2° Classificato Erik Dall'Osso PDF Stampa E-mail

Il metodo Stanislawsky

 

L'ho fatto per piacere alle ragazze.

Per questo, e per nient'altro.

Volevo solo piacere alle ragazze. Tutto il resto è stata una conseguenza.

Detto ciò, Theo, risponderò alle tue domande. Col bavaglio non sei riuscito a formularle bene, ma io le ho lette chiaramente nei tuoi occhi. Le risposte sono: no, sì, no, sì.

No, la mia pistola non è finta.

Sì, la userò per ucciderti.

No, non sono pazzo.

Sì, prima di ucciderti ti racconterò la mia storia.

Stai comodo? Le corde sono troppo strette?

No?

Bene.

Ascolta.

Questa storia comincia con una ragazza. Le storie cominciano sempre con una ragazza.

Te l'ho detto prima perché ho fatto tutto questo.

Mica scherzavo.

(Gianluca Morozzi)


Ti ricordi di Roma alla fine degli anni ottanta? Ci sei tornato di recente? Non la riconosceresti. Intendiamoci, il Colosseo è sempre là, il Quirinale, il Pantheon e tutte quelle cose da turisti sono sempre allo stesso posto ma è tutto il contorno ad essere mutato: le auto, le pettinature, i sensi unici. Anche l'atmosfera non è più la stessa, forse è anche più bella di prima, non voglio fare il sentimentale, ma è un' altra cosa. Davvero, non ti ci raccapezzeresti.
Comunque, questa ragazza era bellissima, una toscana di Carrara che era arrivata per laurearsi in lettere ed era rimasta a vendere birra ai turisti in via della Conciliazione. Una birra buonissima, come tutto quello che toccava lei.
Credi che sia troppo sentimentale? Può darsi, è che invecchiando succede, si diventa di lacrima facile e tutto quello che riguarda il passato si tinge di rosa. Così di lei ricordo tantissimi dettagli: la consistenza della pelle, i capelli, quei piccoli seni di marmo, sensibilissimi. Che cosa fantastica, non ho più trovato nulla di simile. La cosa che più di tutto mi è rimasta però, ti sembrerà banale, è il suo sorriso. Di più, il sorriso che mi dedicò una mattina di marzo uscendo di casa. Era davvero bellissima, con quella smorfietta appena accennata e il sole che la illuminava di profilo.
Ecco, lo vedi, mi stanno venendo gli occhi umidi. Sono proprio un vecchio rincoglionito.

Terribile, che cazzo di afa. Romeo era a torso nudo, il ventilatore sul soffitto girava al massimo ma era lo stesso in un bagno di sudore. Le natiche gli si erano fuse con la sedia di plastica e lasciava ditate unticce sui tasti del portatile.
Si guardò attorno con la coda dell'occhio, il retro della sua tabaccheria era buio e deserto. La luce azzurra dello schermo illuminava debolmente gli scaffali pieni di scatole e merce imballata. Di là il negozio era un pozzo di oscurità. La porta di servizio era socchiusa, di fuori veniva il canto delle cicale. Tutta Imola dormiva, ovviamente non c'era nulla da temere ma il suo problema come scrittore era sempre stata la troppa immaginazione, finiva per immedesimarsi coi personaggi. In compenso questo aiutava la storia.
Tranquillizzatosi, tornò alla tastiera.

Ti dicevo che vendeva birra, ma questo era solo un lavoro per mantenersi e pagare le bollette. Lei era soprattutto un'artista: dipingeva a olio, vedute di Roma con colori psichedelici. La Colonna Traiana verde e magenta, i fori imperiali rosa e gialli. L'effetto era molto particolare, colpiva più di quanto immagini.
A proposito, si chiamava Clara. Ti dice niente? No, la cosa non mi sorprende, ma non si sa mai.

Non lo convince, gli sembra un po' freddo. Scorre le righe del testo e si stringe nelle spalle: se la cosa piace, non sarà certo per qualche cliché che gli stroncheranno il romanzo.
Adesso sarebbe utile sapere cosa pensa quello legato. Romeo prova a immedesimarsi, si immagina legato alla sedia nel retro della sua bottega, quel pazzo che lo minaccia con la pistola e delira su una vecchia fiamma. E' un uomo come gli altri, uno di quelli che entra ogni giorno in negozio:
Buongiorno.
Delle Diana morbide.
Ecco, quattro e cinquanta.
Grazie.
A lei. Buona domenica.
Cose così, un tizio sulla cinquantina come i tanti che tutte le mattine entrano a comprare le sigarette o a giocare dei numeri. Buongiorno, buonasera e via, magari per anni di fila. Nemmeno sa come si chiami. Adesso però deve concentrarsi, ricordarsi di questa Clara. Fruga la memoria alla ricerca di un indizio qualsiasi.

Vedo che ti stai sforzando. Continua pure, abbiamo tempo, e poi sono qui per aiutarti. Forse ricorderai la sua auto, una Citroen azzurra che stava assieme per miracolo. La parcheggiava sul bordo del marciapiede dove lavorava, si era fatta in casa un permesso del Vaticano da attaccare al parabrezza e nessuno aveva mai pensato di multarla. Stava appunto andando verso l'auto, quella mattina. Non sapeva che il destino era in agguato. Vero, Theo?

Sempre peggio, e tra l'altro si è appena accorto che la ragazza esiste davvero: era una sua vicina di quando abitava a Roma, la vedeva uscire tutte le mattine con la sua Duecavalli. Non ricorda come si chiamasse ma dalla descrizione si capisce benissimo che è lei. Tanto peggio, dovrà tornarci su dopo.

Lo vedi questo coltello? Lo appoggio qui, guardalo pure con calma, so che è un oggetto molto comune, un normale coltello da cucina, ma chissà. Non lo riconosci? Non sono sicuro che tu mi stia dicendo la verità, ma voglio concederti il beneficio del dubbio ancora per un po'.

Che palle, e poi cosa c'entrava quella cosa sul piacere alle ragazze? Se n'era completamente scordato, forse avrebbe dovuto toglierlo.
Ah, no:

Credi che una ragazza del genere sia facile da conquistare? Mi sono dannato l'anima per emergere dalla massa di mediocri che le stavano attorno, per farla innamorare di me.
Ti ho già detto che era splendida? Sì, certo che sì, ma poi ormai ce l'avrai presente di nuovo anche tu, almeno un po'.
Comunque non ero un tipo coraggioso, altruista, forte, affidabile, appassionato. Non ero, in sostanza, il tipo che cercava Clara, per questo lo ero diventato, per lei.
Niente di strano, tutti cambiano un po' per la donna che amano: si comincia con una semplice maschera, fingendosi un po' più di quello che si è, un po' migliori. Ci si crea un personaggio e si cerca di non mostrare troppe crepe, di tenere la copertura.
Alla fine si cambia davvero, col tempo. Io per Clara ero diventato un uomo forte, tenero, affidabile e protettivo. Solo che, da quella strada, non sempre si può tornare indietro.

Ecco, questo era già meglio. C'è pathos, un pizzico di tragedia. Lui si è trasformato in un uomo capace di sentimenti e dolore e poi lei è morta, lasciandolo a pezzi.
E' già morta? Ancora no, giusto:

Ma poi Clara è morta. L'hanno ammazzata senza un motivo, vent'anni fa, in via della ginestra. Ma perché te lo sto raccontando? Tu lo sai benissimo e rischio di diventare didascalico.
Prima della storia con Clara non avrei agito così, l'avrei pianta e dimenticata. Mi sarei rifatto una vita.
Non così l'uomo che sono diventato: uno di quelli che, per amore, non si rassegna a un delitto insoluto, trova tracce anche dove non ce ne sono e ti braccano per anni. Ti scovano in una provincia lontana, studiano la tua vita con calma, magari per anni, in attesa del loro momento.
Tu mi hai tolto tutto, io toglierò tutto a te.

Così, il pazzo gli gira attorno con la pistola in mano e gli occhi allucinati. Lui prova a seguirlo con gli occhi ma è legato come un salame e lo perde di vista.
Adesso è dietro di lui, sa che farà fuoco. Torrenti di sudore ghiacciato gli corrono per la schiena mentre i pantaloni si fanno caldi.

Il dolore dura un istante.
E' totale.
Un macello, ma non sarò io a doverlo pulire. Il porco assassino è accasciato come un sacco vuoto, il grasso deborda oltre i braccioli.
Devo scappare subito, ho solo un attimo per gettare uno sguardo allo schermo del pc ma è tutto sporco di melma rossastra, distinguo solo qualche parola. Dialoghi, paragrafi.
Era anche uno scrittore.
Lo stronzo.

(Erik Dall'Osso)

 
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