Capitolo VIII di Vanes Ferlini PDF Stampa E-mail
Capitolo VIII di Vanes Ferlini


Grazia prende la cornetta; con un filo di voce:

- Pronto...

- Scusi signor ispettore, ha parcheggiato l'auto nel posto riservato al questore e lui si è inc... cioè, la prega cortesemente di spostarla.

- Vengo subito.

Riaggancia e affibbia un pugno alla spalla di Coliandro:

- Deficiente!

- Paura, eh? - sghignazza con gusto - Non sono un bravo attore? - e rivolto a De Luca e Gargiulo:

- Vi siete presi una bella strizza anche voi, eh? Vedeste che faccia avete - continua a ridere di gusto. - Ma non vi rendete conto di tutte le pippe mentali che vi fate? Ipotesi campate in aria, roba psicologica da manicomio criminale.

All'improvviso si fa serissimo, assume un'espressione che non è del Coliandro che tutti conoscono; batte il pugno sul tavolo:

- Aho! Noi siamo reali, i morti sono reali e pure l'assassino.

Gli altri lo guardano sgomenti, come avessero di fronte una persona diversa. Coliandro prosegue:

- La soluzione è semplice, tutte le cose sono semplici, anche se qualcuno le ha imbrogliate apposta per farci fare la figura dei fessi. Basta solo un'idea, un'intuizione.

- E quale sarebbe, questa intuizione? - domanda De Luca, serafico.

- Se lo sapessi... - riprende la sua espressione abituale - e poi, devo sempre pensare io a tutto?

Grazia esce dalla stanza imprecando a denti stretti; Gargiulo pensa: "Questa volta lo abbiamo perso sul serio", mentre De Luca raccoglie i fogli sparsi sul tavolo:

- Questi li tengo io, se non vi dispiace.

 

*                  *                   *

 

Pur con le mani bagnate, è sufficiente un tasto per selezionare l'ultimo numero chiamato: l'amico maresciallo.

- Dai rispondi, cazzo.

La maniglia della porta si abbassa.

- P-pronto - Ricchiuti parla con la bocca piena di spaghetti alla carbonara.

La porta comincia a socchiudersi.

- Sono in bagno qualcuno sta entrando aiuto! Chiama qualcuno aiuto!

Lo sconosciuto si avventa su di lei. Salta fuori dalla doccia, scivola, cade sul pavimento umido, si ritrova lo scopino del WC a portata di mano, lo abbranca decisa a difendersi allo strenuo ma l'uomo le è addosso, le pianta le ginocchia sullo stomaco, i guanti di lattice si avvolgono sul collo e stringono con presa esperta.

Nel frattempo Ricchiuti ha deglutito gli spaghetti ma non ha udito nulla perché durante la masticazione gli si chiudono i condotti uditivi per i postumi di una otite sofferta da bambino.

- Pronto, chi parla?

Dall'altra parte provengono solo rumori confusi. Sta per riagganciare quando una voce nota lo fa sobbalzare:

- Maresciallo, venga subito a casa della sua amichetta giornalista. È successo un incidente.

 

*                  *                   *

 

"Quelli credono che sono un incapace" pensa Coliandro camminando a testa bassa "ma gliela faccio vedere io".

Gli ronzano in testa le frasi lette nel manoscritto.

"La soluzione deve essere semplice" questo pensiero non gli dà pace e sente di esserci davvero vicino.

I PERSONAGGI NON SOPRAVVIVERANNO ALL'AUTORE.

Un indizio lasciato nell'ultima pagina da una mano sconosciuta, con una grafia diversa perché due sono gli autori.

"Se davvero è così, devono conoscersi proprio bene, tanto da entrare nei pensieri l'uno dell'altro, tanto da..."  Coliandro si ferma di botto, rimanendo immobile con lo sguardo fisso al marciapiede. Un'intuizione gli illumina la mente. Si gira di scatto e ritorna sui suoi passi.

 

*                  *                   *

 

La porta è aperta; mette dentro la testa:

- Permesso?

- Avanti maresciallo, non c'è pericolo.

Ancora la voce che gli gela il sangue. Percorre il breve corridoio e si affaccia in salotto: l'uomo è seduto sul sofà, indossa guanti di lattice e Ricchiuti ha un brutto presentimento.

- Capo, che ci fate qui?

- Le domande le faccio io. Prima però vai a dare un'occhiata in bagno.

Ricchiuti esegue. Ritorna con la faccia più tirata di prima e il tic fuori controllo.

- Cosa è successo? - azzarda sottovoce ma si pente subito, temendo la risposta.

Il Capo si alza in piedi:

- Ecco quello che devi fare appena sarò uscito: chiama il Comando, allerta la scientifica, prendi un paio di uomini e arresta Coliandro con l'imputazione di omicidio premeditato. La scientifica andrà a nozze: l'appartamento deve essere zeppo di impronte digitali e sul corpo della ragazza ci saranno di certo tracce organiche, sotto le unghie o nelle parti intime, certe cose è difficile lavarle via. E non fare quella faccia da cane bastonato, non è colpa mia se la tua amichetta se la faceva anche con Coliandro.

La rabbia del maresciallo monta dal profondo: il dolore della perdita si mischia al disgusto nei confronti di quel figlio di puttana; aveva già più di un sospetto ma non poteva immaginare che giungesse a tanto.

Ricchiuti solleva la mano all'altezza della fondina. Basterebbe un colpo, uno solo per toglierlo di mezzo.

- Se dici a qualcuno che ci siamo visti...

La minaccia rimane sospesa in aria, così come l'indice del Capo puntato al petto. è sufficiente per castrargli ogni velleità; la mano gli ricade inerme lungo il fianco.

Il Capo se ne va e lui rimane a macerarsi nella propria vigliaccheria.

 

*                  *                   *

 

Con la cartella di pelle sotto il braccio, il Capo entra negli uffici di una piccola casa editrice; anche se fuori dal giro delle majors, negli ultimi tempi ha messo a segno grossi colpi, offrendo al pubblico ciò che il pubblico brama più d'ogni altra cosa: rimanere stupefatto.

L'editore lo accoglie con calore:

- Che sorpresa, hai finito prima del previsto.

- Sì, questa è l'ultima parte - gli consegna la cartella.

- La leggerò subito, sono ansioso di sapere come va a finire - apre la cartella e prende a sfogliare le pagine.

- Finisce come previsto... e mi raccomando: tieni tutto in cassaforte finché non te lo dico io. Questa è l'unica copia, l'ho battuta su una vecchia macchina da scrivere elettrica. Niente computer, niente files rintracciabili.

- Hai pensato a tutto, eh? - l'editore sorride. - Ma quell'altra copia, quella che hai spedito a..."

- Era solo una versione civetta, parecchie cazzate messe assieme per confondere le acque.

L'editore scruta il Capo come lo vedesse per la prima volta:

- Ma lo sai che non riesco ancora a capacitarmi che sei proprio tu?

 

*                  *                   *

 

Rientrando in ufficio, il Capo trova una visita inaspettata. Coliandro lo attende con un sorrisetto ebete stampato in faccia:

- Ha un minuto per me, Capo?

Detesta parlargli ma si consola pensando che presto se lo toglierà dai piedi:

- Entra.

Coliandro si stravacca sulla poltrona e comincia a scrutarlo.

- Che hai da guardare?

- Sembra impossibile, eppure...

- Non ho tempo da perdere.

- Calma - si sistema meglio sulla poltrona e continua a fissarlo - comunque devo ammettere che sei una forza, mio caro... Lucarelli.

Il Capo ha un moto involontario di sorpresa così Coliandro trova conferma alle sue ipotesi.

- Quello squilibrato di De Luca ti ha contagiato?

- Dai, smettila di fare la commedia, almeno con me. Dimmi piuttosto perché hai montato tutto questo casino. Non si vendono più libri, eh?

L'ultima frase, condita con un altro sorrisetto ironico, fa venire al Capo una gran voglia di mostrargli come pensa e agisce un genio.

- Il cruccio dei grandi giallisti è che i personaggi da loro creati finiscono per diventare più famosi degli autori - il Capo sospira e appoggia i gomiti alla scrivania, sporgendosi in avanti. - Per esempio: anche un analfabeta conosce Sherlock Holmes ma non tutti sanno chi è Arthur Conan Doyle. Senza considerare che dopo aver fatto perire Sherlock Holmes è stato costretto a resuscitarlo perché i lettori si erano incazzati a morte. Amavano molto di più il personaggio piuttosto che l'autore e così, mentre l'autore è morto, il personaggio ha acquisito l'immortalità. Mi spiego?

- A me Sherlock Holmes sta antipatico.

- Avrei fatto la stessa fine di Conan Doyle, così ho deciso di scrivere un romanzo in cui tu, De Luca e la Negro finite orizzontali. Morti, sepolti e non resuscitabili.

- Che figlio di puttana, avrei voglia di spararti in mezzo alle gambe ma sono curioso di sentire il resto.

Il Capo sorride, sprezzante:

- Avevo previsto la vostra reazione: non avevo dubbi che uno di voi, o magari tutti assieme, avreste cercato di farmi fuori per impedirmi di concludere il lavoro. Così nel medesimo romanzo ho creato il personaggio del Capo, in cui ho riversato me stesso e tutta la memoria e le cognizioni che mi sarebbero servite nel nuovo ruolo. è stato un lavoraccio ma ne è valsa la pena: il giorno dopo il fattorino del supermercato mi ha consegnato quelle lasagne maledette.

Soddisfatto dell'espressione sgomenta, e anche un po' idiota, sul viso di Coliandro, il Capo-Lucarelli prosegue:

- In questo modo sono sopravvissuto alla mia morte e, in un certo senso, sono divenuto immortale: autore e al tempo stesso protagonista del mio più stupefacente romanzo. E di sicuro non l'ultimo.

Coliandro estrae di scatto la pistola da sotto l'ascella:

- Scommettiamo che se ti pianto una pallottola in testa non sei più tanto immortale?

- Ho scritto molte versioni alternative e posso rivivere in una dozzina di personaggi diversi.

Coliandro rinfodera l'arma; sta per aprire bocca ma il Capo lo anticipa:

- So cosa stai pensando e non ci provare: esiste solo una copia cartacea del romanzo e si trova in un luogo sicuro.

- E allora il manoscritto che è arrivato a De Luca?

- Gliel'ho spedito io. Contiene alcune pagine vere e molte cazzate per confondere le acque e farvi fare la figura degli idioti.

A Coliandro prudono le mani e non solo; cercando di rimanere calmo:

- Questo spiega anche la calligrafia diversa.

- Infatti. La frase in ultima pagina l'ho scritta di mio pugno e la mia grafia è diversa da quella che avevo come Lucarelli. Quando mi sono scritto nel personaggio del Capo ho cambiato tutte le mie caratteristiche fisiche.

- E la tetradotossina allora? Non sarà un'invenzione tua pure quella?

- No, per quella devo ringraziare uno di voi tre zucche vuote, l'unica cosa intelligente che avete combinato. Mi avete colto alla sprovvista.

Coliandro si gratta la nuca:

- Ma perché insabbiare le indagini? Se tu sei tu ma sei anche lui e lui è stato avvelenato ma nessuno sa che tu sei lui... - non riesce a concludere il ragionamento perché non ricorda dove voleva andare a parare.

Il Capo gli lancia uno sguardo di commiserazione:

- è stato il medico legale a dirmi della tetradotossina, subito dopo l'autopsia. Si era ammalato di protagonismo così ho dovuto eliminarlo e ho depistato le indagini perché non potevo permettere che uno di voi tre mammalucchi passasse alla storia per aver fatto fuori il più grande giallista italiano di tutti i tempi. Avreste oscurato la mia fama.

"Questo è tutto fuori" pensa Coliandro; poi a voce alta:

- Per lo stesso motivo hai steso Gelsomino, suppongo.

- Il cerchio si sta chiudendo. Tutto è filato come avevo previsto e voi tre state facendo la figura dei... - rimane un attimo in sospeso per cercare la parola giusta - ...perfetti coglioni - conclude scandendo bene le sillabe.

Coliandro balza in piedi come una molla:

- Ohè! Guarda che sono stato io a scoprire che tu eri lui e poi quando lo dico alla mia amica di Telecentro vedrai che casino succede.

- La tua amichetta non è in condizioni di parlare.

- Merda, hai fatto fuori pure lei? Non scriveva poi così male.

- Neppure tu avrai modo di parlare, ammesso che qualcuno sia disposto ad ascoltarti. Guarda fuori dalla finestra.

Coliandro scosta la tendina: di sotto, Ricchiuti e un altro paio di carabinieri sembrano in attesa di qualcuno; hanno parcheggiato la Panda di servizio sul marciapiede.

"La Panda no, minchia" pensa Coliandro "come si fa ad essere arrestati con una Panda?".

- Il movente passionale mi sembra ottimo per l'omicidio della tua amichetta - ghigna il Capo. - Hai scoperto che ti tradiva, con un maresciallo dei carabinieri per giunta, e così... -

Coliandro si stacca dalla finestra, con tre balzi raggiunge la porta, esce sul corridoio, sfonda la porta di fronte (che non era nemmeno chiusa a chiave), corre alla finestra, sale sul davanzale e spicca il balzo nel vuoto.

 
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