Epilogo di Gianluca Morozzi Stampa

Epilogo di Gianluca Morozzi

 

L'auto 28 si ferma di fronte alla casa tra i monti, teatro del nuovo, misterioso delitto. Sarti Antonio, sergente, scende dalla macchina tenendosi la pancia per i morsi della colite. Lo seguono Felice Cantoni, agente, e il sottoscritto, nullatenente, non considerato da nessuno.

Sarti Antonio getta un'occhiata fugace al bagno del corridoio, pronto a una rapida fuga d'emergenza. Poi guarda il morto. E aggrotta la fronte.

Lo aveva incontrato, una volta, quand'era più giovane. Era stato, quand'era?, sarà stato, mah, a metà degli anni settanta...

...ma sì, era il tipo dei gialli! Quello che era stato coinvolto nel caso della vecchia uccisa, la tenutaria del bordello di via dell'Unione... anche se poi lui non c'entrava mica niente, l'assassino era il geometra, e quello lì era solo un tipo un po' strano. Aveva fatto tutto quel discorso sul teatro, la politica e l'economia, Sarti Antonio ne aveva capito un terzo, sì e no. Non era mica normale, davvero, lui lì.

Loriano Macchiavelli è accasciato sulla scrivania, la testa appena reclinata all'indietro, gli occhi fissi su una piccola crepa del soffitto.

E Sarti Antonio si è già precipitato al cesso.

 

 
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