2° Classificato Alessandro Marchi PDF Stampa E-mail

Villa Olimpia

Giorgio la vide la prima volta nella notte più fredda dell'anno, le ruote del bus che trituravano il ghiaccio che copriva le strade, nuova neve che iniziava a frustare il finestrino.

Alle cinque di mattina Giorgio smetteva di stampare i giornali, salutava i colleghi, camminava per cinquanta metri fino alla fermata, e aspettava sbadigliando l'autobus notturno. Venti minuti dopo scendeva, si trascinava sempre sbadigliando a casa sua, e si preparava a dormire tutto il giorno.

Ma quella notte, tre fermate dopo la partenza, la ragazza salì sull'autobus. In gonna corta, sandali aperti, canottiera, un foulard intorno al collo. Vestita come in un pomeriggio di maggio, nella notte più fredda dell'anno. Con i sandali aperti, incurante del ghiaccio che copriva le strade. Giorgio la guardò affascinato, mentre la ragazza andava a sedersi nel posto più lontano dall'autista. La guardò scendere dall'autobus, due fermate prima della sua. La guardò allontanarsi nella notte, incurante della neve che cadeva tra i suoi bellissimi capelli neri.

La ragazza tornò la notte dopo, e quella dopo ancora. Tornò tutte le sere della settimana, tranne il venerdì. Tutti i giorni di quel mese tranne il venerdì, Giorgio la guardava salire dopo tre fermate dopo la partenza e scendere due fermate prima dell'arrivo. Sempre vestita come in un pomeriggio di maggio, nelle rigide notti di un inverno freddissimo.

(Gianluca Morozzi)

 

Giada lo vide la prima volta nell'alba più calda dell'anno, le ruote del bus che alzavano nuvole bianche di polvere che copriva le strade, e il sole che iniziava a scaldare il finestrino.

Alle cinque del mattino Giada si alzava per uscire di casa, ma per la prima volta dopo molti anni non sarebbe andata al bar Europa a servire caffè e aperitivi per tutto il giorno.

Quel mattino, salendo, lo notò subito, seduto in punta di seggiolino. Lui la stava guardando fisso. Giada si sedette nel posto più lontano dall'autista, lanciando occhiate sospettose a quell'uomo, vestito con pantaloni di fustagno, piumino, sciarpa e scarponi imbottiti - nemmeno fosse un'alba gelida di gennaio. Si sentiva osservata, a disagio. Era la prima volta, per lei, su quel bus.

Giorgio non riusciva a stare fermo. Cambiava posto ogni due minuti, lanciando un gridolino e alzandosi di scatto, come se il seggiolino fosse diventato incandescente. Faceva sempre così. Comunque due minuti gli erano sufficienti, per raccontare a chiunque quella strana storia del suo mestiere di stampatore. Un altro avrebbe detto di essere astronauta, o pilota di formula uno. Ma lui no, lui s'inventava di stampare giornali. Gli era sempre piaciuto l'odore della carta inchiostrata, e tutto il resto.

La prima volta che Giada era scesa, erano rimasti tutti lì, interdetti, senza sapere cosa fare. Un vecchio s'era messo ad ululare - come una sirena, lamentoso. Una signora ben vestita aveva cominciato a strattonare Rigo, l'autista, implorandolo di ripartire: sembrava terrorizzata di arrivare in ritardo. Quella mattina Giada s'era fermata dietro l'angolo, con la neve nei capelli. Giorgio s'era alzato di scatto, con un urletto smorzato, ed era sceso d'impulso dalla porta anteriore per raggiungerla, camminando di sbieco. Rigo era in piedi, sull'ultimo gradino d'entrata, cercando di scorgere qualcosa nella notte. Poi li vide tornare: lui procedeva davanti, con la sua andatura trasversale, senza mai voltarsi indietro. Lei camminava stretta nelle spalle, esitando. Quando risalirono vennero accolti da un tripudio di applausi. Col passare delle settimane, per i passeggeri dell'autobus diretto a Villa Olimpia, quella diventò una scena rituale, velata dall'interrogativo di ciò che i due facessero nel buio della notte. Era sempre Giorgio che andava a riprendere Giada, quando scendeva. Con pazienza, affondando le scarpe nella neve o nelle pozzanghere, la raggiungeva nell'oscurità. Gli altri passeggeri si schiacciavano contro i vetri, appannandoli col respiro, divertiti da quella scena ripetuta e romantica.

Una mattina più limpida delle altre, Giada e Giorgio s'erano ritrovati seduti accanto in prima fila.

<<Ragazzi, oggi è il primo giorno di primavera. Non siete contenti?>> - chiese loro l'autista. Né Giada né Giorgio risposero, ma Rigo non se la prese: aggiustò lo specchietto retrovisore, si toccò la visiera del berretto, allargò un bel sorriso e ripartì. Giorgio non si agitava, e non cambiava di posto. Alla solita fermata, l'autista aprì le porte, aspettando che Giada scendesse. Ma lei non lo fece. Giorgio le carezzò dolcemente la mano, che teneva sulle gambe. Entrambi sorrisero timidamente, con lo sguardo rivolto in avanti - un po' imbarazzati.

<<Gli mancherà anche un venerdì, ma non son poi così matti, 'sti matti di Villa Olimpia>> - disse fra sé e sé Rigo, chiudendo le porte per ripartire.

 

(Autore Alessandro Marchi)

 

 
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