1° Classificato Anna Calamelli PDF Stampa E-mail

Il numero 5

Giorgio la vide la prima volta nella notte più fredda dell'anno, le ruote del bus che trituravano il ghiaccio che copriva le strade, nuova neve che iniziava a frustare il finestrino.

Alle cinque di mattina Giorgio smetteva di stampare i giornali, salutava i colleghi, camminava per cinquanta metri fino alla fermata, e aspettava sbadigliando l'autobus notturno. Venti minuti dopo scendeva, si trascinava sempre sbadigliando a casa sua, e si preparava a dormire tutto il giorno.

Ma quella notte, tre fermate dopo la partenza, la ragazza salì sull'autobus. In gonna corta, sandali aperti, canottiera, un foulard intorno al collo. Vestita come in un pomeriggio di maggio, nella notte più fredda dell'anno. Con i sandali aperti, incurante del ghiaccio che copriva le strade. Giorgio la guardò affascinato, mentre la ragazza andava a sedersi nel posto più lontano dall'autista. La guardò scendere dall'autobus, due fermate prima della sua. La guardò allontanarsi nella notte, incurante della neve che cadeva tra i suoi bellissimi capelli neri.

La ragazza tornò la notte dopo, e quella dopo ancora. Tornò tutte le sere della settimana, tranne il venerdì. Tutti i giorni di quel mese tranne il venerdì, Giorgio la guardava salire dopo tre fermate dopo la partenza e scendere due fermate prima dell'arrivo. Sempre vestita come in un pomeriggio di maggio, nelle rigide notti di un inverno freddissimo.

(Gianluca Morozzi)


Giorgio stava andando fuori di testa.

Voleva capire il mistero di quell'apparizione che lo intrigava in una maniera totale.

Non pensava che a lei, chiedendosi chi fosse, da dove venisse e dove fosse diretta; si immaginava di poterla riscaldare, prestandole la sua giacca, ma non era affatto certo che avesse freddo, in realtà.

Temeva che se l'avesse avvicinata sarebbe scomparsa.

Così se ne stava buono buono e s'accontentava di rimirarla, in silenzio e trattenendo il respiro, ammaliato e perduto. Si rendeva conto di trascinarsi in un'esistenza bastarda, senza amici né interessi al di fuori di quei dieci minuti in cui si sentiva vivo, i soli in tutta la giornata.

Una volta si mise dietro, nell'ultima fila, aspettandola, ma invano. Si maledì a lungo, temendo di averla perduta per sempre; aveva cominciato a pensare si trattasse di un fantasma ed era convinto che la sua audacia l'avesse scacciato.

Si ripromise di non azzardare più tanto, pregò iddio di farla tornare e fu accontentato; ella tornò il giorno seguente, ectoplasma adorato e desiderabile, puntuale per tutta una settimana intera. Quando lei mancò di nuovo l'appuntamento, Giorgio capì che di venerdì non l'avrebbe mai vista se non nei suoi sogni.

E la sognava, cristo, se la sognava! Sempre. Di notte, mentre lavorava, e di giorno, quando si coricava; spesso si masturbava furiosamente, figurandosela nel letto con lui, altre volte si limitava ad accarezzarsi con dolcezza, immaginandosi mani non sue.

Sandra, questo il nome con cui l'aveva battezzata, occupava i suoi pensieri da sveglio e visitava i suoi sogni durante il sonno.

C'era anche qualcos'altro che gli frullava in testa, stordendolo.

Un numero; maledetto perché lo faceva rimuginare, togliendogli pace; divino, perché tracciava un disegno voluto dal fato, una coincidenza troppo ricorrente per essere pura casualità.

Il numero cinque.

5 l'ora in cui smetteva di lavorare, 50 i metri da percorrere sino alla fermata dell'autobus, linea numero 5, un tempo di 5 fermate per amarla e possederla con gli occhi. Aveva sempre pensato che fosse vestita come un pomeriggio di maggio, il quinto mese dell'anno. Scompariva di venerdì, il quinto giorno dalla settimana.

5, 5, 5, 5, 5...

Il mattino seguente azzardò un altro avvicinamento. Ultima fila. Stavolta fu assai più fortunato, lei si sedette vicino, appena 5 sedili più in là.

Giorgio annusò l'aria, si saziò del suo profumo anche dopo che fu scesa, ora aveva un ricordo in più da gustare nel buio della sua stanza. Ma non gli bastava.

Quel profumo gli ricordava qualcosa.

Alla fine trovò la risposta frugando nella memoria: Marilyn Monroe, massima icona di femminilità per lui, dormiva nuda solo col suo Chanel n° 5, lo sapevano tutti.

Il giorno seguente, prima del lavoro, si recò nella profumeria alla quinta fermata da casa sua, nel viaggio di andata alla stamperia, ne acquistò 5 flaconi e, tornato a casa, passò tutto il venerdì ad inebriarsene, compiaciuto.

Il numero 5 ormai era un'ossessione. Cinque i sensi da soddisfare: vista e olfatto lo erano già. Doveva dedicarsi al resto.

Il mattino successivo mise in atto l'espediente che aveva escogitato e si apprestò a scendere alla quarta fermata da quando lei era salita su quel "tram chiamato desiderio", come amava dire lui, nella sua testa, e riderne pure, quando lasciò scivolare, apposta, il portafoglio dalla tasca posteriore dei jeans.

"Scusi, le è caduto qualcosa"

Semplicemente perfetta: aveva usato 5 parole, non una di più né una di meno.

Ancora il cinque.

La voce era esattamente quella che si era immaginato: fresca, seducente, unica, gentile, schietta; anche il terzo senso era stato soddisfatto.

Ora non aveva più dubbi: era la donna della sua vita.

Non poteva lasciare nulla al caso, dunque.

Ogni cosa sarebbe andata al suo posto, ogni tessera del puzzle si sarebbe incastrata proprio come doveva.

Era l'inizio della quinta settimana, la decisiva, come si ripeteva lui per farsi coraggio.

Si sarebbe conclusa nel migliore dei modi, ne era certo.

Era giunto il momento del quarto senso: il tatto.

Scese con lei, alla quinta fermata dopo che era salita.

Le sfiorò il braccio: dio mio, che pelle morbida! Una pelle da fata.

Si immaginò sfiorare quei piccoli seni che si intravedevano sotto la canottiera sottile, coi capezzoli che spingevano in fuori la stoffa, come due matite appena temperate dal freddo.

Respirò forte: profumo di lei e aria gelida, insieme.

Coi polmoni dilatati, ebbe come un capogiro. Nervi tesi, orecchie e occhi aperti allo spasimo, si sentiva come una belva in caccia.

La seguì e pianificò tutto.

Qualche giorno dopo, il 5 febbraio 2005, alle ore 5 e 50, Giorgio era nel cucinotto del suo bilocale in affitto, al n. 5 di via delle Oche. Stava al buio e non era solo.

Era giunto al quinto senso nella sua scoperta di Sandra.

Aveva imparato che se per innamorarsi sono sufficienti 5 secondi e per uccidere 50, per un buono stufato 50 minuti possono bastare.

 

(Autore Anna Calamelli)

 
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