Capitolo VI di Elettra Herrera PDF Stampa E-mail

Capitolo VI di Elettra Herrera

 

- Ispettore...-

- Stai zitto! - La Negro rimbecca l'agente con voce antipatica. Avrebbe dovuto mollarlo da De Luca, ma il pischello non le ha lasciato scelta; si è gettato sulla macchina, strepitando che il suo turno era finito. E lei non poteva perdere tempo in battibecchi, non poteva mollare Ricchiuti e permettergli di far sparire le carte.

E ora ce l'ha lì, sul sedile di fianco, il poliziottino, inutile e ingombrante, con un cinturone troppo bianco a testimoniare i pochi mesi di servizio e l'aria contrariata per non aver ancora smontato. Davanti a lei Gargiulo e avanti  a Gargiulo Ricchiuti,  che non si capisce dove voglia andare, ma che deve essersi accorto di loro, perché sembra stia girando in tondo.

Semaforo rosso, per tutti e tre.

- Ma dove stiamo andando? E' tardi e la mia fidanzata mi aspetta. - dice lamentoso il poliziottino.

Grazia Negro, infastidita, si morde le labbra per non insultarlo.

- Ispettore... - si lagna ancora il passeggero.

- Scendi, che siamo vicino alla questura. - sbotta la Negro, approfittando della fermata per allungarsi e aprire la portiera di destra.

- Non è vero, saranno due chilometri...

- Gi√Ļ, scendi -¬† urla spingendolo gi√Ļ dalla vettura.

Non vuole rischiare di perdersi il maresciallo.

E Gargiulo? Beh, quello è un buona a nulla come Coliandro. Non capisce cosa ci faccia lì, ma la cosa non la preoccupa. Ci vuole poco per metterlo a tacere, e se sarà necessario lei non esiterà a fare quello che deve.

Dal marciapiede il poliziottino la guarda sgommare via.

Adesso chi glielo dice a Cornelio che si è fatto scaricare dalla Negro? Sperava di avere un nome nel capitolo successivo, ma per come sono andate le cose gli pare molto improbabile.

Si stringe nelle spalle.

Pazienza.

 

- Merda! - pensa la giornalista, le mani strette attorno al volante fino a farsi male. Il binocolo giace sulle sue ginocchia, inutilizzato. Lo sparo l'ha colta di sorpresa. Non si aspettava che qualcuno avrebbe fatto fuoco sul serio. In fondo si trattava comunque di poliziotti, di persone che dovrebbero arrestare i criminali, non sforacchiarsi a vicenda. Ma questo non cambia le cose: si è persa l'attimo dello sparo, intenta com'era a pensare al da farsi. Chi avrà ammazzato chi? De Luca o Coliandro? Non le passa neanche per la testa che possa esserci solo un ferito. Prende il binocolo, però ha una piccola esitazione prima di portarselo agli occhi e tornare a monitorare la casa.

Merda, non si vede niente. Coliandro e De Luca sono fuori visuale. Potrebbe dare uno sguardo pi√Ļ da vicino, come del resto farebbe qualsiasi reporter d'assalto.¬† Ma qualcosa la trattiene.

Ha visto morti ammazzati, sfigurati e smembrati, eppure qui non √® la stessa cosa, qui rischia di guardare negli occhi un assassino ed √® turbata. Ha paura di farsi ammazzare anche lei. Getta il binocolo alle sue spalle, con un gesto risoluto. Lo spirito da cacciatore che si respira in famiglia √® pi√Ļ vivo che mai: quando c'√® un cinghiale troppo grosso e incazzato e tu non hai abbastanza cartucce,¬† √® meglio battere in ritirata ed √® proprio quello che ha intenzione di fare.

Tanto ha già deciso di chiamare Ricchiuti ed avvertirlo della piega che hanno preso gli eventi.

Magari riuscirà ad avere qualche dritta per uno scoop.

Accende la macchina e parte a razzo per lasciarsi alle spalle la villetta di De Luca il pi√Ļ in fretta possibile e ...

- Cristo!! - urla frenando. Sbanda e finisce con il muso dell'auto sull'aiuola di De Luca.

Spalmato sul suo parabrezza, ora incrinato, c'è Coliandro. Un Coliandro in fuga che pochi secondi prima è corso fuori dalla casa del commissario e attraversando la strada si è scontrato con lei.

Lo avrà ucciso? La reporter è scossa da tremiti. Allora è lui che ha sparato?

Esce dall'auto, confusa e preoccupata, senza neppure accorgersi che il commissario,¬† che si √® gettato all'inseguimento di Coliandro, √® li davanti a lei, pi√Ļ vivo che mai.

- Avanti, tutti dentro... - sibila l'ultimo arrivato, cogliendola di sorpresa e facendola sussultare. De Luca scruta per qualche attimo Coliandro che ancora non dà cenni di vita. Poi rivolge lo sguardo alla reporter che è incapace di distogliere gli occhi dal corpo sul suo parabrezza.

- Forza Coliandro, smettila di fare la commedia e torna dentro che così parliamo. - ordina De Luca con voce roca, ma imperiosa. La giornalista si appoggia al cofano, come faticasse a rimanere in piedi.

Non riesce a decidere come comportarsi. Vorrebbe correre via, ma non è mai stata una grande atleta, probabilmente lui la raggiungerebbe dopo dieci metri. Che fare allora? Risalire in macchina?

Quasi intuendo i suoi pensieri il commissario scosta la giacca e fa spuntare il calcio di una pistola, abilmente infilata nei pantaloni.

- Coliandro alzati o ti sparo sul serio! - ringhia poi, tornando a scrutare l'ispettore.

- L'ha quasi ammazzato-  ribatte d'impulso la giornalista, anche se con tono incerto - Cosa vuole che si rialzi?

Quindi si raddrizza.  - Bisogna chiamare un'ambulanza - prosegue, via via rassicurata dal fatto stesso di udire la sua voce. Prende coraggio e allunga un braccio verso Coliandro. Vorrebbe tastargli il polso per sentire se il cuore batte ancora.

De Luca, infastidito dall'iniziativa, sferra un pugno alla schiena dell'ispettore, che si contorce, mentre la giornalista istintivamente si ritrae.

- Alzati imbecille!

- Mi ha quasi ammazzato. .. - miagola Coliandro, con fare drammatico, abbandonando la strategia del cadavere, per evitare di prendere ancora botte.

Muoviti! - sibila il commissario, mentre l'altro striscia gi√Ļ dal cofano e si rimette faticosamente in piedi.

De Luca con un balzo si porta accanto alla giornalista e le afferra con forza una spalla.

- Tutti dentro! - Ribadisce con tono sempre pi√Ļ spazientito

- Ehi dottore che succede? Tutto a posto? - urla qualcuno. La giornalista identifica un vicino di casa, affacciato ad  una finestra, che senza dubbio ha visto tutta la scena.

- Sì, non si preoccupi. La mia amica qua ha fatto un pò di casino con la macchina; sa, ha appena preso la patente. - Il tono di De Luca è leggero, ma gli occhi sono vitrei.

- Meglio così - risponde l'uomo prima di ritirarsi.

La giornalista si lascia sfuggire un gemito. Figurarsi se non credeva a uno stimato tutore dell'ordine.

Il commissario stringe la presa sulla spalla della reporter, fino a farle male.

Non ha altra scelta che seguirlo a quanto pare.

- Avanti, sono stufo di ripetere le stesse cose, tutti dentro.

De Luca la sospinge verso l'abitazione, mentre Coliandro, mesto e con la schiena curva, li precede di qualche passo. E' troppo indolenzito dall'incidente anche solo per pensare.

Ed è un miracolo che sia ancora vivo.

De Luca chiude in malo modo la porta alle loro spalle.

Beh, dopo tutto se questo schizzato non l'ammazza , un bel servizio ci scappa di sicuro pensa la giornalista e ride istericamente

- Seduti! - Ora De Luca tiene l'arma in pugno e la agita verso il divano.

- Piano commissario con quell'arnese - mormora Coliandro, sedendosi rumorosamente - ahhh sono tutto rotto...

- Se non avessi fatto lo stronzo... - sibila De Luca pestando i piedi.

- Lei ha tentato di ucciderlo - strilla la giornalista, che pure si è seduto al fianco di Coliandro.

Il commissario scoppia a ridere.

- Ma non scherziamo! Io lo volevo solo spaventare, questo idiota. E' lui che cercando di togliermi la pistola ha fatto un buco nel muro. A proposito, come si chiama? - chiede alla reporter con tono divenuto dubbioso.

Lei aggrotta la fronte, come se le avesse fatto una domanda tremendamente stupida.

- Vanessa.- risponde dopo qualche secondo, con fare meditabondo.

Coliandro fa un rumore strano con la bocca.

- Che c'è agente? C è qualcosa che non va? -  Coliandro riesce sempre a irritarla, anche quando non dice nulla.

- Agente? Buona questa, l'hanno degradata ispettore? - ghigna De Luca.

Coliandro sospira... poi si massaggia la fronte. Probabilmente gli verr√† un bel bozzo, un altro, e nel frattempo cerca di pensare. Non riesce pi√Ļ a ricordare se in questa storia √® sovrintendente, o ispettore, o tutt'e due le cose.

 

Ricchiuti guarda nello specchietto retrovisore: quei fari non gli piacciono proprio. E' da un po' che sembra gli stiano alle calcagna, ma sa come agire e le labbra si tendono in un sorriso sbilenco.

Se non ricorda male ci sono in giro Secchia e Curielli a fare un po' di prevenzione furti, pigiati in una tigra nera che hanno sequestrato l'anno scorso a un pappone. E sembrano dei papponi loro stessi, a onor del vero, tutti bardati con catene d'oro e anelli al dito mignolo, capelli pieni di gel e occhiali a specchio che non si levano nemmeno di notte.

Prende il cellulare e chiama il brigadier Secchia.

- Uè culle c'ho un favore da chiederti. - esordisce senza convenevoli - C'è una macchina che mi tallona, cioè almeno credo che mi stia dietro. Non è che me la fermi e poi mi fai sapere chi ci sta sopra?

Ridacchia divertito dalla risposta ricevuta.

- Ok, al ponte allora. - concorda Ricchiuti con il brigadiere.

Rallenta l'andatura e il misterioso inseguitore si avvicina. Il maresciallo non vuole seminarlo; √® molto pi√Ļ interessato a capirci qualcosa in questa storia e gli sembra che identificare chi lo segue sia un buon punto di partenza.

Svolta a destra, poi a sinistra per permettere agli altri di posizionarsi sul luogo dell'appuntamento. Semaforo rosso.

Il ponte è davanti a lui e Secchia è all'altra estremità. L' auto che gli sta dietro accosta, fingendo di parcheggiare, ma Ricchiuti è pronto a giocarsi le mutande che appena ripartirà, anche lei ripartirà.

Semaforo verde.

Ricchiuti accelera di botto, per guadagnare terreno e permettere a Secchia di bloccare agevolmente il suo pedinatore.

E la tigra nera, fulminea, gli sbarra la strada, esattamente come concordato. Il maresciallo si allontana soddisfatto, premendo sull'acceleratore, ma dopo pochi secondi si fa cogliere dagli scrupoli. Non è che a bordo c'era qualcuno armato e ha messo Secchia nei casini?

Gli scappa un sacramento e richiama Secchia.

- U√® Ricchi√Ļ, mi sa che sei un po' paranoico. C'avevi dietro quello scemo della questura che va sempre in giro con Coliandro...¬† non mi ricordo come si chiama... asp√®... Ehi collega, come hai detto che ti chiami?

- Secchia, non ti far accorgere... - Ricchiuti quasi sbanda dopo la domanda di Secchia.

- Ma che accorgere e accorgere, è troppo impegnato a litigare con quell'altra. Gargiulo, si chiama Gargiulo, comunque.

- E quell'altra chi è? Forse mi sono confuso. Nella macchina che mi stava dietro mi era sembrato ci fosse una persona sola.

- Quell'altra è l'ispettore Negro. Stava dietro a Gargiulo e quando lui ha frenato lei l'ha inculato. Non ci hanno ammaccato la tigra per miracolo. E gli sta facendo una piazzata. Però secondo me c'ha torto lei...

- Grazie Secchia, ti devo una colazione.- conclude il maresciallo

- Oh Ricchi√Ļ, che non salti fuori il perch√© l'ho fermato a sto qua, se no la Negro troia com'√® mi fa sbattere in Barbagia....

- Tranquillo Secchia, non parlo.

L'intossicazione da cozze, ora pi√Ļ che mai gli sembra, assolutamente improbabile. Ce ne aveva dietro due, non uno! Forse √® meglio giocare a carte scoperte.

Non ha con sè il numero personale della Negro, ma rimedia in fretta. Telefona  alla questura e chiede al centralinista di contattarla sul cellulare.

- Credo sia meglio che parliamo ispettore. Sei ancora lì? Con Gargiulo?

La Negro strepita e Ricchiuti sghignazza. Adesso è lui ad essere in vantaggio.

- Tra un'ora nel mio ufficio, se ci siete bene, se no tanti saluti. - dice alla Negro. Ma è sicuro che non mancheranno. Preferisce incontrarli in un luogo sicuro. Non crede che siano implicati nell'omicidio, ma per come stanno andando le cose è meglio essere prudenti.

E in un'ora ha tutto il tempo di leggersi le carte che si è preso e di imboscarle per bene.

 

- Qui le cose precipitano - dice il capo - Se continua così non c' è altra scelta.

E interrompe la comunicazione.

Gelsomino si gratta la testa, guardando il telefono con aria dubbiosa. Poi sospira.

Cornelio gli è sempre stato antipatico.

 
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