale segreto nascosto nel suo animo, aggiunge: "Io so cosa voleva dire, per questo stanno cercando di tagliarmi fuori".

"Chi vuole toglierti di mezzo? Il Capo? E perché?"

"Deve esserci lui dietro, ma non ne sono sicuro. Quello che non capisco è proprio il perché. Del resto è evidente cosa voleva dire Lucarelli con quella frase".

"Ah sì? E cosa voleva dire? Io non l'ho ben capito".

"Cazzo, non l'hai capito che stava soffrendo?", è la risposta enigmatica di Coliandro. "Quello che invece non comprendo è come possa soffrire una persona ricca e famosa". Poi, come se stesse riflettendo ad alta voce: "L'ispettore Negro sostiene che il denaro e la fama non sono medicine, anzi, secondo lei sono il male di cui pretendono essere la cura. Quella volta in cui abbiamo discusso della cartolina, prima che succedesse tutto questo casino, ha sostenuto anche che nessuna ricerca scientifica ha mai stabilito una correlazione positiva tra denaro e felicità".

"Perché la felicità è misurabile?"

Il candore di Gargiulo è disarmante per Coliandro. Eppure quella frase gli fa comprendere molte cose che l'ispettore Negro aveva detto prima del ritrovamento del cadavere e che lui non aveva capito.

 * * *

De Luca ha capito benissimo che la telefonata è stata molto tesa.

"Era Ricchiuti", dice l'ispettore Negro, dopo aver messo via il cellulare. Dal tono di voce traspare tutto il nervosismo accumulato. "Hanno sparato a Gocciadoro". Però non è quella l'informazione che le ha messo addosso tutta quella angoscia e preoccupazione. "Il maresciallo dice anche che gli indizi portano a Coliandro". Quella frase è per entrambi come un colpo di pistola. "Appena avranno il mandato gli daranno la caccia".

 
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