2° Classificato Stefano Samorì PDF Stampa E-mail
Turno di Notte

 

Fu la musica a svegliarlo.

Aprì gli occhi e si guardò intorno sconcertato.

Era sdraiato sul pavimento di un'osteria dalle volte altissime, di pietra, con bottiglie, bottiglie e ancora bottiglie, un clima fresco da cantina, le luci basse. Solo, non ricordava di esserci mai entrato. Anzi. Non ricordava proprio nulla. Il suo passato recente. Il suo passato remoto. Neppure il suo nome.

Niente finestre, in quell'osteria. Solo una scala che portava di sopra.

Si rizzò in piedi. E si sentì raggelare.

C'era un uomo riverso per terra, faccia in giù al centro del locale, in un lago di sangue. Al suo fianco, una bottiglia rotta.

Dietro il bancone una ragazza. Aveva un costume da Wonder Woman, era legata a una sedia e imbavagliata, gli occhi chiusi. Forse dormiva, forse era svenuta, forse era morta.

Dalla radio usciva una canzone di Vasco Rossi. Diceva... Io sono ancora qua, eh già!

In quel momento sentì i passi sulle scale.

(Gianluca Morozzi)

 

Non poteva farsi trovare in quella situazione. Doveva prendere tempo e capire cos'era successo.

Alzandosi si era appoggiato a terra e il sangue ancora vischioso, in lenta coagulazione, gli era rimasto incollato alla mano. Gli bastò un'occhiata per agire.

L'oste arrivò in cantina pochi attimi dopo.

"Tutto bene qua sotto ?" Chiese con bassa voce ammiccante.

Causa le luci basse, non si accorse di nulla fino a quando inciampò in una delle bottiglie a terra. Abbassò lo sguardo bofonchiando improperi. Le offese si fermarono appena vide i due uomini stesi, uno ventre in basso e l'altro girato verso l'alto con sangue su tutta la faccia. Arretrò di alcuni passi indietro fino a calpestare un'altra bottiglia per inciampare e cadere all'indietro sbattendo pesantemente il grosso corpo.

"Tutto bene la sotto?" si sentì una giovane voce femminile urlare dalla sommità delle scale.

"Chiama i Carabinieri" urlò da terra l'uomo.

"Come hai detto? I Carab..." non la fece finire. Si rialzò e, per quanto gli consentivano la stazza e il dolore che gli aveva procurato la caduta, corse alla base della scala e urlò: "Sei sorda? Chiama i Carabinieri ci sono due morti" e cominciò la risalita.

Appena rimase solo Gianni si rialzò velocemente. Non aveva molto tempo per capire o scappare o fingersi morto o...? Si vedeva già sui telegiornali del giorno dopo mentre lo trasferivano da un carcere all'altro... .

Cominciò a frugarsi nelle tasche estraendone il portafoglio. "Mi chiamo Gianni Rondelli" pensò leggendo la carta d'identità "e faccio ...l'uomo d'affari...". La patente riportava gli stessi dati. Null'altro per capire perché si trovasse lì.

Esplorò le tasche dell'uomo steso a terra. Si chiamava Renato Bianchi, impiegato. Non lo esplorò ulteriormente, schifato com'era da tutto il sangue che aveva attorno.

Gli rimaneva la donna Wonder Woman. Quando iniziò a frugarla mugolò qualcosa, non era morta. Appena gli tolse il bavaglio la ragazza prese un gran respiro.

"Toglimi la benda..." disse con un filo di voce.

"Non mi far del male, dirò che non è stato intenzionale" proseguì la ragazza.

"Perché dovrei farti del male, cosa significa, non ricordo nulla, non so neanche come ti chiami".

"L'uomo a terra... eravate ubriachi e vi siete messi a lottare con le bottiglie rotte. Hai vinto tu, gli hai aperto la pancia".

"E tu..." proseguì Gianni.

"Io intanto ero qua vestita con il vestito richiesto. Mi avevate legata e imbavagliata perché non vi disturbassi nei vostri giochi".

"E io..."disse Gianni.

"Non so perché, ma sei caduto a terra. Poi non succedeva nulla e mi sono addormentata".

Intanto stava tornando giù l'oste. Aveva udito tutto mentre scendeva. Brandiva un lungo coltello da cucina.

"Stai fermo e nessuno..., nessun altro, si farà del male. Il Maresciallo sta arrivando".

Gianni si sentì perduto. Decise di giocarsi il tutto per tutto. Prese in mano una delle bottiglie rotte e corse incontro all'oste.

"Non sono...". Disse l'uomo prima di essere colpito al braccio destro. Il colpo fece cadere il coltello. Gianni lo colpì ancora e ancora. Smise solo quando vide che non respirava più.

La ragazza urlava di smettere, ma Gianni non ascoltava. Era ormai preda di una smania.

In quel mentre si rialzò anche l'uomo che era apparso morto. Gianni non fece caso che doveva essere già morto e lo colpì ripetutamente con il coltello dell'oste.

Poi si girò verso la ragazza ancora legata. Doveva uccidere anche lei, forse sarebbe riuscito a scappare via prima dell'arrivo dei Carabinieri, ma non doveva lasciare testimoni.

Prima di colpirla lei gli gridò "Basta, fermati, era uno ..." non arrivò a finire. Gli aveva squarciato il collo e il sangue che spruzzava lo stava inondando.

Respirava con affanno e cercò di calmarsi, di ragionare. Per aver una minima possibilità di scappare doveva ripulirsi da tutto quel sangue che lo ricopriva.

Le bottiglie. Pensò, poteva lavarsi con il contenuto delle bottiglie. Nella smania di pulirsi non fece caso che le prime che trovò erano di una partita di grappa. Iniziò il lavaggio e il risultato stava dandogli ragione. Il sangue scivolava via dai vestiti e dalla pelle.

Intanto, al piano di sopra, un gruppo di uomini e donne stava parlottando piano.

"Dici che gli piacerà la sorpresa?"

"Con quello che ci è costata Wonder Woman spero proprio di sì".

"E la sostanza per fargli perdere temporaneamente la memoria, importata di contrabbando solo per noi ?"

"La recita di Renato che si doveva fingere morto con tutto quel sangue di maiale addosso sarà da Oscar".

"E io che ho chiesto se andava bene all'oste? Non sono stata brava?"

"Ma certo, per non essere un'attrice..."

"A Gianni sono sempre piaciuti i noir, quando capirà cosa abbiamo studiato per il suo compleanno non la smetterà di ringraziarci".

Gianni intanto non aveva considerato l'estrema infiammabilità della grappa.

Passando vicino ad una candela posta artisticamente sulla scala, innescò la scintilla fatale. In pochi attimi, e dopo qualche urlo, si accasciò privo di vita.

"Avete sentito?"

"Festeggiano?"

"Andiamo giù, ha scoperto tutto".

"Speriamo di no, ci saremmo persi la faccia che avrà fatto".

"Ve lo dicevo che non dovevamo fidarci di mandare giù il falso oste...".

"...si vedeva da lontano che non era bravo come attore".

(Stefano Samorì)

 
Valid XHTML & CSS | Template Design the science | Copyright © 2009 by officinewort