Capitolo VIII di Igor De Amicis PDF Stampa E-mail
Capitolo VIII di Igor De Amicis

L'ispettore Negro si avvicina lentamente a Coliandro, lo sguardo fisso sulla cornetta, il respiro un flebile sussurro fra le labbra.

Il silenzio era caduto inesorabile nella stanza.

Prende la cornetta volgendo incerta lo sguardo ai suoi compagni, la voce sottile, ma comunque ferma. -Pronto?

Un lunghissimo secondo di silenzio. Un lieve fruscio e poi una voce roca e alterata, stridula e straziante.

-Ne rimarrààhh soltanto uno!-

L'ispettore alza sconsolata gli occhi al cielo e getta lungo il fianco la mano che stringe la cornetta.

-Coliandro questo è sicuramente uno dei suoi amici deficienti che si è visto troppe volte il film di Highlander.- ruggisce inviperita.

Il sovraintendente la guarda sbarrando gli occhi e scuotendo muto la testa.

Un'ombra di dubbio passa sugli occhi e nella mente dell'ispettore.

-Come scusi?- la voce ha un nuovo tremore

-Ah...Ah...Ahaaaaaaaa- la risata rimbomba nelle orecchie dell'ispettore Negro. -Grazia sei sempre stata la mia preferita ed è per questo che ti ucciderò per ultima.-

L'ispettrice deglutisce in silenzio.

-Sei sempre bellissima- continua la ruvida voce - mi piace il tuo stile, come ti vesti, come ti muovi e poi quegli stivaletti neri ti danno un aria da dura e perversa."

L'ispettore chiude gli occhi, abbassa la testa, li riapre. Il suo sguardo si fissa sul bellissimo paio di stivaletti neri che ha deciso di indossare oggi per la prima volta.

 

La cronista di Telecentro si alza dalla vasca, l'acqua le scivola addosso, un brivido di freddo e paura le accarezza il corpo nudo. Il cellulare stretto nella mano bagnata e scivolosa. Si muove attenta verso la porta afferrando un asciugamano dai fiori bianchi e blu. Intorno a lei silenzio, ma è sicura di quello che ha udito.

Qualcuno è entrato in casa sua.

Compone veloce il numero di De Luca, una voce registrata l'avverte che il telefono della persona chiamata potrebbe essere spento o non raggiungibile.

Impreca sottovoce chiudendo la porta. Il rumore è svanito. Solo silenzio attorno a lei.

Passano i minuti. De Luca è sempre irraggiungibile e anche quel cretino di Coliandro ha il telefono staccato.

Si fa coraggio, socchiude la porta lanciando uno sguardo lungo il corridoio. La familiarità del suo appartamento la tranquillizza. Esce timorosa dal bagno. Passo dopo passo riprende coraggio, accende le luci nelle stanze, l'asciugamano stretto attorno al corpo nudo, il cellulare nel pugno come la più inutile delle armi.

Tira un sospiro di sollievo, eppure le era sembrato di sentire entrare qualcuno, ma la porta è chiusa, le stanze sono vuote, tutto è sempre uguale a se stesso, forse erano i vicini di pianerottolo quella coppia rumorosa che si è appena trasferita da Pescara, lei è insegnante con un nome strano e lui è un tipo sinistro, uno che dice di occuparsi di libri, che ti sorride con uno sguardo freddo e tagliente mentre...

Il colpo la raggiunge alla testa.

Un solo istante e cade a terra svenuta.

Tutto scivola nel buio.

L'uomo alle sue spalle si china sul corpo nudo e con una corda comincia a legarle le caviglie. Una benda attorno agli occhi e del nastro isolante sulla bocca.

Una lama affilata e lucente compare fra le sue mani. Uno splendido pugnale dal manico in avorio. Un sorriso si dipinge sul voltò di quell'ombra senza nome, mentre pensa che sarà una lunga... lunga serata.

 

Nella piccola sala della questura è sceso un  manto di silenzio. Coliandro fissa in attesa l'ispettore Negro, Gargiulo fissa sognante Coliandro e il Commissario De Luca chiude gli occhi pensando alla pensione.

-Non puoi farla franca siamo sulle tue tracce.- bluffa spudoratamente l'ispettore Negro

-Grazia, pensavo che le cazzate nel vostro gruppo fossero prerogativa di Coliandro. Quindi per piacere lascia perdere queste frasi fatte altrimenti potrei cominciare e dirti che non ci sono più le mezze stagioni e una rondine non fa primavera.-

L'ispettore fissa la cornetta stupita, quella conversazione sta diventando sempre più surreale.

-Grazia devi essere forte e prepararti, il giorno del lupo sta arrivando, siete solo quattro piccoli indiani dispersi nell'ottava vibrazione, il lato sinistro del mio cuore...-

-Ehi! Ma non avevamo detto niente frasi fatte?-

-Ricorda Grazia.- continua la voce spazientita -La carta bianca si tingerà di rosso nella torbida estate. Il rosso del vostro sangue.-

La comunicazione s'interrompe d'improvviso.

-Cosa ti hanno detto? Hanno confessato? Ma chi sono?- domanda ansioso Coliandro.

-Ha detto che moriremo tutti. Tutti tranne uno.-

-Bestiale!-

-E che mi ucciderà per ultima.-

-Che culo!-

-Ha anche aggiunto che siamo solo quattro piccoli indiani e...-

-Quattro piccoli indiani... come quel libro di Iva Zanicchi.- interviene pronto Coliandro.

Il Commissario De Luca sbarra gli occhi abbandonando i pensieri sulla sua pensione. -Coliandro e che cazzo! Agatha Christie! Il libro si chiama dieci piccoli indiani ed è di Agatha Christie. E ccheccavolo almeno le basi.-

-Ma non è quel libro in cui i protagonisti si ritrovano in una casa sperduta e vengono uccisi uno dopo l'altro.- interviene Gargiulo

-Si.- conferma De Luca

-E non si capisce chi è l'assassino fin quando non muoiono tutti.-

-Si.-

-E non è...-

-Gargiulo stai tranquillo!- sbotta l'ispettore Grazia Negro -In quella storia tutti quelli che venivano ammazzati era degli assassini. In un modo o nell'altro avevano tutti ucciso qualcuno e non è il nostro caso.-

Un lungo attimo di silenzio riempie la stanza della questura.

-O no?- aggiunge dubbioso l'ispettore.

Occhi e sguardi di tutti si muovono veloci e indagatori.

-E in ogni caso- interviene Coliandro -noi non siamo nemmeno quattro, siamo cinque, manca il maresciallo Ricchiuti... Minchia.-

Tutti ebbero un impercettibile moto di sollievo. Gargiulo sorride felice e orgoglioso dell'arguzia del suo capo, e sorridente sospira -Ah, già, Ricchiuti.-

 

Il maresciallo Ricchiuti rientrò sconsolato  e incazzato nella sua villetta monofamiliare, ancora 297 rate del mutuo e sarà sua. Quei maledetti sbirri, con rispetto parlando s'intende, gli avevano fregato il manoscritto di Lucarelli e lui si era trovato con un mazzo di carciofi. Niente bella figura con il capo, niente encomio solenne, e per la promozione, mah... forse fra un paio d'anni.

Il tic all'occhio riprese frenetico, mentre sentiva la pressione schizzargli impazzita verso l'alto, aveva a dir poco 180 di minima.

Decise che doveva rilassarsi. Si diresse spedito verso la cucina, da qualche parte in fondo a uno degli armadi doveva esserci ancora una bottiglia di Sanbuca... la sua camomilla personale.

Il primo bicchiere scese liscio e profumato, il maresciallo senti un lieve tepore riscaldargli le viscere, un immediata sensazione di calma e benessere gli rilassarono i nervi tesi.

Adesso quei minchioni di Coliandro e colleghi sembravano un attimino più sopportabili. Ma giusto un attimino... con rispetto parlando, ovviamente.

Al secondo bicchiere aggiunse un paio di cubetti di ghiaccio e si diresse verso il soggiorno pregustando una serata in mutande e pantofole davanti alla TV, che forse beccava una replica del Commissario Montalbano, l'unico poliziotto che riusciva a sopportare.

Entrando nella sala si immobilizzò di colpo, il bicchiere stretto in mano, il tic che aumentava la frequenza del battito... la TV era accesa.

Sintonizzata su un'insopportabile televendita di pentole e materassi, ma comunque accesa... e lui era sicuro di averla spenta la sera prima. Ne era certo.

Indietreggio guardandosi attorno. Cercando con gli occhi il secondo cassetto della scrivania dove teneva chiusa a chiave la sua arma d'ordinanza.

Si voltò di scatto per arrivare alla porta quando lo vide...

Lì contro la porta c'era un asciugamano da bagno dalla fantasia floreale bianca e blu, era lì infilzato contro la porta da un lungo pugnale a mo di messaggio.

Il maresciallo rimase impietrito per alcun i secondi. Poi un largo sorriso si dipinse sul suo volto. Bevve un sorso di Sanbuca e si diresse verso la sua poltrona preferita, il telecomando era lì sul bracciolo, la replica di Montalbano era su Raiuno. Si accomodò placido sprofondando nei misteri di Vigata.

Il tic all'occhio si era finalmente calmato!

 

-Dobbiamo cercare di ragionare - interviene De Luca - dobbiamo porci le domande giuste e trovare le risposte. Chi ha ucciso Lucarelli? Chi ha ucciso i due medici legali? Chi ci vuole morti?-

-Perché Lucarelli ci voleva eliminare?- aggiunse Grazia

Tutti annuiscono solidali.

-A me non mi convince questa storia di fare i giochi con i libri.- scuote la testa Coliandro

L'ispettore Negro alza di nuovo gli occhi al soffitto. -Non sono giochi con i libri Coliandro, sono giochi letterari si immagina un inizio, un autore comincia a scrivere e poi passa il manoscritto a un altro autore e così via, e da lì tutto prende avvio.-

-E il finale?- chiede Gargiulo.

-E il finale è da scrivere. Tutto è imprevedibile nella narrazione a più mani. Talmente imprevedibile che qualcuno potrebbe aver confuso fantasia e realtà. Qualche mente disturbata, potrebbe aver deciso che per avere un buon finale valeva la pena uccidere Lucarelli e vedere cosa succedeva.-

-Ma che minchiata è questa, già è difficile leggere un libro scritto da uno, mo mi volete dire che c'è gente che si legge un libro scritto che ne so... da nove.- alza la voce Coliandro.

-Coliandro - interviene pacato De Luca - ci sono tante persone che non si limitano a leggere Quattroruote o Playboy.-

-Ahh... Quattroruote è un gran bel giornale.- risponde imbarazzato Coliandro.

-Se è per questo anche Playboy. Ma andiamo avanti.-

-Eh forse- continua la Negro -quella che stiamo scrivendo e quella che state leggendo è la sua confessione. Forse l'assassino è l'ultimo autore di questo crudele gioco e tutto questo rincorrersi di cadaveri e misteri è solo una confessione pubblica.-

-In poche parole sarebbe un omicidio fra scrittori. Con una confessione da scrittore.- mormora Gargiulo.

-Io continuo a non capirci una minchia!-

-Tranquillo Coliandro è giusto così.- Lo rincuora il Commissario De Luca dandogli una pacca sulla spalla e passandogli la sua copia di Quattroruote.

-E come lo incastriamo questo scrittore-rivale-assassino?- continua De Luca.

L'ispettore Negro si porta una mano al mento pensierosa.

-E se non fosse vero?- Gargiulo sembra essersi risvegliato dal suo torpore.

-Cosa non deve essere vero?- chiede la Negro.

-E se Lucarelli non fosse morto. Se avesse inscenato tutto... quell'uomo è diabolico... io non mi sono mai fidato, sempre vestito di nero, sempre calmo. In fondo noi abbiamo visto solo un corpo e per pochi minuti, e tutti quelli che si sono occupati del cadavere sono morti... testimoni in meno. Quindi siamo veramente sicuri che Lucarelli è morto?-

-Bestiale!- Coliando è impressionato dal suo discepolo.

-Per piacere Gargiulo non spariamo cazzate, per quello c'è già Coliandro.- Il Commissario De Luca sbatte convinto il pugno sul tavolo. -Lucarelli è morto! Punto e basta!-

 

La replica di Montalbano è interrotta dall'ennesima pubblicità di materassi, il Maresciallo Ricchiuti si alza lento dalla poltrona e si avvicina alla porta. Guarda in silenzio il pugnale mentre manda giù un altro sorso di Sanbuca. Lo strappa via dalla porta e l'asciugamano fiorito cade in terra. Si avvicina alla sua scrivania, poggia il pugnale e apre il secondo cassetto della scrivania e lì affianco alla sua pistola di servizio c'è un lungo coltello.

Una lama affilata e lucente. Uno splendido pugnale dal manico in avorio.

Ricchiuti beve un altro sorso sentendosi sempre più rilassato.

Un lieve sorriso si dipinge sul suo volto.


 
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